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Terrorismo, annullata condanna al ‘fighter’ di Luzzi: atti tornano a Catanzaro

Mehdi e Iacopino

Rischia di cadere una delle prime applicazioni in Italia dell’articolo 270 quinques 2015 che contesta l’auto addestramento ai fini di terrorismo internazionale.

La Prima Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione, al termine di una lunga udienza e camera di consiglio, ha accolto il ricorso dell’avv. Francesco Iacopino annullando con rinvio la sentenza di condanna emessa dalla Corte di Assise di Appello di Catanzaro ai danni di Hamil Mehdi accusato di auto-addestramento con finalità di terrorismo.

Il giovane ambulante marocchino di Luzzi  (Cosenza) fu arrestato nel gennaio del 2016, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare del GIP di Catanzaro, dalla Digos di Cosenza e dal Servizio centrale antiterrorismo.

Secondo l’accusa Hamil sarebbe stato un aspirante “foreign fighter” e avrebbe voluto raggiungere la Siria per unirsi all’Isis.

Le indagini che portarono all’arresto del giovane marocchino, dirette dalla Dda di Catanzaro, erano partite nel luglio 2015 quando Mehdi era stato espulso dalla Turchia perché ritenuto pericoloso e avevano evidenziato, nelle prime battute, collegamenti telefonici e telematici del giovane magrebino con utenze turche e belghe (ritenute appartenenti a soggetti vicini al mondo del radicalismo islamico), oltre a un frequente accesso a video di propaganda dello Stato Islamico, alcuni ritenuti dall’accusa anche istruttivi.

LA TESI DIFENSIVA

Hamil Mehdi ha sempre rigettato le accuse, sostenendo di essersi recato in Turchia soltanto per motivi religiosi e di non aver alcun collegamento con il mondo del terrorismo islamico.

Quanto alla visione dei video di propaganda dell’Isis (alcuni cruentI), la difesa ne aveva contestato l’idoneità istruttiva evidenziando come alla predetta visone (legata per lo più a curiosità del giovane imputato) mai fosse seguita una concreta attività di esercitazione finalizzata a concreti programmi criminosi.

In primo grado, il GUP distrettuale di Catanzaro si determinava a emettere una sentenza di condanna alla pena della reclusione di 4 anni e sei mesi, all’esito del giudizio abbreviato. Sentenza confermata dalla Corte di Assise d’appello del capoluogo di regione.

Ieri il verdetto della Suprema Corte che, accogliendo le tesi del difensore dell’imputato, affidate un luogo e articolato ricorso, ha ritenuto la condanna non meritevole di conferma, ribaltando le decisioni dei giudici territoriali.

Tutto da rifare quindi. Gli atti tornano a Catanzaro per un nuovo giudizio.

redazione Calabria7

© Riproduzione riservata.

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