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Tv7 Rai1, il raccapricciante racconto delle morti sul lavoro del presente e del passato a Crotone

di Danilo Colacino – La morte che arriva mentre ci si sta guadagnando il ‘pane quotidiano’ per se stessi e la propria famiglia. Violenta o lenta che sia, soprattutto in certe aree marginali del Meridione. È questa la storia, una delle tante, che ha raccontato la puntata di stanotte dell’approfondimento giornalistico di Rai1 – Tv7 – con un servizio da Crotone e…dintorni dell’inviato Riccardo Giacoia in forza anche alla Tgr Calabria. La prima parte della narrazione parla di una tragedia consumatasi tredici mesi fa sul lungomare di Crotone sulla strada che conduce a Capo Colonna. Si sta ampliando una sede stradale, quando un muro di appena un metro – non la Grande Muraglia cinese – che non è stato puntellato uccide addirittura tre operai al lavoro: i primi due, Giuseppe Greco di 51 anni e il rumeno Petru Chiriac poco più che 36enne, sul colpo mentre il loro collega Mario De Meco di poco meno di 57 anni in maniera straziante. Lo taglia infatti quasi in due, dal bacino in giù, e lo costringe a poco più di un mese di agonia – dopo un immediato trasferimento dal nosocomio crotonese – nella Sala di Rianimazione del Pugliese-Ciaccio di Catanzaro (da cui i congiunti potevano vederlo per appena mezz’ora al giorno, recandosi da lui da Isola Capo Rizzuto). Ma ogni disperato tentativo di strapparlo al suo impietoso destino risulta purtroppo vano come racconta il giovane figlio Salvatore, che però non nutre rancore per alcuno degli indiretti responsabili della scomparsa del padre. Gli resta solo il rammarico, oltreché un indicibile dolore soffocato a fatica, di aver aperto ora il ristorante che sognava di gestire insieme al papà per sollevarlo da un’indicibile fatica. Non è però stato possibile, perché come ha detto il legale della famiglia Pasquale Lepera a Giacoia “chi doveva vigilare sulla sicurezza del cantiere non lo ha fatto, ignorando gli standard minimi e non ‘contenendo’ il muretto-killer”.

La terra di un minismottamento che inghiotte altri tre operai e un noto proprietario di una villa ancora a Crotone. Dalla tragedia consumatasi su una delle mille strade fatiscenti o comunque inadeguate della Calabria a un altro dramma simile per la città di Pitagora, peraltro maglia nera per gli incidenti sul lavoro. C’è da ripristinare una condotta fognaria a cui è allacciata la casa, ma il tempo è assai inclemente e gli addetti all’intervento pregano il professionista che li ha incaricati di desistere. Niente da fare. Conseguenza? Tutti e quattro vengono seppelliti dalla quanto gli cade addosso.

La dolorosa fine che incombe per decenni e arriva implacabile fra atroci sofferenze. Pino Greco, ex membro del consiglio di fabbrica della Pertusola Sud, accompagna il cronista Rai in una ‘galleria degli orrori’, l’area dei dismessi stabilimenti chimici già Montecatini ed Enichem. Una piccola Ilva con gli stessi casi, in scala, di patologie tumorali di Taranto. Spiega infatti Greco con tassonomica precisione “reparto per reparto si riscontravano determinate malattie. Alla lisciviazione era matematico il cancro al fegato. Al cadmio quello alla vescica o al colon. Tante morti per mesotelioma pleurico si registravano, tuttavia, anche per le povere mogli che lavavano le tute dei mariti”. A riguardo, raccapricciante pure il racconto di Dionigi Manno (figlio di un ex dipendente della Montedison addetto al Fosforico, a ‘contatto’ con un alto-formo in cui ci si proteggeva dalle elevate temperature con il massiccio impiego di amianto) che ha affermato: “Sì, vero. Mio padre come i colleghi per i tempi guadagnavano bene, ma la fabbrica li ha consumati e uccisi. Papà se n’è andato per un brutto male allo stomaco, lo stesso la mamma. Dal canto nostro abbiamo intentato causa, però è stata archiviata. Non ci sono più elementi per poter ricostruire l’intera vicenda dopo vari decenni. È inaccettabile che già nel ’50 si sospettasse della pericolosità dell’amianto, ma per profitto lo abbiano dismesso solo 40 anni dopo”.

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