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Stangata al clan dei Piscopisani, chiesti due secoli di carcere (NOMI)

di Gabriella Passariello- Pene dai 20 anni ai 3 anni di reclusione sono stati chiesti dalla Dda di Catanzaro per 21 imputati giudicati con rito abbreviato coinvolti nell’inchiesta della distrettuale, guidata dal procuratore capo Nicola Gratteri “ Rimpiazzo”, che ha portato il 9 aprile del 2019 a 31 arresti, contro il clan dei Piscopisani. In particolare il pm Andrea Mancuso ha invocato per  Cosmo Mancuso, 8 anni e 6 mesi di reclusione e 6mila euro di multa; Caterina Cutrullà 10 anni e 8 mesi; Francesco Alessandro D’Ascoli, 10 anni, 6 mesi e 6mila euro di multa; Nazzareno Felice, 8 anni e 6 mesi di reclusione; Nicola Finelli 12 anni di reclusione; Michele Fiorillo (34 anni), 3 anni di reclusione; Michele Fiorillo (35 anni), 12 anni e 8mila euro di multa; Nazzareno Fiorillo, 13 anni e 8 mesi; Pasquale Fiorillo, 8 anni di reclusione; Rosario Fiorillo, 20 anni di reclusione e 14mila euro di multa; Sasha Rosario Andrea Fortuna, 18 anni, 6 mesi di reclusione e 12mila di multa; Giovanni Giardina, 7 anni di reclusione e 50mila euro di multa; Francesco La Bella, 12 anni; Luigi Maccarone, 3 anni, 6 mesi e 5mila euro di multa; Giuseppe Merlo, 9 anni di reclusione; Saverio Merlo, 8 anni di reclusione; Raffaele Moscato, 12 anni di reclusione; Gaetano Rubino, 8 anni e 75mila euro di multa; Michele Suppa, 3 anni di reclusione; Salvatore Vita, 10 anni, 6 mesi e 6mila euro di multa; Marco Fiorillo, 3 anni di reclusione. Stralciata la posizione di Giovanni Battaglia, che verrà discussa in un secondo momento per problemi di salute dell’imputato. Il gup Paola Ciriaco ha aggiornato l’udienza al prossimo 11 dicembre, giorno in cui inizieranno le discussioni dei legali difensori, Sergio Rotundo, Francesco Muzzopappa, Michelangelo Miceli, Tommaso Zavaglia, Giosuè Monaldo, Guido Contestabile, Gregorio Viscomi, Francesco Gambardella, Annalisa Pisano e tra i legali di parte civile, l’avvocato Giovanna Fronte per l’associazione antiracket e l’impresa Chiaramonte. Il 20 novembre scorso il gup ha deciso 35 rinvii a giudizio e un’assoluzione per i 26 imputati che hanno optato per l’ordinaria udienza preliminare (LEGGI QUI).

Le ipotesi di accusa

Gli imputati rispondono a vario titolo di associazione a delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, danneggiamento e rapina, aggravati dal metodo mafioso, detenzione e porto illegale di armi ed esplosivi, lesioni pluriaggravate, intestazione fittizia di beni, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, favoreggiamento personale e rivelazione di segreti di ufficio.

La base operativa

I Piscopisani, avevano base operativa a Bologna, dove, nel corso del maxi blitz, sono state sequestrate armi riconducibili al clan. Un’organizzazione capace di piazzare la cocaina a Palermo, a conferma del ruolo egemone che la ‘ndrangheta svolge nel trattare grossi quantitativi di droga, rifornendo anche territori dove sono presenti altre mafie.

L’ambizione di scavalcare il clan Mancuso 

Secondo le ipotesi accusatorie il clan dei Piscopisani sarebbe stato un clan in ascesa, con l’ambizione di competere, fino a voler sostituire la cosca Mancuso di Limbadi, una delle più agguerrite del panorama mafioso calabrese, egemone sulla provincia Vibonese, ma come ha chiarito il procuratore Gratteri nel corso della conferenza stampa sugli arresti: “La cosca dei Piscopisani è un clan violento, solo apparentemente minore rispetto al clan Mancuso di Limbadi”.

 

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