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Ucciso per una relazione extraconiugale, svolta sull’omicidio Belsito nel Vibonese: sei arresti

di Mimmo Famularo – Giustiziato per una relazione extraconiugale con la sorella di un altro affiliato. La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri fa luce su un efferato omicidio commesso nel 2004 a Pizzo. Si tratta dell’agguato che è costato la vita a Domenico Belsito, all’epoca dei fatti 34 anni, originario di Sant’Onofrio e ritenuto affiliato al Locale di ‘ndrangheta dei Bonavota. I carabinieri del Nucleo investigativo di Vibo Valentia, al termine di una serie di indagini coordinate dal sostituto procuratore Andrea Mancuso, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sei persone ritenute, a vario titolo responsabili in concorso tra di loro del reato di omicidio.

I nomi degli arrestati

I destinatari dei sei provvedimenti di custodia cautelare emessi dal gip distrettuale di Catanzaro si trovano già in carcere perché coinvolti in diverse inchieste antimafia. L’ordinanza è stata notificata nei confronti dei fratelli Pasquale (latitante), Nicola e Domenico Bonavota, dei loro luogotenenti Onofrio Barbieri e Francesco Salvatore Fortuna, tutti di Sant’Onofrio, e di Salvatore Mantella, 47 anni di Vibo Valentia.

L’agguato al bar e l’auto bruciata

Domenico Belsito è stato gravemente ferito la sera del 18 marzo 2004 mentre si trovava in un noto bar di Pizzo. Era appena sceso dalla sua auto quando è stato raggiunto da numerosi colpi d’arma da fuoco da un commando che ha fatto subito perdere le proprie tracce. Poche ore dopo l’agguato l’auto sulla quale viaggiavano i killer è stata trovata in fiamme dai carabinieri vicino un masseria a pochi chilometri di distanza. La vittima invece è deceduta l’uno aprile all’ospedale di Vibo Valentia dopo due settimane di agonia e nonostante i disperati tentativi dei medici di salvargli la vita.

La scambio di killer e il tentato omicidio Franzè

Gli inquirenti sono riusciti a ricostruire i dettagli dell’omicidio e a individuare il presunto movente: una relazione extraconiugale con la sorella di un altro affiliato che nei codici arcaici della ‘ndrangheta è assolutamente vietata. Il laborioso lavoro investigativo, ricostruito dalla Direzione distrettuale antimafia, nonostante il lungo arco di tempo trascorso dall’efferato evento che scosse all’epoca la tranquilla cittadina napitina, ha individuato nei vertici della Locale Sant’Onofrio i mandanti e negli elementi dell’emergente gruppo criminale di Andrea Mantella (oggi collaboratore di giustizia) gli esecutori materiali del brutale omicidio, maturato nell’ambito di logiche di scambio, finalizzate a sancire l’alleanza tra i due sodalizi ‘ndranghetistici. La spedizione di morte, infatti, ha fatto seguito, a pochi giorni di distanza, al raid punitivo eseguito da killer della Locale di Sant’Onofrio presso l’abitazione di Antonio Franzè, 66 anni, rimasto ferito alla spalla destra da colpi di arma da fuoco. Un tentato omicidio per il quale dovranno rispondere Salvatore Mantella, Francesco Salvatore Fortuna e Domenico Bonavota. Franzè doveva morire perché – secondo quanto emerso dall’inchiesta – avrebbe mancato di rispetto a Mantella sminuendone in città la sua reputazione.

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