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Umiliato e picchiato a Catanzaro: “Ti butto dalle scale”. Chiesto il processo per moglie e figlio

di Gabriella Passariello-  Avrebbe umiliato, aggredito e offeso il marito al punto da portare i carabinieri ad ottobre dello scorso anno a notificarle un’ordinanza di misura cautelare agli arresti domiciliari disposta dal gip Gaia Sorrentino su richiesta della Procura, aggravando la posizione della moglie, prima sottoposta all’allontanamento dalla casa familiare con divieto di avvicinamento al marito. Misura poi alleggerita e sostituita con il divieto di dimora in Calabria (LEGGI).  E a vessare l’uomo ci avrebbe messo del suo anche il figlio della coppia. Con l’ipotesi di accusa di maltrattamenti  in famiglia in concorso, lesioni personali aggravate e mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice, di cui risponde solo la donna R.S., 64 anni e per il capo di imputazione relativo ai soli maltrattamenti il figlio G.L. 28enne, entrambi di Catanzaro, il sostituto procuratore Silvia Peru ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti dei due  “rei” di aver tormentato l’uomo, pretendendo continuamente somme di denaro, sputandogli addosso e impedendogli di entrare in casa:  “Devi andare via da casa, sei un poco di buono, non vali a niente, provieni da una famiglia squallida, ti prendo con il palo, ti butto dalle scale”. Il 30 aprile dell’anno scorso dopo l’ennesimo litigio per futili motivi, la donna, indagata non solo  per maltrattamenti in famiglia, avrebbe afferrato la scopa, strofinandola sul viso del marito, “vieni che ti faccio la barba” e  colpendolo al braccio destro.

Lo spinge facendogli sbattere la testa al muro

Circa due mesi dopo, solo perché il marito si sarebbe rifiutato di darle danaro, gli  avrebbe intimato di restare fuori casa, spingendolo con forza fino a fargli sbattere la testa contro un muro, cadendo a terra. La moglie avrebbe procurato al marito lesioni consistite in un trauma cranico da aggressione domestica, come da verbale del Pronto soccorso dell’ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, eludendo, tra l’altro l’esecuzione di un decreto del Tribunale civile di Catanzaro del 30 giugno 2021, con il quale veniva revocato il decreto di allontanamento d’urgenza dalla casa familiare, impedendo al marito di rientrare in casa.

“Se torni a casa, sarà la tua fine, sei già morto”

In un’occasione, la donna gli avrebbe scaraventato gli indumenti giù dal balcone, riversandoli in strada, poi lo avrebbe contattato al telefono avvisandolo di andare a raccogliersi tutta la roba “che te l’ho buttata fuori e stai attento a non tornare, sarà la tua fine, perché sei già morto”. Minacce, prevaricazioni che si sarebbero ripetute anche il 3 agosto scorso quando il marito rientrato nell’abitazione coniugale, portando con sé indumenti e medicine salvavita, si è trovato di fronte la moglie che con appellativi “poco eleganti”  si sarebbe rivolto al marito affermando in tono perentorio “se torni ti ammazzo… non ti faccio fare una bella fine” e il giorno dopo avrebbe preso le medicine del marito, le avrebbe riposte nel balcone, esponendole al caldo e al sole, impedendo al consorte di prenderle, con un avvertimento “se vuoi stare a casa deve pagare l’affitto”.

Non gli dà la somma richiesta e il figlio lo aggredisce

Il 5 agosto scorso alla vista del marito, recatosi a casa per riprendersi alcuni effetti personali, gli avrebbe dato un ultimatum, l’ennesimo: “non hai capito che qui non ci devi più venire! Quante altre volte te lo devo dire e vattene via immediatamente”. Nei giorni successivi, la donna avrebbe continuato ad insultare il marito, aggredendolo verbalmente, ballando, cantando, aprendo e chiudendo cassetti per impedirgli di riposare. Ma c’è di più. A marzo e ad ottobre scorso, la vittima, sarebbe stata aggredita verbalmente e fisicamente anche dal figlio per il solo fatto di essersi rifiutata di corrispondergli la somma di denaro richiesta.

L’udienza preliminare

Il gup del Tribunale di Catanzaro Paola Ciriaco ha fissato l’udienza preliminare il prossimo 23 febbraio  per decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio della Procura e quel giorno l’avvocato difensore dei due imputati, il legale Francesco Mancuso proverà a smontare il castello accusatorio evitandone il processo (LEGGI).

 

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