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Storia di migranti: jazz di strada suonato in locale pubblico

Il presidente nazionale di Vita Ambiente, l’avvocato catanzarese Pietro Marino ha inteso avviare una attività di valorizzazione dell’arte di strada portata avanti dai migranti.

Nell’ ambito del progetto “Terra Margia”, azioni di accoglienza, destinate per i migranti e  specialmente ai bambini che sono il nostro futuro e che ci danno la possibilità di sorridere alla vita, Marino ha incontrato un caso singolare.

Si tratta di un migrante che suona il sax su Corso Mazzini di Catanzaro e che ogni pomeriggio allieta i passanti con pezzi jazz. Il presidente Marino ha proposto all’artista di strada di esibirsi presso un locale pubblico della città allo scopo di integrare e valorizzare la sua abilità di musicista, realizzando il suo sogno.

Da qui l’esigenza di avviare nel progetto “Terra Margia”  una azione di valorizzazione dell’arte Migrante perché  sia  riconosciuta come un strumento sano di integrazione, affinché non emerga più un’immagine sbagliata della Calabria.

Storicamente l’Arte Migrante è un nome che unisce due parole chiave della storia dell’uomo, in senso filosofico, antropologico, etimologico e non solo, in quanto hanno subito un’evoluzione significativa dall’antichità a oggi.

Il termine“arte”(o technè, in greco classico) veniva impiegato, nel periodo classico, per riferirsi all’abilità materiale e spirituale di una persona, alla capacità di costruire qualcosa e, più in generale, a un insieme strutturato di pratiche e abitudini. Originariamente, quindi, l’arte designava principalmente la “tecnica” e non l’espressività dei soggetti coinvolti.

Nell’epoca medievale gli oggetti prodotti dalla creatività umana facevano riferimento a quanto vi era di “utile” che, solo dal Rinascimento, veniva a differenziarsi da quanto era, invece, meramente “espressivo”. Con l’epoca moderna, con l’avvento della nuova borghesia commerciale e con la nascita di musei e accademie, l’arte assunse il significato di prodotto culturale soggetto alle politiche estetiche del gusto e del giudizio delle classi più agiate.

Per Schopenhauer l’arte sfuggiva al principio di razionalità, era contemplazione, avendo origine dalla conoscenza delle “Idee” e come unico fine quello di comunicare questa conoscenza. Arte era dunque condivisione di quelle conoscenze, abilità ed espressioni che scaturiscono dalla creatività umana. Attraverso questo senso di accoglienza che accomuna antropologicamente le comunità locali calabresi si  intende portare avanti il concetto di interculturalità, di recuperare quel grande patrimonio di tradizioni e di cultura che la Calabria ha conquistato grazie all’alternarsi di numerosi popoli e di culture provenienti da tutto il bacino del Mediterraneo.

redazione Calabria7

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