interrogatorio di garanzia

Tentò di estorcere l’assunzione a imprenditore del Catanzarese, l’indagato al gip: “Richiesta legittima, ero in nero”

L'indagato ha negato di aver tentato di estorcere l'assunzione per avere soldi e di aver incendiato il furgone al datore di lavoro

Ha risposto alle domande del gip e si è dichiarato estraneo alle accuse, Vittorio Gualtieri, 29 anni di Chiaravalle Centrale, destinatario di una misura cautelare agli arresti domiciliari per tentata estorsione e per aver dato alle fiamme un mezzo di proprietà di un imprenditore edile, titolare di un lido a Soverato. 

Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, davanti al gip del Tribunale di Catanzaro Sara Mazzotta, accompagnato dall’avvocato Vincenzo Cicino, l’indagato ha negato di aver tentato di estorcere un’assunzione all’imprenditore per ricevere somme di danaro, riferendo che i litigi intercorsi erano conseguenziali ad una richiesta legittima, quella di essere assunto regolarmente dopo otto, nove mesi di lavoro in nero e a suo dire il capo ditta gli ha fatto credere nella regolarizzazione del rapporto di lavoro senza però dare mai seguito alle promesse fatte. E per quanto riguarda l’accusa di aver incendiato il furgone dell’imprenditore, l’indagato ha indicato di trovarsi in un luogo diverso dal fatto, negando ogni addebito.  

Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, davanti al gip del Tribunale di Catanzaro Sara Mazzotta, accompagnato dall’avvocato Vincenzo Cicino, l’indagato ha negato di aver tentato di estorcere un’assunzione all’imprenditore per ricevere somme di danaro, riferendo che i litigi intercorsi erano conseguenziali ad una richiesta legittima, quella di essere assunto regolarmente dopo otto, nove mesi di lavoro in nero e a suo dire il capo ditta gli ha fatto credere nella regolarizzazione del rapporto di lavoro senza però dare mai seguito alle promesse fatte. E per quanto riguarda l’accusa di aver incendiato il furgone dell’imprenditore, l’indagato ha indicato di trovarsi in un luogo diverso dal fatto, negando ogni addebito.  

Le ipotesi di accusa

Secondo le ipotesi di accusa, il giovane  avrebbe rivolto all’imprenditore frasi intimidatorie: “non ti stupire se qualche giorno di questi ti fa sparire. Vuoi vedere che non ti faccio aprire il lido? Ho avuto dei precedenti, se voglio torno a fare quello che facevo prima, ti brucio il furgone. Ricordati che ho le amicizie giuste”, espressioni analoghe pronunciate anche ad una persona allo stato non identificata: “tanto gli ammazzo i bambini” e riferita ai figli dello stesso imprenditore. L’indagato, inoltre avrebbe incendiato un mezzo di proprietà della vittima, utilizzando materiale infiammabile sulla ruota anteriore destra, scatenando fiamme incontrollate che hanno distrutto il furgone creando un evidente pericolo per la pubblica incolumità. Avrebbe compiuto, il 6, il 7 aprile e il 17 maggio scorso a Catanzaro e a Soverato,  atti volti a costringere l’imprenditore ad assumerlo in qualità di dipendente nella propria azienda e ad erogargli una somma di danaro, evento non verificatosi per la strenua opposizione della persona offesa. 

Colpito a calci e a pugni 

L’indagine trae origine  da un intervento dei carabinieri di Soverato per la presenza di di un furgone fiamme, i successivi accertamenti hanno consentito di accertare che l’incendio era di natura dolosa, risalendo ai proprietari del mezzo. La vittima, un imprenditore, ascoltato a sommarie informazioni dai militari ha dichiarato di non aver avuto problemi con nessuno tranne che con un suo collaboratore, Vittorio Gualtieri, riferendo di essere andato con lui a Catanzaro in un appartamento per eseguire lavori di natura edile. E in questa circostanza tra i due sarebbe sorto un litigio, la vittima avrebbe lamentato ritardi nello svolgimento dei lavori e Gualtieri, che pretendeva di essere assunto stabilmente con contratto, dapprima avrebbe inveito verbalmente per poi aggredirlo colpendolo al volto con un pugno e un calcio, strattonandolo, spingendolo con forza. 

“Imparentato con personaggi di spicco della criminalità organizzata”

L’imprenditore ha anche riferito agli investigatori che giorni prima si era recato a casa di Gualtieri dal momento che questi non si era recato a lavoro e che senza un motivo preciso ma presumibilmente in preda ai fumi dell’alcool, mentre usciva da casa, lo aveva aggredito strattonandolo e colpendolo a calci e pugni. Solo qualche giorno dopo contattando Gualtieri per comprendere i motivi gesto, la vittima ha appreso che il movente era riconducibile a delle presunte offese rivolte alla famiglia di Gualtieri. L’imprenditore ha anche chiarito che  la decisione di non assumerlo in azienda era legata ad un loro precedente accordo, richiesto proprio da Gualtieri di lavorare a contratto per ragioni di convenienza fiscale e che in alcune circostanze gli aveva raccontato di essere imparentato con personaggi di spicco della criminalità organizzata  locale senza mai riferirne il nome. 

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