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La task force di Papa Francesco contro “inchini” e devozione malata

processione oppido

Una task force vaticana per combattere gli “assassini col rosario”. Voluta fortemente da Papa Francesco, l’iniziativa parte dalla Pontificia Accademia Mariana Internationalis e si compone di ecclesiastici, forze dell’ordine e procuratori. L’obiettivo è di “liberare Maria dalle mafie e dal potere criminale”. In particolare si vuole combattere la spiritualità deviata e debellare il “fenomeno degli inchini”. Sotto i riflettori quei “segni di rispetto” che continuano a ripetersi durante le processioni religiose davanti alle case dei boss. Ma anche l’utilizzo di immagini sacre per i riti di ‘ndrangheta, come l’utilizzo di San Michele Arcangelo per l’affiliazione o la Madonna di Polsi come “stemma” di famiglia.

“La devozione mariana – ha spiegato Papa Francesco in un messaggio inviato alla Pontificia Accademia Mariana Internationalis – è un patrimonio religioso-culturale da salvaguardare, liberandolo da sovrastrutture, poteri e condizionamenti che non rispondono ai criteri evangelici di giustizia, onestà e solidarietà”. 

La processione di Oppido Mamertina nel 2014

Si pensa, ad esempio, a quando nel 2014, la processione con la statua della Madonna delle Grazie di Oppido Mamertina, si fermò davanti alla casa del boss Giuseppe Mazzagatti, già condannato all’ergastolo per omicidio e associazione a delinquere di stampo mafioso, per concedere un “inchino”.

L’effige in spalla a Zungri nel 2018

Ma si può andare anche più avanti nel tempo, e vicino ai giorni nostri, pensando a Giuseppe Accorinti, ritenuto capo dell’omonimo clan, quando fu sorpreso dai carabinieri a portare in spalle l’effige della Vergine durante la processione, tra gli applausi di alcuni simpatizzanti.

Le parole di Bertolone

La devozione sembra essere divenuto un carattere distintivo nella vita delle locali di ‘ndrangheta. Al punto che un boss arriva a farsi il segno della croce prima di ordinare un omicidio ai suoi scagnozzi. Oppure, durante i riti di affiliazione il nuovo membro della famiglia versa una goccia di sangue su immagini sacre. Una devozione malata che Papa Francesco ha deciso di combattere. “Padrini e padroni mafiosi – si legge in un’intervista a monsignor Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro – hanno creato una sorta di religiosità parallela, che mentre scimmiotta riti cattolici e processioni, di fatto insinua una irreligione che fa del potere assoluto dei padrini una sorta di dio in terra”. 

© Riproduzione riservata.

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