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Svelò la riunione dei clan di mafia a Brera, indagato Klaus Davi

Klaus Davi è indagato dalla procura di Milano per le sue inchieste sulla ‘ndrangheta nel capoluogo lombardo. Al massmediologo (difeso da Eugenio Minniti, Foro di Locri) è stato recapitato ieri un avviso di conclusione delle indagini dopo una denuncia presentata da Eros Guidone uno dei citati nelle inchieste di Davi. Nell’avviso della Procura compaiono proprio gli articoli sull’incontro avvenuto vicino alla sede del Corriere della Sera cui parteciparono, secondo le ricostruzioni di Davi, Giorgino De Stefano, esponente di spicco della famiglia De Stefano, Totò Pronesti, esponente di spicco del clan Mancuso di Limbadi, Vincenzo Calcagnile, vicino alla Sacra Corona Unita in particolare al clan Tornese, Massimiliano Messinese, presunta vittima di una estorsione, nonché Eros Guidone.

Klaus Davi indagato

“E questo benché io abbia specificato che la vicenda è stata raccontata da una persona con una precisa conoscenza dei fatti. Ma tant’è. Finalmente – afferma Davi – si parla di mafie a Milano. E finalmente qualcuno si occuperà della mafia nella ‘Milano bene’ visto che l’argomento è tabù, quindi questo ‘avviso di conclusione dell’indagine’ può essere un’opportunità per uscire dal torpore in cui è sprofondata la ‘capitale morale'”, ha commentato Klaus Davi. Secondo la Procura il giornalista avrebbe ‘leso’ l’immagine di Eros Guidone nel raccontare i suoi rapporti con i fratelli Fontana, con Giorgino De Stefano, la sua presenza al ristorante ‘Oro’. L’inchiesta di Klaus Davi è iniziata a gennaio del 2021 e sono stati dedicati oltre 30 fra articoli e video alla vicenda di Giorgino De Stefano e dell’Oro. Sotto ‘accusa’ – secondo le indagini della Procura – anche il grafico con cui Davi ha ricostruito l’area di influenza di Giorgino De Stefano a Milano, la cosiddetta ‘Piramide’. “È veramente curioso che a Milano si indaghino i giornalisti che hanno l’unica colpa di documentare la massiccia presenza della mafia nella zona ‘bene’ di Milano. Ma in caso di rinvio a giudizio, chiederemo l’autorizzazione al Tribunale che il processo sia seguito dalle tv perché può essere l’occasione per parlare di un argomento che non interessa più a nessuno, di cui non si occupa più nessuno, che è diventato ostico, scomodo e che si vuole censurare”, ha detto Davi. “Milano è la capitale mondiale dell’omertà mafiosa, nessuno sente, nessuno scrive, nessuno parla, si fa finta che la mafia non esista e si punisce chi invece cerca di sollevare gli altarini. Ma paradossalmente questa può essere anche un’opportunità per alzare il velo su episodi che sono avvenuti, secondo alcuni testimoni, e che noi abbiamo riportato facendo solo il nostro mestiere”, ha concluso Klaus Davi.

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