Tuffo in mare dopo i pasti tra scienza e falsi miti, ecco come stanno le cose

Una ricerca scientifica pubblicata sull’International Journal of Aquatic Research and Education afferma che “non sono stati registrati casi in cui mangiare prima di nuotare abbia causato o contribuito ad annegamenti fatali o non fatali”
Tuffo in mare dopo i pasti tra scienza e falsi miti, ecco come stanno le cose

Alzi la mano chi non è cresciuto con nelle orecchie l’ammonimento di mamma e papà (o di chi ne faceva le veci in spiaggia): “Bisogna aspettare tre ore prima di fare il bagno dopo aver mangiato”. E alzi la mano chi ha odiato quel tempo interminabile passato sulla sabbia arroventata o sul lettino sotto l’ombrellone ad annoiarsi mentre ‘i grandi’ ingannavano l’attesa con sonore pennichelle o sonnolente partite a carte al bar dello stabilimento. Bene, per anni ci hanno preso in giro: quella delle tre ore di attesa è poco più che una credenza popolare. Una sorta di monito ancestrale con cui sempre loro, ‘i grandi’, cercavano una spiegazione per costringere gli altri – ‘i piccoli’ – a stare lontani dall’acqua mentre serenamente cedevano al sonnellino postprandiale senza l’obbligo di tenere d’occhio la prole perché non affogasse tra i flutti. 

I rischi ci sono o no?

I rischi ci sono o no?

Ma davvero non è rischioso fare il bagno dopo aver mangiato?  La risposta è che non esistono prove scientifiche che colleghino l’annegamento all’aver pranzato poco prima. In verità il processo della digestione o della sua interpretazione varia da genitore a genitore ma anche dalla quantità di cibo ingerito durante il pranzo. Pertanto l’intervallo può durare dai 30 minuti alle 2 ore. Ma la domanda che ci si pone è, a ogni stagione di vacanze al mare: cosa può succedere se ci si immerge in anticipo? Il nome della minaccia è noto: blocco della digestione. E se questa viene interrotta, dice la saggezza popolare, puoi affogare. Vero o falso? C’è chi dice che tuffarsi in acqua dopo che non si ha ancora digerito può portare ad avere dei crampi che, in quanto paralizzanti o semi tali, possono portare all’annegamento. Si possono paralizzare braccia e gambe.

Prove scientifiche e leggende

Ma non esistono prove scientifiche di queste affermazioni, che appaiono più che altro come una credenza popolare. Tanto più che una ricerca scientifica sulla materia pubblicata nel 2011 sull’International Journal of Aquatic Research and Education, afferma che “non sono stati registrati casi in cui mangiare prima di nuotare abbia causato o contribuito ad annegamenti fatali o non fatali”. Insomma, una falsa mitologia. Al pari di una leggenda metropolitana.

Semmai, secondo Jesús Sueiro, portavoce dell’Associazione galiziana di medicina di famiglia e di comunità (Agamfec), la questione “ha più a che fare con lo shock termico, con l’entrare improvvisamente in acque molto fredde. È un collasso circolatorio, si verifica ipotensione o un calo della pressione sanguigna, una sorta di sincope. Possono verificarsi vertigini, persino vomito e, se sei in acqua in quel momento, può causare annegamento a causa della perdita di coscienza”, spiega lo specialista.

Un consiglio? Entrare sempre con cautela, lentamente e progressivamente. E lasciando che il corpo si acclimati un po’ alla volta il rischio è già bello che eliminato. Della Scuola Spagnola di Soccorso e Primo Soccorso, il suo direttore Alberto García Sanz sottolinea che si possono distinguere due diversi fenomeni. Ciò che comunemente chiamiamo “riduzione della digestione” è in realtà una cattiva digestione, spiega. 

Pertanto, “quando abbiamo mangiato, l’apparato digerente ha bisogno di una maggiore concentrazione di sangue e ossigeno, il che ci rende assonnati, ad esempio. Così nel cervello c’è meno apporto. Se svolgiamo un’attività fisica, quello che stiamo facendo è che i gruppi muscolari che agiscono in quell’attività avranno bisogno anche di un apporto di ossigeno e sangue e aumenteranno la frequenza respiratoria e cardiovascolare. A scapito di cosa? A scapito di tale attività digestiva”, afferma. 

Meglio fare piano 

Insomma qui invece l’acqua non c’entra niente: qualsiasi attività fisica a stomaco pieno può causare disturbi gastrointestinali, nausea, vomito o vertigini. Se questo ci accade mentre corriamo, non succede nulla; se stiamo nuotando, possiamo affogare. Ma il colpevole è il cambiamento di temperatura e non la digestione, si fa notare.

Riassumendo: in questo fenomeno, che ci costringe ad aspettare dopo aver mangiato prima di fare il bagno, ci sono in realtà tre fattori che interagiscono: temperatura, attività fisica e cibo. Il primo è di per sé un rischio: se entriamo improvvisamente in acqua fredda dopo aver trascorso molto tempo al sole o dopo aver fatto esercizio fisico, cioè se la nostra temperatura corporea è elevata, lo shock termico è maggiore e può causare la sincope Questo potrebbe succedere anche a noi se ci facciamo una doccia fredda dopo aver fatto sport, ma qui il pericolo più grande sarebbe “che ci prendiamo una botta se perdiamo conoscenza”, spiega García Sanz.

Cosa c’entra il cibo?

La questione del cibo entra pertanto in gioco quando la si mette in relazione con l’attività fisica. “La raccomandazione generale è di non fare esercizio fisico dopo aver mangiato (ecco perché gli atleti mangiano diverse ore prima di una partita o di una gara) o qualsiasi cosa che possa causare stress fisiologico, e ciò includerebbe l’ingresso in acqua improvviso e uno shock termico quando il l’acqua è fredda. Ed è considerata fredda al di sotto dei 24ºC più o meno”, afferma Luis Miguel Pascual, capo di una ricerca sulle cause dell’annegamento. Ovvero, “se entri in acqua subito dopo aver mangiato, ma non c’è molta differenza di temperatura tra l’acqua e il corpo o lo fai progressivamente, e la tua intenzione è solo quella di immergerti e non fare nessun tipo di attività fisica, ci non ci sarebbero rischi. E al di là di quelli normali quando si è in acqua”, osserva El Paìs. Ma basta parlare di blocco della digestione. In ogni caso è sempre consigliato entrare in acqua progressivamente. Mai di colpo e tuffandosi. (Agi)

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