Tenta di estorcere danaro ad un imprenditore del Catanzarese, al via l’interrogatorio di garanzia

Il 29enne, destinatario di una misura cautelare agli arresti domiciliari si dovrà difendere anche dall'accusa di incendio

Si terrà domani l’interrogatorio di garanzia nei confronti di Vittorio Gualtieri, 29 anni di Chiaravalle Centrale, destinatario di una misura cautelare agli arresti domiciliari, accusato di tentata estorsione e di aver dato alle fiamme un mezzo di proprietà di un imprenditore edile, titolare di un lido a Soverato. L’indagato accompagnato dall’avvocato Vincenzo Cicino dovrà presentarsi davanti al gip del Tribunale di Catanzaro Sara Mazzotta, che ha vergato l’ordinanza e potrà scegliere se avvalersi della facoltà di non rispondere o difendersi dalle accuse contestate.

In particolare il giovane  avrebbe rivolto all’imprenditore frasi intimidatorie: “non ti stupire se qualche giorno di questi ti fa sparire. Vuoi vedere che non ti faccio aprire il lido? Ho avuto dei precedenti, se voglio torno a fare quello che facevo prima, ti brucio il furgone. Ricordati che ho le amicizie giuste”, espressioni analoghe pronunciate anche ad una persona allo stato non identificata: “tanto gli ammazzo i bambini” e riferita ai figli dello stesso imprenditore. L’indagato, inoltre avrebbe incendiato un mezzo di proprietà della vittima, utilizzando materiale infiammabile sulla ruota anteriore destra, scatenando fiamme incontrollate che hanno distrutto il furgone creando un evidente pericolo per la pubblica incolumità. Avrebbe compiuto, il 6, il 7 aprile e il 17 maggio scorso a Catanzaro e a Soverato,  atti volti a costringere l’imprenditore ad assumerlo in qualità di dipendente nella propria azienda e ad erogargli una somma di danaro, evento non verificatosi per la strenua opposizione della persona offesa. 

In particolare il giovane  avrebbe rivolto all’imprenditore frasi intimidatorie: “non ti stupire se qualche giorno di questi ti fa sparire. Vuoi vedere che non ti faccio aprire il lido? Ho avuto dei precedenti, se voglio torno a fare quello che facevo prima, ti brucio il furgone. Ricordati che ho le amicizie giuste”, espressioni analoghe pronunciate anche ad una persona allo stato non identificata: “tanto gli ammazzo i bambini” e riferita ai figli dello stesso imprenditore. L’indagato, inoltre avrebbe incendiato un mezzo di proprietà della vittima, utilizzando materiale infiammabile sulla ruota anteriore destra, scatenando fiamme incontrollate che hanno distrutto il furgone creando un evidente pericolo per la pubblica incolumità. Avrebbe compiuto, il 6, il 7 aprile e il 17 maggio scorso a Catanzaro e a Soverato,  atti volti a costringere l’imprenditore ad assumerlo in qualità di dipendente nella propria azienda e ad erogargli una somma di danaro, evento non verificatosi per la strenua opposizione della persona offesa. 

Colpito a calci e a pugni 

L’indagine trae origine  da un intervento dei carabinieri di Soverato per la presenza di di un furgone fiamme, i successivi accertamenti hanno consentito di accertare che l’incendio era di natura dolosa, risalendo ai proprietari del mezzo. La vittima, un imprenditore, ascoltato a sommarie informazioni dai militari ha dichiarato di non aver avuto problemi con nessuno tranne che con un suo collaboratore, Vittorio Gualtieri, riferendo di essere andato con lui a Catanzaro in un appartamento per eseguire lavori di natura edile. E in questa circostanza tra i due sarebbe sorto un litigio, la vittima avrebbe lamentato ritardi nello svolgimento dei lavori e Gualtieri, che pretendeva di essere assunto stabilmente con contratto, dapprima avrebbe inveito verbalmente per poi aggredirlo colpendolo al volto con un pugno e un calcio, strattonandolo, spingendolo con forza. 

“Imparentato con personaggi di spicco della criminalità organizzata”

L’imprenditore ha anche riferito agli investigatori che giorni prima si era recato a casa di Gualtieri dal momento che questi non si era recato a lavoro e che senza un motivo preciso ma presumibilmente in preda ai fumi dell’alcool, mentre usciva da casa, lo aveva aggredito strattonandolo e colpendolo a calci e pugni. Solo qualche giorno dopo contattando Gualtieri per comprendere i motivi gesto, la vittima ha appreso che il movente era riconducibile a delle presunte offese rivolte alla famiglia di Gualtieri. L’imprenditore ha anche chiarito che  la decisione di non assumerlo in azienda era legata ad un loro precedente accordo, richiesto proprio da Gualtieri di lavorare a contratto per ragioni di convenienza fiscale e che in alcune circostanze gli aveva raccontato di essere imparentato con personaggi di spicco della criminalità organizzata  locale senza mai riferirne il nome. 

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