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Vaiolo delle scimmie, aumenta il numero dei contagi: ecco i sintomi e le complicanze

vaiolo delle scimmie

“E’ possibile contenere la trasmissione dei casi di vaiolo delle scimmie nei Paesi in cui la malattie non è endemica“. Lo ha detto Maria Van Kerkhove, a capo della ricerca sulle malattie emergenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. “L’identificazione precoce e l’isolamento dei casi di vaiolo delle scimmie fanno parte delle misure raccomandate dall’Oms e dall’Ecdc”, ha sottolineato Van Kerkhove aggiungendo che al momento non vi sono casi gravi. Non è ancora chiaro se il virus responsabile del vaiolo delle scimmie abbia subito una mutazione. La risposta potrà arrivare solo dall’analisi della sua sequenza genetica.

“Non è una malattia omosessuale”

“Sono stati identificati diversi casi di vaiolo delle scimmie tra uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, ma non è una malattia omosessuale, come hanno cercato di etichettare alcune persone sui social network”. Lo ha sottolineato Andy Seale, consulente strategico per i programmi globali dell’Oms su Hiv, epatite e infezioni sessualmente trasmissibili. Nel frattempo registrato il primo caso di vaiolo delle scimmie in Toscana (LEGGI), il quarto in Italia: all’ospedale San Donato di Arezzo ricoverato un uomo di 32 anni rientrato da una vacanza alle isole Canarie. Si tratta di una persona rientrata in Italia il 15 maggio che ha presentato rapidamente i sintomi della malattia”.

Intanto nel Lazio ci sono 15 persone in isolamento mentre i casi restano tre e si tratta di tre persone ricoverate allo Spallanzani in buone condizioni cliniche. I quindici in isolamento sono contatti dei tre contagiati ai quali si è risaliti con il contact tracing. L’Asl spiega che il 32enne, “nei giorni tra il 15 ed il 20 maggio non ha avuto contatti con i propri familiari, in quanto l’uomo vive da solo. Il giorno 20 maggio si è fatto visitare dal proprio medico di base che lo ha indirizzato agli ambulatori di malattie infettive”. E’ stato “immediatamente preso in carico dai medici del reparto in quanto presentava delle lesioni cutanee suggestive per l’infezione”.

E’ stato così contattato l’Istituto Spallanzani “sia per un parere sulle lesioni, confermando il sospetto clinico posto ad Arezzo in quanto risultavano simili a quelle dei 3 pazienti da loro ricoverati, sia per l’invio dei campioni per la conferma di laboratorio”. I tamponi sono stati inviati il 21 maggio al laboratorio di virologia dello Spallanzani e “il giorno successivo – prosegue la Asl – è stata comunicata la positività di tutti i campioni esaminati”. Contemporaneamente il servizio di prevenzione della Asl “ha provveduto ad individuare tutti i contatti della persona che sono stati raggiunti e per i quali è prevista una sorveglianza sull’insorgenza dei sintomi per i prossimi 21 giorni. I sintomi e segni da attenzionare sono le lesioni cutanee (vescicole e pustule), febbre, malessere e ingrossamento dei linfonodi”.

Probabilità di diffusione

La maggior parte dei casi attuali di vaiolo delle scimmie in Europa “si è presentata con sintomi di malattia lievi e, per la popolazione più ampia, la probabilità di diffusione è molto bassa”. Così Andrea Ammon, direttrice del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), che ha pubblicato una prima valutazione del rischio della malattia. “Tuttavia, la probabilità di un’ulteriore diffusione del virus attraverso uno stretto contatto, ad esempio durante le attività sessuali tra persone con più partner, è considerata alta”, si legge nella valutazione dell’Ecdc.

Sintomi e complicanze

Monkeypox provoca una serie di sintomi simil-influenzali come stanchezza, dolori muscolari, mal di testa, febbre, linfonodi ingrossati ma presenta anche un’eruzione cutanea distintiva: lesioni sui palmi delle mani. Le lesioni alla pelle – scrive il Corriere della Sera – sono spesso descritte come molto dolorose, indipendentemente da dove si verificano. In questi nuovi focolai, secondo quanto riferito dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, “la maggior parte dei casi presentava lesioni sui genitali o sull’area perigenitale, indicando che la trasmissione probabilmente si verifica durante uno stretto contatto fisico durante le attività sessuali“. Segnalate anche molte ulcerazioni orali. Tra le rare complicanze sono riportate: broncopolmonite, shock secondario a diarrea e vomito, cicatrici corneali che possono portare a cecità permanente, encefalite specialmente nei pazienti con infezione batterica secondaria e setticemia, con la formazione di cicatrici sulla pelle come sequela a lungo termine.

Vaccino

“Innanzitutto è bene sottolineare la differenza col Covid.Qui si tratta di un virus non totalmente sconosciuto come è stato nel caso del Coronavirus e per questo di un cugino molto meno pericoloso del primo. Per il vaiolo delle scimmie esiste infatti già un vaccino, lo stesso grazie al quale abbiamo debellato il vaiolo già dal 1981″. Lo ha dichiarato il virologo e divulgatore scientifico Roberto Burioni. “Il vaccino contro il vaiolo – ha aggiunto – protegge quindi si pensa anche da quello delle scimmie. Quello che si cercherà di capire nei prossimi  giorni è se ci troviamo o meno davanti a una variante del primo”.

“Questo virus – ha continuato Burioni – non si trasmette così facilmente, è necessario infatti, per quello che ne sappiamo fino ad oggi di contatti ravvicinati. Al momento, perciò, si tratta solo di ipotesi, si pensa che circoli più facilmente tra i giovani per due motivi: perché molti di loro non sono vaccinati contro il vaiolo e perché hanno una vita sessuale più attiva. Ma anche questa rimane un’ipotesi. Insomma – ha concluso il ricercatore – gran parte della popolazione è già vaccinata contro questo virus e seconda buona notizia, il ceppo che sta circolando in Europa sarebbe comunque quello meno pericoloso”.

© Riproduzione riservata.

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