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Stige contro la cosca Farao-Marincola, 5 imputati col Covid: udienza rinviata

Un’udienza lampo in appello per gli 82 imputati coinvolti nella maxi inchiesta della Dda di Catanzaro, nome in codice Stige, condotta dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Crotone, a gennaio 2018, contro la cosca Farao-Marincola di Cirò Marina. Giusto il tempo che la prima sezione della Corte di appello disponesse lo stralcio per 5 imputati, detenuti in isolamento domiciliare, che a causa del Covid non potevano essere presenti in videoconferenza al processo e che il  pubblico ministero della Dda Domenico Guarascio in veste di sostituto procuratore generale chiedesse la riapertura dell’istruttoria dibattimentale per sentire il collaboratore di giustizia Francesco Farao, (si è rettificato il nome Vittorio con quello di Francesco) perché i giudici di secondo grado rinviassero l’udienza al prossimo 29 gennaio. Fino a quel giorno, resteranno sospesi i termini di custodia cautelare. In questa data probabilmente verranno riunite le posizioni stralciate, Covid permettendo, e i giudici di appello scioglieranno le riserve sull’apertura dell’istruttoria dibattimentale.

I nomi degli imputati

Alessandro Albano; Domenico Alessio, detto Frank; Francesco Aloe; Gaetano Aloe; Giuseppina Aloe; Lucia Aloe; Antonio Anania; Ercole Anania; Antonio Bartucca; Francesco Basta; Moncef Blaich detto “Monzi”; Agostino Canino; Amodio Caputo; Luigi Caputo; Gilda Cardamone; Martino Cariati;  Giovanni Caruso; Vito Castellano; Dino Celano; Aldo Chimenti; Teresa Clarà; Angelo Cofone; Morena Cola; Roberto Corvo; Francesco Crugliano; Gennaro Crugliano; Leonardo Crugliano; Mirco Crugliano; Adolfo D’Ambrosio; Antonio De Luca; Francesco Farao;  Vittorio Farao (di Giuseppe) 43 anni; Vittorio Farao (di Silvio), 42 anni; Nicola Flotta; Giancarlo Fuscaldo; Alessandro Gabin; Donato Gangale; Giuseppe Giglio; Salvatore Giglio; Franco Gigliotti; Nino Greco; Domenico Nicola Guarino; Giuseppe Guarino; Mario Lavorato; Aldo Marincola; Cataldo Marincola; Vincenzo Marino; Salvatore Morrone; Carmine Muto; Luigi Muto; Santino Muto; Basilio Paletta; Domenico Palmieri; Rosario Placido; Fabio Potenza; Carmela Roberta Putrino; Eugenio Quattromani; Luigi Rizzo; Salvatore Rizzo; Antonella Rocca; Domenico Rocca; Francesco Rocca; Francesco Russo; Francesco Salvato; Vincenzo Santoro; Giuseppe Sestito; Francesca Ornella Siciliani e Giuseppe Siciliani, in qualità di eredi del defunto Mario Siciliani; Roberto Siciliani; Nevio Siciliani deceduto; Carmine Siena; Palmiro Salvatore Siena; Giovanni Spadafora; Giuseppe Spagnolo; Giuseppe Sprovieri; Antonio Squillace; Francesco Tallarico; Ludovico Tallarico; Luigi Tasso; Carolina Terlizzi; Bruno Tucci;  Annamaria Veltri;  Vincenzo Zampelli.  Un’ organizzazione diretta dal boss ergastolano Giuseppe Farao, 70 anni, con base operativa a Cirò e nei paesi limitrofi, dove è stata verificata anche l’operatività di due ‘ndrine satelliti: quella dei Casabona facente capo a Francesco Tallarico e quella di Strongoli, facente capo alla famiglia Giglio. Attraverso imprenditori compiacenti, la cosca avrebbe ottenuto rapidi pagamenti dalla Pubblica Amministrazione, recuperi crediti, lavori e commesse, riconoscendo di contro al sodalizio i più diversificati favori, dalle assunzioni ai finanziamenti, all’elargizione di somme di danaro, contribuendo a conferire sul territorio il più indiscusso potere alla ’ndrangheta. (g. p.)

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