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Trigarium contro la cosca di Roccabernarda, il pm in aula: “Tutti a processo”

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Ammesse come parte civile la Regione Calabria, il Comune di Roccabernarda e due parenti di Rocco Castiglione, ucciso in un agguato di stampo mafioso

Il pm della distrettuale di Catanzaro Paolo Sirleo  nell’aula bunker ha ribadito la richiesta di mandare a processo 15 imputati, coinvolti nell’operazione Antimafia “Trigarium”, contro la cosca Bagnato di Roccabernarda. Si tratta di Salvatore Aprigliano, 35 anni; Antonio Santo Bagnato, 53 anni; Giuseppe Bagnato, 31 anni; Maurizio Bilotta, 36 anni; Antonio Cianflone, 46 anni; Domenico Colao, 36 anni, geometra; Salvatore Fonte, 45 anni, ingegnere; Domenico Iaquinta, 36 anni; Giovanni Iaquinta, 60 anni, funzionario dell’ufficio tecnico del Comune di Roccabernarda; Gianluca Lonetto, 35 anni; Antonio Marrazzo, 54 anni; Michele Marrazzo, 34 anni; Luigi Piro, 38 anni, responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune di Roccabernarda e all’epoca dei fatti assessore; Mario Riccio, 69 anni; Emanuele Valenti Carcea, 33 anni.  Durante un’udienza fiume il gup Claudio Paris  ha ammesso come parte civile la Regione Calabria, il Comune di Roccabernarda, e due parenti di Rocco Castiglione, vittima di un agguato di stampo mafioso. Poi è stata la volta delle arringhe difensive dei legali Saverio Loiero, Vittoria Aversa e Francesco Calzone, arringhe che continueranno con le discussioni degli avvocati Luigi Falcone, Romualdo Truncè, Giuseppe Carvelli, Luigi Sciumbata, il 10 maggio prossimo, giorno in cui dovrebbe esserci anche la decisione.

Le ipotesi di accusa.  Le accuse rispetto alle quali devono rispondere gli imputati a vario titolo sono: associazione a delinquere di stampo ‘ndranghetistico, omicidio tentato e consumato, detenzione e porto illegale di armi, estorsione, ricettazione, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, abuso d’ufficio e varie ipotesi di danneggiamenti, reati tutti aggravati dalla mafiosità.

 L’omicidio e il tentato omicidio.L’indagine “Trigarium” è scattata in seguito al tentato omicidio di Raffaele Castiglione e all’omicidio del fratello Rocco, avvenuti il 31 maggio 2014. Entrambi si trovavano nelle campagne di Roccabernarda a bordo di un fuoristrada, quando i killer hanno iniziato a sparare. Raffaele riuscì a scappare e a chiedere aiuto ai Carabinieri, per Rocco Castiglione, freddato da colpi di fucile caricato a pallettoni, non ci fu nulla da fare. Un delitto, che secondo la Dda di Catanzaro, avrebbe segnato il passaggio di consegne su Roccabernarda dagli stessi Castiglione alla famiglia Bagnato. Dell’omicidio e del tentato omicidio sono accusati in qualità di mandante e ideatore dell’agguato il boss Antonio Santo Bagnato, mentre gli esecutori, ciascuno con un ruolo determinato, sarebbero riconducibili ad Antonio Marrazzo, Antonio Cianflone, Domenico Iaquinta, Michele Marrazzo e Gianluca Leonetto.

g. p.

Redazione Calabria 7

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