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“Ucciso davanti al figlio per uno schiaffo”, il Riesame annulla l’ordinanza per il presunto mandante

Resta in carcere perché detenuto per altra causa ma cadono, almeno per il momento, quelle relative all’omicidio di Carmelo Polito, giustiziato davanti al figlio di appena sei anni l’uno marzo del 2011 a San Gregorio d’Ippona. Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha infatti annullato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Rosario Fiorillo, alias “Pulcino”, 33 anni, ritenuto figura di vertice del clan dei Piscopisani. Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro sarebbe stato lui a ordinare l’uccisione di Polito per via di uno schiaffo ricevuto in carcere. Accolto il ricorso presentato dagli avvocati Sergio Rotundo e Alice Massara che hanno quindi ottenuto l’annullamento del provvedimento. Fiorillo è stato condannato a 30 anni di reclusione dalla Corte d’assise d’appello di Catanzaro per l’omicidio di Fortunato Patania, il boss di Stefanaconi, ucciso in un agguato compiuto nell’ambito della faida che ha insanguinato il Vibonese a cavallo tra il 2011 e il 2012.

La scarcerazione del presunto killer

Lo stesso Tribunale del Riesame di Catanzaro aveva scarcerato la scorsa settimana Giuseppe Pannace, 30 anni di San Gregorio d’Ippona, accusato di essere uno dei killer che l’1 marzo del 2011 uccise Carmelo Polito. Accolta l’istanza presentata dall’avvocato Anselmo Torchia coadiuvato dal collega Antonio Vitale. Pannace è quindi tornato in libertà. La difesa, nel corso di una lunga discussione,  aveva sostenuto l’inattendibilità e la non credibilità dei collaboratori di giustizia Andrea Mantella, Raffaele Moscato e Bartolomeo Arena le cui dichiarazioni hanno permesso agli inquirenti di chiudere il cerchio delle indagini individuando i presunti mandanti ed esecutori materiali dell’omicidio. In particolare l’avvocato Torchia ha insistito sull’inattendibilità dei fotogrammi provenienti dalla videosorveglianza che ritraeva l’omicidio Polito mentre lo stesso camminava accanto al bambino, suo figlio; l’inutilizzabilità delle intercettazioni ambientali ai sensi di una recentissima sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione. Lo scorso 14 aprile, invece, il cugino di Giuseppe Pannace, Francesco, 34 anni di San Gregorio, è stato condannato all’ergastolo nel processo celebrato con rito abbreviato.

Le accuse della Dda di Catanzaro

Le indagini, coordinate dal pm della Dda di Catanzaro Andrea Mancuso, hanno consentito di raccogliere – secondo quelle che sono le ipotesi accusatorie – gravi elementi di prova a carico di Fiorillo e Pannace, ritenuti esponenti rispettivamente del locale di ‘ndrangheta di Piscopio e di quello di San Gregorio d’Ippona cristallizzando il ruolo ricoperto nell’omicidio con le aggravanti di aver agito con premeditazione e al fine di agevolare l’attività del locale di Piscopio, quale articolazione territoriale dell’organizzazione mafiosa denominata ‘ndrangheta. Secondo l’accusa Giuseppe Pannace sarebbe l’autore materiale dell’omicidio mentre sarebbe stato acclarato il coinvolgimento di Rosario Fiorillo quale mandante che avrebbe decretato la morte del Polito per vendicare uno schiaffo da questo sferratogli durante un periodo di comune detenzione in un istituto penitenziario. (mi.fa.)

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