Stillitani: “Indignato per essere paragonato a Cetto La Qualunque. Non sono mafioso”

L'imprenditore ed ex assessore si difende nell'udienza preliminare scaturita dall'inchiesta "Imponimento" sottolineando di aver scontato ingiustamente otto mesi di detenzione
Francesco Antonio Stillitani

di Mimmo Famularo – “La cosa che mi ha indignato di più è quella di essere stato parificato in una relazione fatta da qualche inquirente a Cetto La Qualunque”. Parole pronunciate nell’aula bunker di Lamezia Terme dall’ex assessore regionale Francescantonio Stillitani nel corso dell’interrogatorio al quale si è sottoposto nell’udienza preliminare in corso dinnanzi a gup distrettuale di Catanzaro Francesco Rinaldi nell’ambito del procedimento penale nato dall’operazione antimafia “Imponimento”. Stillitani, insieme al fratello Emanuele, è uno degli imputati per i quali la Dda di Catanzaro ha chiesto il processo. In totale sono 147 e le richiesta di rinvio a giudizio è stata ribadita nei giorni scorsi dai pm Antonio De Bernardo e Vincenzo Capomolla. L’imprenditore napitino si è professato innocente respingendo punto per punto tutte le accuse e sottolineando di aver scontato ingiustamente otto mesi di detenzione. Proprio la scorsa settimana la Corte di Cassazione ha rigettato nei confronti dei fratelli Stillitani, attualmente ai domiciliari, la richiesta di scarcerazione presentata dagli avvocati Vincenzo Gennaro e Vincenzo Ioppoli. “I fratelli Francescantonio ed Emanuele Stillitani da vittime della criminalità organizzata – sostiene l’accusa che ha retto anche al vaglio della Suprema corte – si sarebbero trasformati in imprenditori collusi”.

Le origini dell’impero degli Stillitani

Le origini dell’impero degli Stillitani

Concorso esterno in associazione mafiosa la contestazione più pesante, respinta con fermezza da Francescantonio Stillitani che rispondendo alle domande formulate dai suoi avvocati ha ripercorso la sua storia imprenditoriale prima nel settore agricolo e poi in quello turistico culminato con la costruzione di due villaggi turistici tra Pizzo e Curinga, sul litorale tirrenico ai confini tra le province di Vibo e di Catanzaro. Da semplici proprietari di 30 ettari di terreno che si affacciavano sul mare, gli Stillitani sono riusciti a realizzare un vero e proprio impero. Tutto è nato dall’incontro nel 1986 con Augusto Caponi, rappresentante legale per l’Italia di una società del gruppo Tui, la più grande organizzazione turistica italiana con un fatturato di oltre venti miliardi annui. “Cercava terreni per la realizzazione di strutture alberghiere e così – spiega Stillitani – è iniziata questa collaborazione. Io possedevo un terreno di 30 ettari di cui 15 usati per la realizzazione del villaggio per un investimento di 50 miliardi di lire”. La costruzione inizia nel 1993 tra la riluttanza degli investitori milanesi “per la presenza della ‘ndrangheta sul territorio” sottolinea Stillitani che riesce a concludere i lavori nel 1999. “Nel 2000 riceviamo l’offerta del Club Mediterranée per l’affitto d’azienda e stipuliamo un contratto con il quale ci riserviamo la clausola di gestione esclusiva del parco. Tutto veniva gestito – sostiene l’imprenditore – dai gestori e noi eravamo completamente estranei”. La struttura vantava 2000 posti, 800 camere e 400 dipendenti. “Nel 2002 inizio la realizzazione del secondo villaggio, il Garden, un’iniziativa curata solo da me con la legge 488. Chiedo e ottengo i finanziamenti e inizio i lavori che terminano nel 2005. Anche in questo caso do tutto in gestione con un contratto di management che poi secondariamente diventa contratto di affitto d’ azienda nel 2006”. Affittuario è Oscar Zanoni che Stillitani descrive come “guru” del settore turistico internazionale: “Il 70% dei turisti che arrivano in Calabria lo fa attraverso la sua società che lavora con i maggiori tour operator interazionali”.

“Mai conosciuto gli Anello e mai cercato voti ai mafiosi”

Stillitani spiega anche i rapporti con suo fratello Emanuele, imprenditore e agronomo. “Gestivamo attività diverse ma con patrimonio comune. Lui si occupava della gestione del territorio, io curavo i rapporti con le banche, gli enti locali, le società affittuarie e tutta l’organizzazione finanziaria, legale e amministrativa”. Dal 1993 al 2013 Stillitani è impegnato in politica. Prima come sindaco di Pizzo, poi come assessore e consigliere regionale. “Nel 2013 – dice in aula bunker Stillitani – mi viene la nausea per la politica che non mi soddisfa più e decido di abbandonare. Mi dimetto sia da assessore che da consigliere regionale. Fatto più unico che raro, forse il primo caso in Italia. Abbandono totalmente la politica”. Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Stillitani avrebbe agevolato gli Anello-Fruci di Filadelfia e Curinga e sarebbe stato sostenuto dalla ‘ndrangheta nel corso della sua attività politica. “Io non conosco nessun componente della famiglia Anello. Non li ho mai incontrati e non ho mai avuto nessun tipo di rapporto fisico, visivo o labiale. Non si è mai avvicinato nessuno a me e non sono mai stato coinvolto in inchieste, neanche in Rimborsopoli”. Sui presunti voti chiesti alla ‘ndrangheta e al presunto sostegno dei clan, Stillitani è stato altrettanto categorico: “Mai cercato voti o stretto rapporti elettorali con le cosche”.

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