Stop alle mascherine anti-Covid sui bus e negli ospedali, ecco da quando

Il provvedimento è il primo in scadenza tra quelli che riguardano le restrizioni introdotte per la pandemia da Coronavirus
Stop alle mascherine anti-Covid sui bus e negli ospedali, ecco da quando

A tre giorni dalla scadenza, venerdì 30 settembre, sembra ormai confermato lo stop all’obbligo di indossare la mascherina anti-Covid su bus, metro e treni, ma anche dentro ospedali, ambulatori medici e Rsa. Il provvedimento è il primo in scadenza tra quelli che riguardano le restrizioni introdotte per la pandemia. Secondo ambienti del Ministero della Salute non è prevista “nessuna proroga” alla norma.

Togliere la mascherina sui trasporti, in questa fase, avendo una buona quota di vaccinati, dice il virologo dell’Università Statale e direttore sanitario dell’Ospedale Galeazzi di Milano, Fabrizio Pregliasco, “si può” restando però, sempre pronti a pianificare misure adattate a nuovi futuri scenari. Sempre al primo posto si conferma la necessità della vaccinazione soprattutto per i fragili anche se la situazione è molto diversa da quella dell’anno scorso. “Finite le elezioni, si pensi alla campagna vaccinale – dice l’infettivologo Matteo Bassetti – troppi fragili sono ancora senza quarta dose”.

Togliere la mascherina sui trasporti, in questa fase, avendo una buona quota di vaccinati, dice il virologo dell’Università Statale e direttore sanitario dell’Ospedale Galeazzi di Milano, Fabrizio Pregliasco, “si può” restando però, sempre pronti a pianificare misure adattate a nuovi futuri scenari. Sempre al primo posto si conferma la necessità della vaccinazione soprattutto per i fragili anche se la situazione è molto diversa da quella dell’anno scorso. “Finite le elezioni, si pensi alla campagna vaccinale – dice l’infettivologo Matteo Bassetti – troppi fragili sono ancora senza quarta dose”.

Le altre scadenze

Le altre scadenze sono per il 31 ottobre, quando cesseranno i protocolli di sicurezza sui luoghi di lavoro, che tra le altre cose prevedono in alcuni casi la misurazione della temperatura all’entrata e l’uso delle mascherine al chiuso quando non si può mantenere il distanziamento; e poi il 31 dicembre il Green Pass per operatori sanitari, ricoverati e visitatori negli ospedali e nelle Rsa. Sul fronte dei vaccini arriva una nuova arma.

L’agenzia europea per il farmaco ha iniziato a valutare la domanda di autorizzazione della versione adattata di Spikevax, il vaccino di Moderna contro il Covid, mirata al virus originale e alle sue sottovarianti Omicron Ba4 e 5. E su quale prodotto debba ricadere la scelta dei bivalenti approvati contro le nuove varianti, a partire da Omicron 1, gli esperti chiedono chiarezza. Secondo Sergio Abrignani, immunologo dell’Università di Milano, meglio il booster anti Omicron 1 che nessun vaccino. Vaccini che secondo l’esperto sono abbastanza simili.

“Un’onda di risalita”

“C’è tuttavia una differenza di tre volte nel livelli di anticorpi neutralizzanti contro Omicron 5” la variante attualmente circolante. Dal canto suo il virologo Roberto Burioni, professore di Microbiologia e Virologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, pone la questione su Twitter e chiede alle Istituzioni “di rendere pubblicamente disponibili i dati” di confronto dei vaccini anti-Covid aggiornati. Ma l’attenzione è tutta rivolta alle prossime settimane. Da qui l’appello ai fragili a fare le dosi booster. È infatti “molto probabile – dice Matteo Bassetti – che il virus torni a circolare nelle prossime settimane, e troverebbe una fascia della popolazione completamente impreparata dal punto di vista degli anticorpi”. In merito a questo attuale aumento di casi “speriamo sia solo un’onda di risalita e non una nuova ondata”.

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