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Tre catanzaresi rientrati dal nord: “Pregiudizio più pericoloso del Coronavirus”

di Alessandro Manfredi – E’ un momento duro quello che si sta attraversando nel mondo intero. Non era mai accaduto. Siamo stati travolti da sentimenti di paura, timore, preoccupazione, ansia ed enorme stress psico-fisico. Temiamo il contagio da Covid-19, divenuto il nemico comune da combattere.

La lotta si può vincere e si vincerà. Tuttavia, la differenza, la farà il numero di vittime in quella fascia che il Coronavirus può compromettere maggiormente, cioè quella dei più deboli, gli ammalati. E con loro gli anziani in generale, per i quali il Governo indica misure estreme: non uscire di casa. Ed allora all’improvviso siamo tutti di fronte ad un bivio.

E’ una scelta che ogni essere umano deve compiere, che da sempre viene compiuta e per sempre si compirà. Bisogna scegliere tra il bene ed il male. Il bene è l’amore, il male è la tremenda paura che abbiamo. La prima via ci condurrà a gestire anche un’eventuale emergenza nel miglior modo possibile. Di contro, la seconda, ci condurrà ad una strage. E a pagare saranno i più deboli. Per scongiurare il peggio dobbiamo essere responsabili e rispettare le norme d’igiene e sicurezza indicate dagli scienziati. Ma anche essere maturi e degni componenti di una comunità globale.

Non è certo il momento di fare polemiche e quando tutto sarà finito anche chi governa l’Italia e le istituzioni regionali, come quelle cittadine, dovrà spiegare una gestione confusa e disordinata, che ha incrementato il panico, anziché informare e proteggere i cittadini. Basta vedere le scene di ieri sera a Milano. La gente scappa, come si era visto solo nei film. Ora, però, è tempo di essere tutti responsabili, con l’alto senso civico di rispettare le regole senza avere pregiudizi sugli altri. Dobbiamo fidarci gli uni degli altri ed affidarci gli uni agli altri. Siamo costretti a farlo.

Non dobbiamo avere alcun pregiudizio neppure su coloro che stanno rientrando al Sud dal Nord e sono tantissimi. Di seguito riportiamo la testimonianza di tre catanzaresi, che hanno scritto a Calabria 7 per sfogare la loro personale sofferenza, quella che molti, soprattutto i contagiati, hanno vissuto sulla loro pelle. Si chiama discriminazione, si chiama ignoranza, si chiama pregiudizio ed è il virus più pericoloso da combattere.

“Abbiamo trascorso una settimana in Trentino Alto Adige – scrivono i tre catanzaresi- e ci siamo imbattuti in un pregiudizio più pericoloso dello stesso Coranavirus. Abbiamo seguito le regole imposte dal protocollo per l’emergenza Coronavirus chiamando il numero verde 1500, il quale dopo averci schedati e fatto le domande di rito, tipo se avevamo sintomi influenzali, ci ha rassicurati dicendoci che possiamo vivere la vita di sempre senza allarmismi e con grande serenità. A questo, però, si sono aggiunte le lamentele dei conoscenti e dei vicini, che al netto della loro ignoranza, pretenderebbero che invece dovremmo metterci in quarantena volontaria, perché possibili portatori di malattia…cosa ingiusta e discriminante, perché noi stiamo bene e soprattutto perché l’ente governativo per l’emergenza dice l’esatto contrario…ora le cose sono due o l’ente è superficiale e dice il falso o la gente cerca di seminare panico e pregiudizio infondato al solo scopo di sminuire la vita di chi la vita l’apprezza.

Tuttavia abbiamo visto una diminuzione in termini di astanti nella località sciistica nella quale siamo stati. E’ disarmante, così come è incredibile vedere Milano deserta visto che per tornare abbiamo preso l’aereo da Linate. Cosa che ha trovato conferma anche tornando a Catanzaro…il pensiero di cui abbiamo discusso nella durata del viaggio di ritorno è che l’emergenza c’è e va affrontata con fiducia verso le iniziative prese dalle istituzioni, ma c’è anche la mediocrità della popolazione italiana, che sta facendo più danni del virus stesso…ora a conclusione, vogliamo mandare un monito a tutte le persone di buona volontà e soprattutto di senso civico, dicendo che la menzogna dettata dall’ignoranza ha la capacità di diffondersi molto rapidamente, ma noi persone normali abbiamo l’obbligo e il dovere di diffondere la giusta verità…che con l’aiuto di Dio riusciremo a far valere. Si, è vero, non si può prendere la faccenda in modo superficiale, ma è anche vero che come sembra che da questo incubo sarà difficile uscirne, perché il sistema sanitario potrebbe in futuro andare in crisi, si può anche allo stesso modo credere che presto ci sarà un vaccino, che potrebbe scongiurare questa situazione quasi apocalittica, un vaccino che come è fondato credere possa riaccendere la speranza e darci la possibilità di vedere una nuova alba …il punto sta in come la si vuole vedere la cosa. Se la vivremo con fiducia, la soluzione ci sembrerà più chiara, perché un vaccino non è possibilità campata in aria e ci farà apparire il Coronavirus come un’esperienza che ci ha fatto vedere quanto fragili e vulnerabili siamo e magari apprezzeremo di più i doni più grandi che Dio ci ha dato, la vita e l’amore. E, forse, vivremo rispettando con più attenzione l’unica grande verità dell’esistenza: noi siamo tutti uguali, tutti sorelle e fratelli, racchiusi nell’essere umanità, nello stesso destino comune. Ed oggi lo abbiamo tutti imparato”.

Redazione Calabria 7

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