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Tafferugli in un carcere di Reggio Calabria, mega rissa tra 60 detenuti

Scontri all’interno del carcere di Arghillà, a Reggio Calabria. “Dapprima un’aggressione ai danni di un poliziotto penitenziario – riferiscono i segretari del Sindacato Nazionale Autonomo Polizia Penitenziaria Sinappe Fabio Viglianti e Luigi Barbera – e poi una rissa tra detenuti che ha messo a ferro e fuoco un’intera sezione. Alle 12.00 circa di ieri, dopo aver assunto la terapia, un detenuto si è recato presso la saletta socialità pur non essendone autorizzato. L’agente faceva notare l’anomalia al detenuto che reagiva in maniera brusca, con tono minaccioso e avvicinandosi pericolosamente al collega, spingendolo. Il collega, compresa la criticità del momento, si è recato in fretta al box agenti per far uscire l’infermiere, presente per la terapia, e l’educatrice, impegnata in un colloquio”.

La versione degli agenti di polizia penitenziaria

“Un attimo dopo – racconta il Sinappe – il detenuto lo spintonava violentemente e strappava dalle mani dell’agente il telefono con cui stava chiamando i soccorsi. Non contento danneggiava sedie e tavolo presenti all’interno del box mentre, all’arrivo degli altri poliziotti, afferrava l’estintore con l’intenzione di svuotarlo addosso all’agente, verso il quale rivolgeva precise minacce. Riportato l’ordine, il poliziotto aggredito è stato curato presso l’ospedale cittadino, che lo dimetteva con una prognosi di 10 giorni. Durante il pomeriggio della stessa giornata due detenuti, seguiti a ruota da altri, riuscivano a raggiungere la sezione ‘Artemide e Minerva’, provocando una rissa che ha coinvolto circa 60 ristretti che, armati di gambe dei tavoli con chiodi, bastoni, pezzi di ferro e gli stessi estintori, hanno provocato danni ingenti a suppellettili e mobilia. I poliziotti in servizio, non coinvolti nella colluttazione, hanno cercato con non poca fatica di riportare l’ordine con il supporto di altri colleghi, immediatamente accorsi”.

Il disagio degli agenti di polizia penitenziaria

“È indubbio – dichiarano Viglianti e Barbera – che il pericolo vissuto all’interno dei penitenziari dai poliziotti sia ormai giunto a livelli incontenibili. Nonostante ciò  i nostri colleghi espletano il compito affidato in maniera encomiabile e professionale, come dimostrano i casi appena riportati, in cui il poliziotto, pur subendo l’aggressione, ha innanzi tutto messo al sicuro i civili presenti e poi ha tutelato la propria incolumità, senza comunque rispondere alla violenza del detenuto e, dal canto loro gli altri agenti, hanno saputo arginare una violenta lite che avrebbe potuto degenerare”.

© Riproduzione riservata.

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