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Uccise l’ex amante con 28 coltellate nel Catanzarese, l’assassino a processo

Loredana Scalone

di Gabriella Passariello- Un amore “sbagliato”, finito in tragedia. Un delitto efferato, premeditato, compiuto per motivi abietti e futili, con una crudeltà inaudita, infliggendole ventotto coltellate, dopo aver consumato con lei un rapporto sessuale. Con le accuse di omicidio aggravato e occultamento di cadavere, va a processo Sergio Giana, 37enne, residente a Badolato, l’assassino reo confesso della sua ex amante, Loredana Scalone, 51enne, originaria di Girifalco e residente a Stalettì, uccisa il 23 novembre dell’anno scorso alla Scogliera di Pietragrande, nel Catanzarese. Il gup Valeria Isabella Valenzi ha accolto la richiesta di giudizio immediato formulata dal sostituto procuratore della Repubblica Irene Crea, fissando la data della prima udienza dibattimentale davanti ai giudici della Corte di Assise, presieduta da Alessandro Bravin, il prossimo 14 settembre.

Delitto premeditato

Secondo le ipotesi di accusa, Sergio Giana aveva concordato con Loredana Scalone, a cui era stato legato da una relazione affettiva, un appuntamento al quale si sarebbe già presentato munito di un coltello da cucina con una lama di 11 centimetri, ritrovato poi sul luogo del delitto e corrispondente al set di posate sequestrate nell’abitazione dell’imputato. L’aveva accompagnata nella casa di due coniugi a Caminia, dove la vittima svolgeva le mansioni di collaboratrice domestica, attendendo che la donna terminasse la sua giornata lavorativa per poi recarsi con lei alla Scogliera di Pietragrande.

Il rapporto sessuale e le fasi agghiaccianti del delitto

Dopo aver consumato un rapporto sessuale, l’uomo le avrebbe inflitto ventotto coltellate sul collo, in testa, sul torace e sul dorso, tentando di strangolarla. Poi l’avrebbe sbattuta, verosimilmente, contro gli spuntoni di roccia delle pareti della scogliera, una serie di colpi, che non hanno lasciato via di scampo alla 52enne: Loredana è morta per insufficienza respiratoria acuta con shock emorragico, lacerazioni polmonari e fratture.

Due volte sulla scena del crimine per cancellare le tracce

Giona  avrebbe poi nascosto il corpo di Loredana in un’insenatura tra gli scogli a ridosso della Baia di Pietragrande e sarebbe tornato il giorno dopo per ben due volte sulla scena del crimine per pulire le tracce di sangue con la candeggina e cospargerne il corpo con una sostanza melmosa, probabilmente con del cemento per non renderlo visibile e garantirsi l’impunità.

© Riproduzione riservata.

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