Traffico di droga in provincia di Catanzaro, il nuovo linguaggio criptico e i dialoghi intercettati in carcere

Dalle movimentazioni scoperte sul giro di droga alle missive scritte dal dominus dal carcere: gli ulteriori dettagli dell'inchiesta della Dda

Il linguaggio criptico tra venditori e acquirenti di droga è una costante nel mondo del narcotraffico. E accanto ai tradizionali termini utilizzati per indicare la sostanza stupefacente, dalla birra, al formaggio, al drink, al caffè, nell’indagine che ha portato i carabinieri ad eseguire il provvedimento con cui il gip Gilda Danilo Romano su richiesta della Dda ha disposto otto misure cautelari (LEGGI), emergono definizioni nuove: l’indicazione di alcuni minuti di tempo per specificare la quantità di droga richiesta, cinque minuti per mezzo grammo di cocaina pari a cinquantamila euro e dieci minuti per un grammo dell’importo di 100 euro.

Le conversazioni, che avvengono quasi sempre via cellulare, sono camuffate, dissimulate con l’uso di metafore, con espressioni monche, dialoghi stringati, o vengono utilizzati gesti o il labiale, come nel caso dei dialoghi che sono avvenuti nella sala colloqui all’interno della Casa circondariale di Catanzaro, intercettati dagli investigatori.

Le conversazioni, che avvengono quasi sempre via cellulare, sono camuffate, dissimulate con l’uso di metafore, con espressioni monche, dialoghi stringati, o vengono utilizzati gesti o il labiale, come nel caso dei dialoghi che sono avvenuti nella sala colloqui all’interno della Casa circondariale di Catanzaro, intercettati dagli investigatori.

I dialoghi intercettati in carcere

 Giuseppe Ziparo, il dominus dell’organizzazione,  dal carcere si preoccupa che i suoi debitori abbiano corrisposto le somme dovute e chiede alla madre Maria Giampà, la contabile di casa,  se “peppe” le avesse portato qualcosa, alludendo al danaro e la donna indica 3, mentre il figlio ipotizzava importi maggiori “4, 5, 6”. E che la comunicazione tra i due facesse riferimento alle somme riscosse dal traffico di droga, emerge dall’invito che il figlio rivolge alla madre “segnateli”, esortandola a registrare il pagamento, adempiendo al suo ruolo di cassa contabile e per nascondere quanto detto la donna fa cenni con le dita al figlio che riassume “3 e 7” trovando conferma. E sempre dal carcere a dicembre 2022, da una conversazione spiata, emerge il disappunto di Ziparo per le “incursioni” dei carabinieri avvenuti nei luoghi di famiglia. Il riferimento è ad una perquisizione, nel corso della quale erano stati sequestrati dagli investigatori 15mila euro e ad informare Ziparo di quanto avvenuto la madre, che suscita l’imprecazione del figlio per la perquisizione nei loro luoghi, e mentre una parente stretta gli riferisce, che i militari avevano scavato tutta l’area, trovando il rilevatore di microspie, la madre rassicura il figlio,: “oltre a quello non hanno trovato niente figlio mio”, rammaricandosi però del denaro beccato in casa.

Le incursioni dei carabinieri e le lettere scritte dal carcere

La madre racconta ancora a Ziparo, di altre incursioni dei militari, del fatto che avevano inventariato tutti i boccacci di vetro trovati e che avevano operato una perquisizione tale da farli morire di paura e quanto alle indagini Maria Giampà sgrida Ziparo su una lettera scritta al fratello in cui gli chiede di cancellare i dati dal suo telefono per impedire il ritrovamento degli appunti sul suo giro di droga da parte degli investigatori, dati comunque usciti fuori e Ziparo durante i primi periodi di detenzione nelle varie missive scritte avanza l’ipotesi di chi possa aver rivelato i suoi movimenti, invitando il fratello Salvatore a indagare su cui possa essere stato il suo delatore. 

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