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Terme Luigiane a rischio chiusura, appello a Spirlì: “Se non c’è acqua, non c’è lavoro” (VIDEO)

Nuovo sit-in alla Cittadella, la sede della Regione Calabria. A protestare stavolta sono i lavoratori delle Terme Luigiane che, fermi da mesi, temono di perdere il posto di lavoro. Alla base della vertenza malfunzionamenti che riguardano sia l’aspetto burocratico che quello tecnico e che rischiano di avere conseguenze negative sul piano occupazionale. Il principale problema è dato dal blocco dell’erogazione dell’acqua, che potrebbe danneggiare irrimediabilmente la struttura termale alla vigilia della stagione estiva mentre si è ancora in attesa del nuovo bando che individui il gestore delle Terme Luigiane.

La preoccupazione dei dipendenti

“Il tempo stringe, la pressione dell’acqua termale non è stata ripristinata e quindi siamo qui per capire quali saranno i passaggi concreti nei prossimi giorni, perché noi non abbiamo più tempo’’ afferma Valentina Pulsella, direttore delle strutture ricettive e del parco termale. “Noi – ribadisce Gerardo Calabria della Cisl di Cosenza – siamo qui perché il presidente Spirlì, che è l’unica persona che si sta impegnando per risolvere questa vertenza, ci aiuti a ripristinare l’acqua, perché senza il ripristino dell’acqua allo stabilimento delle terme non c’è lavoro”. Il Covid non un problema visto che all’interno della struttura, grazie anche alle misure di sicurezza adottate, non vi sono registrati contagi. Le Terme sono al centro di una controversia tra la Sateca, la società di gestione della struttura, e due Comuni, Acquappesa e Guardia Piemontese. “Riaprire significa ripristinare subito l’erogazione dell’acqua e senza questo passaggio – sottolinea Calabria – sarebbe inutile trovare un accordo con i Comuni. Gli stessi Comuni devono fare il loro dovere, fare una manifestazione di interesse per trovare un nuovo gestore, ma intanto adesso c’è questa prima emergenza ed esigenza di ripristinare l’acqua e riaprire le Terme Luigiane, il cui fermo tra l’altro rischia di compromettere oltre 250 posti di lavoro senza dimenticare l’indotto”. (gi. pa.)

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