Svarione clamoroso della Cassazione, la parola “ca**o” in piena vista nella sentenza

Né il consigliere estensore né il presidente della sezione si sono accorti del refuso, presumibilmente nato dall'utilizzo di un programma di dettatura vocale
sentenza cazzo

Clamoroso svarione alla Seconda sezione penale della Corte di Cassazione di Milano. Una sentenza dello scorso giugno, subito dopo la locuzione P.Q.M. (per questi motivi) riporta la parola “cazzo” in bella evidenza, appena prima della decisione finale della Corte. Riporta l’estratto del documento l’agenzia Adnkronos. Né il consigliere estensore né il presidente della sezione, che firmano la sentenza, si sono accorti del refuso, presumibilmente nato dall’utilizzo di un programma di dettatura vocale. L’errore – è scritto ancota dall’Adn – potrebbe essere imputato al super lavoro che grava sugli uffici a causa della mole di provvedimenti che si sono accumulati.

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