Calabria7

“Uso distorto dei fondi pubblici”, il Riesame bacchetta l’ex consigliere regionale Parente

di Gabriella Passariello- “E’ indubbio che Parente fosse titolare di un potere di spesa attribuitogli dalla Regione per soddisfare finalità istituzionali, quale poteva essere la creazione di uno staff di supporto del gruppo consiliare. Ciò che rileva è l’utilizzo distorto di questa discrezionalità desumibile dai motivi personali che lo hanno indotto ad avvalersi di fondi pubblici per conferire incarichi”. Il Tribunale del Riesame di Catanzaro, presidente Giuseppe De Salvatore, a latere Gabriella Pede e Sara Mazzotta, motiva la conferma del sequestro preventivo di circa 38mila euro emesso con decreto dal gip Filippo Aragona il 10 dicembre dello scorso anno nei confronti dell’ex consigliere regionale Claudio Parente, indagato nell’ambito dell’operazione Corvo per peculato e corruzione in un atto contrario ai doveri di ufficio in concorso con i consiglieri comunali Francesco Gironda e Giuseppe Pisano per fatti accaduti il 30 luglio e l’1 agosto 2018 (LEGGI QUI).

Lo scambio di favori

Al centro dell’inchiesta, un accordo corruttivo tra l’ ex consigliere regionale e i due consiglieri comunali all’epoca dei fatti, espressione del movimento di Parente, “Officine del Sud”: l’assunzione nelle strutture speciali della Regione rispettivamente del fratello e della compagna dei due consiglieri, utilizzando fondi pubblici per fini privati, “pur sapendo di conferire i due incarichi senza procedere ad alcuna selezione pubblica e a persone prive dei requisiti necessari per svolgere quel determinato ruolo”. Secondo l’accusa, un modo per compensare i due consiglieri per aver dato il loro voto in un Consiglio comunale convocato di urgenza per l’approvazione della delibera numero 95 del 13 settembre 2018 con cui l’associazione interregionale “Vivere Insieme”, di cui Parente è titolare e amministratore di fatto, ha ottenuto l’affidamento per il progetto di riqualificazione Catanzaro Sud, da periferia a nuova centralità, in aree ex piano di zona numero 5 denominato Corvo-Aranceto, per la costruzione di un complesso di attività di carattere sanitario e sportivo.

La delibera sospetta

“Dalle risultanze investigative è emerso un interesse concreto di Parente alle sorti dell’Associazione interregionale, confermato dalle cointeressenze avute con il socio, nonché legale rappresentante Poggi Madarena (non indagato) e da una serie di intrecci tra l’Associazione medesima e altre imprese direttamente e indirettamente riconducibili allo stesso Parente”. Per i giudici del Riesame, a fronte di questo dato appare singolare che la scelta di Parente di conferire incarichi fiduciari sia ricaduta proprio su persone molto vicine ai consiglieri Pisano e Gironda, i quali a distanza di poche settimane dall’inserimento rispettivamente della compagna e del fratello nell’entourage di Parente, hanno votato per l’approvazione della delibera favorevole all’Associazione “Vivere insieme”. Sebbene non risulta alcuna concessione di piena proprietà dell’area all’Associazione, per i giudici del collegio, si è trattato comunque di un atto del Consiglio comunale, che ha tracciato un percorso favorevole per l’Associazione manifestando un interesse per la vendita di alcune aree interne alla zona denominata Corvo Aranceto. Dal contenuto della delibera versata in atti risulta infatti essere stata favorevolmente accolta la proposta della Vivere Insieme, sul presupposto che le aree indicate “pur divenendo di proprietà privata, manterranno l’uso pubblico e collettivo per come stabilito dall’intervento proposto”, circostanza questa che appare sufficiente a dimostrare un’utilità di quella delibera per l’associazione.

“Nomine meramente strumentali”

L’obiezione della difesa tesa ad evidenziare che la delibera è stata approvata a maggioranza assoluta dai consiglieri presenti in aula e non solo grazie all’intervento di Pisano e  Gironda non fa venir meno lo scambio di favori emerso dalla ricostruzione investigativa: si è trattato di nomine meramente strumentali a garantire a Parente un sostegno in Comune dai consiglieri Pisano e Gironda. “L’importo calcolato in 37.628,80 euro risultato dalla sommatoria delle retribuzioni versate alla compagna e al fratello dei due consiglieri, rappresenta il profitto del reato trattandosi di fondi pubblici che Parente ha impiegato per remunerare i collaboratori assunti nell’ottica della realizzazione di un fine di natura prevalentemente privatistici anzichè pubblico”.

© Riproduzione riservata.

Articoli Correlati

I 100 anni dell’Eparchia di Lungro (SERVIZIO TV)

manfredi

Consiglio comunale di Catanzaro, si dimette Tommaso Brutto: “Motivi personali”

bruno mirante

Pentito dà in escandescenze durante il processo: “Non sono un servo dello Stato”

Mimmo Famularo
Click to Hide Advanced Floating Content
Click to Hide Advanced Floating Content