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Un’altra giornata di passione al Cup Annunziata: sette ore in fila

annunziata biglietto 5 ore

Un’altra giornata di passione al Centro unico prenotazioni dell’ospedale Annunziata di Cosenza. Ne sa qualcosa Luca. È una storia che riguarda lui e chi è stato, come lui e con lui, per più di 7 ore in fila al Cup dell’Annunziata.

Sette ore di fila al Cup dell’Annunziata

Già, cinque, sette ore di fila per prenotare “semplicemente” una visita. L’assunto che l’emergenza Covid ci abbia reso delle persone migliori si infrange tutto nel grande salone delle prenotazioni per le visite all’ospedale Annunziata di Cosenza. Fila perché al Cup telefonico e a quello online ancora non si capisce come accedere.

Il nosocomio bruzio è infatti la fotografia di come niente sia cambiato. È vero che tutti riconoscono, giustamente, il valore di eroicità a medici, paramedici e infermieri che hanno affrontato con grande coraggio e competenza la più difficile emergenza sanitaria dal Dopoguerra ad oggi ma hanno combattuto con armi spuntate.

E quanto quelle armi siano spuntate (strutture, spazi, carenza di personale amministrativo e cattiva organizzazione di chi dovrebbe dirigere una macchina così complessa come la Sanità in Calabria), è apparso chiarissimo a Luca e a chi come lui ha trascorso l’intera giornata (letteralmente), fra le mura del Cup.

Mura che, comunque, sono ancora soggette all’emergenza Covid.

Cinque ore e trenta minuti di attesa

Luca arriva di buon mattino da Lamezia a Cosenza. Ha la Leucemia meloide cronica che non è proprio come avere un semplice raffreddore. Viene all’Annunziata perché il suo medico di base gli ha detto che i dottori di Ematologia lì sono molto bravi e preparati.

E Luca, in questa dura battaglia che combatte, ha capito presto che quei guerrieri con il camice sono forti ma allo stesso si accorge che combattono in strutture carenti. E si ci mette anche il Covid che fa spostare i reparti per dare più spazio agli ammalati di Coronavirus.

Luca arriva al Cup dell’Annunziata, ritira il numerino. C’è scritto sopra che lui è il numero 145 del percorso T. La lettera l’ha presa perché è quella che la guardia giurata ha detto di fare. Fra T e C, Luca deve seguire il percorso T per prenotare un prelievo di sangue e poi la visita a Ematologia.

Il numero di Luca è il T145. Fin qui tutto normale. Quello che però gli fa uscire gli occhi fuori dalle orbite è il tempo di attesa: 318 minuti. Si tratta di 5 ore e 30 minuti di attesa. Davanti a sé a 108 persone che come lui attendono da tanto tempo di fare una visita.

bigliettino annunziata
L’attesa stimata in 318 minuti

La pausa pranzo e l’arrivo della polizia all’Annunziata

Al Cup dell’Annunziata c’è veramente tanta gente. Tanta per essere in piena emergenza Covid. Le mascherine, dopo tutte queste ore, iniziano a essere tolte dal viso. E la gente è, per forza di cose ammassata.

Colpisce il fatto che gli operatori non tengano conto del diritto di precedenza di disabili gravi e di donne in gravidanza. Nessuno passa davanti anche in condizioni particolari.

Una guardia giurata stringe il braccio di una donna che voleva passare senza rispettare il proprio turno, perché esausta, ma non si rende conto della forza che mette nel gesto tanto da far scoppiare in lacrime la signora.

La tensione sale ma il momento massimo arriva all’ora di pranzo. Nel momento in cui gli sportelli chiudono per riaprire due ore dopo. Le proteste di Luca e di chi come lui è in fila da ore crescono.

Crescono anche perché in quel delirio che è il Cup dell’Annunziata viene imposto alla gente in attesa di aspettare fuori. E qui scoppia la rabbia.

La gente sbraita, inveisce e chiama la polizia. Ci vorrà tutta la buona volontà e la capacità di mediazione degli uomini della Questura di Cosenza per far rimanere le persone in attesa dentro alla struttura. Dove però il personale è in pausa.

La pausa finisce, Luca arriva allo sportello sette ore dopo

Arriva finalmente il turno di Luca. Ha seguito tutto il percorso T per ben sette ore. E ora tocca al numero 145. Il suo. Ma l’operatore fa notare a Luca che gli ammalati di Leucemia meloide cronica come lui, che non hanno mica un semplice raffreddore, devono seguire il percorso C e non il T.

E ora che si fa? L’operatore mostra un volto umano e chiama il collega che si occupa della pratica di Luca.

Alla fine riescono a prenotare le sue analisi e la sua visita. Anche oggi dovrà tornare da Lamezia a Cosenza per andare all’Annunziata.

Proprio pochi giorni fa il commissario dell’Azienda ospedaliera di Cosenza Panizzoli ha detto in Comune, ai consiglieri di minoranza, che avrebbe messo mano all’organizzazione dei reparti.

La speranza è che sistemi anche le forche caudine a cui si sottopone chi deve prenotare una visita al Centro unico prenotazioni.

Francesco Cangemi

© Riproduzione riservata.

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