Via Enrico Molè a Catanzaro: la storia del politico, avvocato e giornalista calabrese

Durante il regime fascista fu dichiarato decaduto dal mandato parlamentare per decisione della maggioranza. Ritiratosi in Calabria, si dedicò all’avvocatura
enrico molè

A Catanzaro c’è una strada intitolata a Enrico Molè. Chi era costui? Un politico del Novecento, avvocato, giornalista e massone. Candidato al Parlamento nel 1919 senza successo, venne eletto nel 1921 con una elezione annullata, poi nel 1923, fu tra i deputati dichiarati decaduti nel 1927 per l’Aventino. Nel 1948 fu poi Senatore della Repubblica come senatore di diritto, fu eletto vicepresidente del Senato. Fu Ministro dell’Alimentazione nel Governo Parri (21/6/1945 – 10/12/1945) e Ministro della Pubblica Istruzione nel primo Governo De Gasperi I (10(12/1945 – 1º/7/1946), nelle file del Partito Democratico del Lavoro. Fu anche senatore della Repubblica nelle prime tre legislature repubblicane.

Si sposò due volte. Prima con la cantante lirica greca Josephine Calleja da cui ebbe tre figlie: Elsa, eletta parlamentare, Franco e Maria Maddalena. Rimasto vedovo nel 1920, si risposò con la professoressa Lucrezia De Francesco, primo preside donna d’Italia, a Vibo Valentia nel 1925, e da cui ebbe altri tre figli: Elena, Gabriella e Marcello. Gabriella, che insegnava cinese antico alla Sapienza di Roma, a sua volta sposò il parlamentare di San Ferdinando di Rosarno, Nicola Capria, che fu quattro volte ministro socialista.

Si sposò due volte. Prima con la cantante lirica greca Josephine Calleja da cui ebbe tre figlie: Elsa, eletta parlamentare, Franco e Maria Maddalena. Rimasto vedovo nel 1920, si risposò con la professoressa Lucrezia De Francesco, primo preside donna d’Italia, a Vibo Valentia nel 1925, e da cui ebbe altri tre figli: Elena, Gabriella e Marcello. Gabriella, che insegnava cinese antico alla Sapienza di Roma, a sua volta sposò il parlamentare di San Ferdinando di Rosarno, Nicola Capria, che fu quattro volte ministro socialista.

Enrico Molè nacque a Catanzaro il 7 ottobre 1889 da Francesco, avvocato del foro libero, e da Elisa Doria, discendente da un ramo cadetto dei Doria di Genova. Il suo profilo è stato descritto dall’enciclopedia Treccani. Di famiglia altoborghese (il nonno Enrico era stato presidente della corte di appello di Napoli a metà dell’Ottocento), crebbe in un ambiente ricco di stimoli. Dopo i primi studi si iscrisse, nella sua città, al liceo classico Pasquale Galluppi, conseguendo la maturità a 16 anni.

L’attività giornalistica

Precocemente entrò nel mondo del giornalismo, collaborando, poco più che adolescente, a due quotidiani partenopei: il satirico “Monsignor Perrelli” e “Il Mattino”. Nel 1907 si trasferì a Napoli, iscrivendosi alla facoltà di giurisprudenza, quindi a Milano, dove gli venne offerta la possibilità di dedicarsi più stabilmente al giornalismo. Socialista all’inizio, dopo una breve collaborazione a “La Vita” di Roma, lavorò, negli anni della direzione Treves, a l’Avanti! (in cui, tra l’altro, il 7 aprile 1912, pubblicò l’elogio funebre di Giovanni Pascoli); divenuto democratico riformista, passò quindi a scrivere ne “Il Secolo”.

Conseguita la laurea in legge nel 1912, Molè era stato chiamato a Napoli presso lo studio fondato e diretto da Enrico De Nicola [primo Presidente della Repubblica] ma alla professione forense – che tuttavia esercitò anche nella sua città, Catanzaro – preferì sempre il giornalismo e la politica.

Dopo una sfortunata candidatura alle elezioni del 1919, il 15 maggio 1921 riuscì eletto deputato nel collegio di Catanzaro, per la XXVI legislatura. Fu membro della Commissione nazionale per i problemi del dopoguerra presieduta da Vittorio Emanuele Orlando e segretario del gruppo parlamentare socialista riformista fino all’annullamento della sua elezione, avvenuta il 30 luglio 1921 per una manovra del gruppo dei nazionalisti e fascisti.

Proseguendo nell’attività giornalistica, collaborò, e nel 1924 diresse “L’Ora” di Palermo; in quegli stessi anni assunse l’incarico di notista politico e in seguito di redattore capo de “Il Mondo di Roma”, il quotidiano di Giovanni Amendola. Rientrò alla Camera nel 1924 con la XXVII legislatura sempre per il collegio Basilicata-Calabria nella lista di opposizione costituzionale. Dopo il delitto Matteotti svolse un ruolo di primo piano nella corrente di opposizione costituzionale che faceva capo ad Amendola; fu tra i fondatori dell’Unione democratica nazionale e uno dei cinque segretari parlamentari del gruppo dei deputati aventiniani.

Ritiratosi in Calabria nel periodo fascista, si dedicò all’avvocatura

Nella seduta del 9 novembre 1926, insieme con altri 122 colleghi, fu dichiarato decaduto dal mandato parlamentare per decisione della maggioranza fascista alla Camera. Sottoposto in seguito a provvedimento di polizia, ammonito e proposto per il confino, venne contemporaneamente radiato dall’Ordine dei giornalisti e costretto ad abbandonare Roma. Ritiratosi in Calabria si dedicò all’avvocatura.

I contatti con l’opposizione clandestina

Rientrato a Roma nel 1942, con il divieto di scrivere e svolgere un qualsiasi ruolo politico, Molè riprese subito i contatti con l’opposizione clandestina. Nei giorni che seguirono la liberazione della capitale (4 giugno 1944) chiuse il suo avviato studio di avvocato e riprese l’attività di giornalista e di uomo politico.

Nel 1944 fondò il quotidiano “L’Indipendente” di cui fu anche direttore e prolifico editorialista. In precedenza, nell’aprile del 1943, prendendo come base il Movimento di ricostruzione formatosi tra la fine del 1942 e gli inizi del 1943, era stato tra i fondatori, insieme con Ivanoe Bonomi, Meuccio Ruini, Mario Cevolotto, Luigi Gasparotto, della Democrazia del lavoro (DL), partito politico di ispirazione democratico-progressista e radicalsocialista, impiantato soprattutto al Centro-Sud del paese, che il 13 giugno 1944 assunse la denominazione di Partito democratico del lavoro (PDL). La DL entrò a far parte del Comitato di liberazione nazionale unendo attorno a sé un esiguo gruppo di notabili prefascisti. Sebbene il partito non avesse mai un forte seguito popolare e il suo arco di vita si concludesse nel 1948, risalgono a questo periodo le tre esperienze governative del Molè.

Bonomi, presidente del Consiglio e ministro dell’Interno, lo volle con sé nel suo secondo gabinetto (12/12/1944 – 21/6/1945) come sottosegretario all’Interno, nel tentativo di bilanciare la fuoriuscita dei repubblicani dall’esecutivo aumentando la presenza demolaburista. Nel successivo governo Parri (21/6/1945 – 10/12/1945) ministro dell’Alimentazione, il dicastero istituito con decreto luogotenenziale n. 379 (21 giugno 1945) e poi soppresso il 22 dicembre dello stesso anno (decreto luogotenenziale n. 838). Prima che la nomina del cattolico Guido Gonella, nel 1946, interrompesse la lunga serie di liberali e azionisti che si erano succeduti dal 1943 alla Pubblica Istruzione, Molè ne fu ministro nel primo governo De Gasperi (10/12/1945 – 1° /7/1946).

La prima riforma dell’istuzione

In quei mesi pose le basi per la prima riforma dell’istruzione pubblica e nelle convulse giornate che seguirono il referendum istituzionale, insieme con Pietro Nenni e Mario Bracci, scrisse il testo della nota con cui si attribuivano i poteri del re Umberto II al presidente del Consiglio A. De Gasperi, quale capo provvisorio dello Stato.

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