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“Spiaggia libera” a Pizzo in cambio di assunzioni, chiesto il processo per Gianluca Callipo

di Mimmo Famularo – Il gup del Tribunale di Vibo Marina Russo ha fissato per il 15 dicembre l’udienza preliminare che dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio dell’ex sindaco di Pizzo Gianluca Callipo, dell’imprenditore di Vibo Vincenzo Alberto Renda e dei dirigenti comunali Nicola Domenico Donato e Nicola Salvatore Vasta, imputati nell’ambito dell’inchiesta “Spiaggia libera” coordinata dalla Procura di Vibo e condotta sul campo dagli investigatori del Nucleo di polizia economica-finanziaria della Guardia di Finanza.

Operazione “Spiaggia libera”

Un’indagine, nata nel febbraio del 2019 dopo la denuncia di un piccolo imprenditore di Pizzo, Eugenio Russo, che ruota in gran parte intorno allo sfruttamento di una concessione demaniale in un’area di spiaggia situata in località Savelli nella zona marina del comune napitino. Gianluca Callipo risulta indagato per i reati di tentata concussione e abuso d’ufficio, quest’ultimo in concorso, in relazione a distinte e separate condotte, con gli architetti Nicola Domenico Donato e Nicola Salvatore Vasta di Curinga, rispettivamente, all’epoca dei fatti, dirigente tecnico e responsabile del Servizio Urbanistica del Comune di Pizzo. Per il noto imprenditore vibonese, Vincenzo Renda, titolare di un lussuoso resort in fase di costruzione nella stessa zona,  gli inquirenti ipotizzano invece il reato di corruzione per il compimento di atti contrari ai doveri di ufficio.

L’imprenditore “vessato” da Callipo

Tutto nasce da una licenza demaniale rilasciata all’imprenditore napitino Eugenio Russo nel giugno del 2010 che impedisce l’accesso al mare ai futuri clienti della struttura turistica “Galia Luxury Hotel” di proprietà della ditta “Genco Carmela e figli srl” di cui è legale rappresentante Vincenzo Renda. Un problema che va risolto e per il quale Callipo, “abusando della sua qualifica e dei suoi poteri” inizia a “vessare” – secondo l’ipotesi accusatoria – il piccolo imprenditore di Pizzo al fine di impedirgli lo sfruttamento della concessione demaniale. La “vittima”, però, decide di rivolgersi alla Finanza denunciando fatti e circostanze che mettono nei guai il sindaco. L’uomo parla di “soprusi continui”, “pressioni psicologiche”, “azioni indebite” da parte del primo cittadino, tra le quali l’invio dei vigili urbani per bloccare senza ordinanza alcuni lavori. Le fiamme gialle, coordinate dal sostituto procuratore Concettina Iannazzo, indagano e vanno a caccia di riscontri. Intercettano Gianluca Callipo, monitorato per mesi, in tutti i suoi incontri pubblici e privati. Seguito nei panni di sindaco di Pizzo ma anche di presidente di Anci Giovani. Le Fiamme gialle ascoltano e annotano tutto. Il quadro delle accuse si allarga.

Il “prezzo” della corruzione

Gli inquirenti parlano di “plurime utilità” ricevute dal sindaco in cambio del favore. Di cosa si tratta? Secondo l’accusa Renda, in qualità di titolare della struttura ricettiva “Galia Luxury Hotel”, avrebbe corrotto Callipo acquistando merce per oltre 600 mila euro alla “Callipo srl”, la ditta dove Gianluca è socio insieme ai fratelli. Lo stesso imprenditore avrebbe poi assunto un parente del sindaco nella struttura ricettiva e promesso l’assunzione di altri soggetti segnalati dallo stesso primo cittadino. “Utilità – si legge nelle carte dell’inchieste – che il Callipo riceveva per far compiere atti contrari ai doveri del proprio ufficio e, in particolare, quale vertice dell’amministrazione comunale che impartiva le direttive anche sulla politica di gestione del territorio”. Avrebbe quindi condizionato l’operato dei dirigenti del Comune di Pizzo “istigati” a compiere condotte illecite nella gestione delle pratiche. E così che nell’inchiesta della Procura di Vibo finiscono infatti anche i due architetti Nicola Domenico Donato e Nicola Salvatore Vasta. Accuse rispedite al mittente dagli avvocati dei quattro imputati: Vincenzo Trungadi per Callipo, Diego Brancia per Vincenzo Renda, Nicola D’Agostino per Nicola Donato e Antonio Muscimarro per Nicola Salvatore Vasta.  Nel frattempo, però, nuove nubi che si addensano sulla  gestione amministrativa dell’ex sindaco Gianluca Callipo. Stavolta le accuse non arrivano dalla Dda di Catanzaro ma dalla Procura di Vibo nel frattempo passata sotto la direzione di Camillo Falvo, ironia della sorte il magistrato che aveva iniziato la maxi inchiesta “Rinascita” e che ha supervisionato la fase finale dell’indagine “Spiaggia Libera”, coordinata dal sostituto procuratore Concettina Iannazzo. Un destino, quello di Callipo, accomunato a Vincenzo Alberto Maria Renda, l’imprenditore di Vibo anche lui arrestato nel maxi blitz di Gratteri contro la ‘ndrangheta nel Vibonese.

© Riproduzione riservata.

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