Traffico internazionale di droga sull’asse Calabria-Germania, torna in libertà 63enne di Guardavalle

E' quanto disposto dal Tribunale del Riesame di Reggio Calabria. Annullata per difetto di gravità indiziaria l'ordinanza di misura cautelare
É quanto afferma Antonio Andrea Miriello, consulente di Antonio Gallo nominato dai difensori Vincenzo Galeota e Pietro Mancuso, nel suo elaborato di consulenza depositato al collegio giudicant

Il Tribunale del Riesame di Reggio Calabria ha annullato per difetto di gravità indiziaria l’ordinanza di misura cautelare nei confronti di Domenico Tedesco, 63 anni di Guardavalle ma residente a Hattershesim in Germania, coinvolto nell’inchiesta della Guardia di Finanza denominata in codice “Crypto” che nel settembre dello scorso anno aveva arrestato 43 persone accusate, a vario titolo, di aver fatto parte di un cartello dedito al traffico internazionale di droga gestito dalla cosca di ‘ndrangheta Cacciola-Certo-Pronestì di Rosarno.

Difetto di gravità indiziaria

Difetto di gravità indiziaria

Secondo l’ipotesi accusatoria Domenico Tedesco avrebbe rivestito il ruolo di intermediario e venditore delle autovetture deputate al trasporto dello stupefacente dal Nord Europa ed, in generale, fornendo supporto logistico ai sodali in territorio tedesco. Accusa che non ha retto al vaglio del Tribunale del Riesame di Reggio Calabria al quale ha presentato istanza di scarcerazione il difensore dell’indagato, l’avvocato Vincenzo Cicino. Così il 63enne originario di Guardavalle è stato rimesso in libertà.

Operazione “Crypto”

L’inchiesta “Crypto” ha preso le mosse dall’operazione “Gerry” che, nel 2017, consentì di sgominare un’organizzazione composta da elementi di vertice delle cosche Molé-Piromalli di Gioia Tauro e Pesce-Bellocco di Rosarno. Sviluppando quell’attività investigativa la Dda reggina, diretta da Giovanni Bombardieri, è risalita a una consorteria criminale transnazionale capace di importare ingenti quantitativi di cocaina dal nord Europa e dalla Spagna e di piazzarla in Italia e all’estero. Promotori del traffico, secondo l’accusa, sarebbero stati Giuseppe Cacciola, Nicola e Domenico Certo e Rocco Antonio Fedele. L’organizzazione di presunti trafficanti di droga avrebbe avuto a disposizione anche una flotta di automezzi anche pesanti per fare giungere a destinazione la droga. Le persone coinvolte nell’operazione avrebbero potuto contare, inoltre, sull’utilizzo di schede telefoniche tedesche e sulla possibilità di recuperare e modificare ad hoc auto dotate di doppi fondi in modo da renderle “impermeabili” ai controlli.

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