Stangata a tavola da oltre 500 euro a famiglia, stralciata norma per azzerare Iva su beni primari

Questi aumenti mettono in difficoltà soprattutto le persone con i redditi più bassi le quali destinano la maggior parte del proprio reddito alla semplice sussistenza
debiti pubblica amministrazione

Se il balzo dell’inflazione costerà alle famiglie italiane 564 euro in più solo per la tavola nel 2022, come certificato da Coldiretti, si va aggravando una situazione già di per sé allarmante. In un contesto in cui le famiglie italiane già risparmiano sul cibo, questi aumenti pesano su tutti i consumatori, ma mettono in difficoltà soprattutto le persone con i redditi più bassi, che destinano la maggior parte del proprio reddito alla semplice sussistenza.

Proprio alla luce del fatto che l’inflazione continua a rappresentare la principale emergenza del Paese, con i prezzi che anche a luglio hanno fatto registrare rincari record, a gran voce avevamo chiesto al Governo di inserire nel decreto l’abbattimento dell’Iva per i beni primari, in modo da determinare una riduzione immediata dei prezzi al dettaglio e tutelare le tasche delle famiglie in questo momento di emergenza: proposta, inaspettatamente, stralciata rispetto alle prime bozze e a quanto riportato dalla stampa solo pochi giorni fa.

Proprio alla luce del fatto che l’inflazione continua a rappresentare la principale emergenza del Paese, con i prezzi che anche a luglio hanno fatto registrare rincari record, a gran voce avevamo chiesto al Governo di inserire nel decreto l’abbattimento dell’Iva per i beni primari, in modo da determinare una riduzione immediata dei prezzi al dettaglio e tutelare le tasche delle famiglie in questo momento di emergenza: proposta, inaspettatamente, stralciata rispetto alle prime bozze e a quanto riportato dalla stampa solo pochi giorni fa.

Azzeramento Iva

Eppure, l’azzeramento dell’Iva per beni primari come pane, pasta, olio e patate, e la riduzione dell’aliquota dal 10 al 5% su carne e pesce potrebbe rappresentare un aiuto concreto per le famiglie italiane colpite dai rincari, producendo un risparmio medio pari a circa 198 euro a famiglia: praticamente la stessa entità del bonus da 200 euro. Azzerare l’Iva (oggi al 4%) sul pane fresco costerebbe allo Stato 253 milioni di euro, 76 milioni di euro per la pasta. Dimezzare l’aliquota dal 10 al 5% su carne e pesce, invece, avrebbe un costo per le casse statati per complessivi 1,1 miliardi di euro – spiega il Codacons.

Considerati gli aumenti dei generi alimentari, e l’incidenza della spesa alimentare sui diversi nuclei familiari, l’abbattimento dell’Iva dui diversi generi alimentari di prima necessità produrrebbe un risparmio medio annuo che varia dai 180 euro per una coppia senza figli agli oltre 300 euro per un nucleo di 5 persone. In sostanza i benefici determinati da un taglio dell’Iva sui generi alimentari sarebbero pari al valore del bonus da 200 euro approvato dal Governo, e addirittura supererebbero l’importo del bonus per i nuclei più numerosi.

“Bonus a pioggia”

Proprio per questo un taglio dell’Iva sugli alimentari sarebbe stato di gran lunga preferibile a bonus a pioggia che, come abbiamo visto in passato, non migliorano le condizioni delle famiglie e non si riflettono sui consumi. A questo punto, persa l’occasione di approvare la misura, non resta che aspettare il prossimo Governo. Chi ne farà parte – conclude il comunicato del Codacons, dovrà intervenire con urgenza, tagliando subito l’Iva sui beni di prima necessità come gli alimentari, in modo da consentire una riduzione immediata dei listini al dettaglio e permettere alle famiglie di mettere il cibo in tavola senza subire un salasso.

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