Tim Robbins si racconta sul Corsera in vista del concerto al Magna Graecia Film Festival di Catanzaro

L’attore e regista americano rivela di aver avuto l’opportunità di conoscere mostri sacri come Lou Reed, Leonard Cohen, Shane McGowan

Deluso da Hollywood, riscopro la musica e canto con la mia band sulle orme di papà”. Si intitola così l’intervista all’attore Tim Robbins, pubblicata oggi dal Corriere della Sera, che sarà tra i protagonisti del Magna Graecia Film Festival di Catanzaro. Il Premio Oscar per “Mystic River” di Clint Eastwood, personaggio simbolo della Hollywood progressista, terrà il 2 agosto un concerto evento all’area Porto con le sue canzoni folk e la Rogues Gallery Band.


“Non c’è nulla di più bello, e allo stesso tempo terrificante, che starsene con una chitarra a cantare le tue canzoni davanti a un pubblico. Tutto il resto si cancella, sei tu con la band, ti assumi la paternità totale della storia che vuoi raccontare”, parla così Robbins nel ripercorrere le tappe del proprio rapporto con la musica. “A 12 anni suonavo la chitarra, in casa non avevamo la tv, mio padre era un folk singer. L’energia che si crea con il pubblico è qualcosa di unico e appagante. Al cinema non hai la reazione diretta con il pubblico, non sei con loro in ogni sala”. L’attore e regista americano rivela di aver avuto l’opportunità di conoscere mostri sacri come Lou Reed, Leonard Cohen, Shane McGowan, e con la sua band ha inciso un disco e realizzato un tour mondiale.
“L’arte è cambiata, è sempre più forma e meno contenuto. Però credo che se c’è mancanza di bellezza e grazia nel mondo, se non c’è compassione per chi è diverso da noi, se siamo divisi, l’arte ci può aiutare”: un messaggio importante con cui Tim Robbins dà appuntamento al MGFF di Catanzaro, in occasione del quale verranno anche celebrati i trent’anni de “Le ali della libertà”, il film che ha reso più popolare la star di Hollywood.


“Non c’è nulla di più bello, e allo stesso tempo terrificante, che starsene con una chitarra a cantare le tue canzoni davanti a un pubblico. Tutto il resto si cancella, sei tu con la band, ti assumi la paternità totale della storia che vuoi raccontare”, parla così Robbins nel ripercorrere le tappe del proprio rapporto con la musica. “A 12 anni suonavo la chitarra, in casa non avevamo la tv, mio padre era un folk singer. L’energia che si crea con il pubblico è qualcosa di unico e appagante. Al cinema non hai la reazione diretta con il pubblico, non sei con loro in ogni sala”. L’attore e regista americano rivela di aver avuto l’opportunità di conoscere mostri sacri come Lou Reed, Leonard Cohen, Shane McGowan, e con la sua band ha inciso un disco e realizzato un tour mondiale.
“L’arte è cambiata, è sempre più forma e meno contenuto. Però credo che se c’è mancanza di bellezza e grazia nel mondo, se non c’è compassione per chi è diverso da noi, se siamo divisi, l’arte ci può aiutare”: un messaggio importante con cui Tim Robbins dà appuntamento al MGFF di Catanzaro, in occasione del quale verranno anche celebrati i trent’anni de “Le ali della libertà”, il film che ha reso più popolare la star di Hollywood.

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