l'analisi

Vibo, il teatrino di Forza Italia e il nuovo scenario. Limardo lascia il cerino in mano a Comito e Daffinà

Dietro il ritiro del sindaco uscente si nasconde una clamorosa frattura. Cosa accadrà adesso e cosa rischia il centrodestra

Altro che ricostruzioni fantasiose, fake news o polpette avvelenate. Il tempo è galantuomo e i fatti sono fatti. Quanto si stava consumando dietro le quinte vibonesi di Forza Italia era tutto vero, suffragato da scrupolose verifiche, ribadito paradossalmente dai tardivi comunicati stampa di smentita, confermato definitivamente dall’annuncio clamoroso di Maria Limardo avvenuto nel primo pomeriggio di ieri, sabato 2 marzo 2024 (LEGGI QUI).

Calabria7 aveva disegnato lo scenario con tanto di retroscena e particolari già lo scorso 21 febbraio con un apposito articolo che svelava i giochi di palazzo messi in atto con un interrogativo preciso: Maria Limardo rinuncia o va avanti? (LEGGI QUI). Pochi giorni dopo, il 27 febbraio, avevamo raccontato il caos regnante nel centrodestra raccogliendo in esclusiva una dichiarazione illuminante dello stesso sindaco: “Non sono io a dover parlare, ma sono altri a doversi esprimere” (LEGGI QUI). E a scrivere ai giornali ci hanno pensato direttamente Michele Comito in qualità di coordinatore provinciale e Tonino Daffinà nelle vesti di vice coordinatore. Entrambi hanno ribadito il concetto confermando nella loro smentita quanto stava accadendo: “Maria Limardo è e resta il nostro candidato a sindaco” (LEGGI QUI). A questo punto è opportuno parlare con il passato prossimo o addirittura con l’imperfetto: è stata o era perché di sicuro non lo è più.

Dal teatro chiuso e aperto, al teatrino in Forza Italia

Fin qui i fatti che smentiscono chi aveva provato a smentire Calabria7. La vicenda così raccontata è un autentico pasticcio che lascia in mutande il centrodestra e con il cerino in mano i vertici di Forza Italia. Tre i punti cardinali dai quali non si può sfuggire. Punto uno, il candidato a sindaco di Forza Italia non è e non sarà Maria Limardo. Punto due, i giochi di palazzo tesi a ricompattare tutto il centrodestra hanno sortito l’effetto opposto dilaniando Forza Italia. Punto tre, appare chiaro che gli azzurri vibonesi sono spaccati in due fazioni: da una parte l’asse composto da Michele Comito e Tonino Daffinà; dall’altra Maria Limardo e Giuseppe Mangialavori che, a conferma di tutto ciò, nella serata di ieri ha ringraziato il primo cittadino uscente con un lungo post apparso sulle sue pagine social (LEGGI QUI).

Cosa accadrà adesso?

Ambienti vicini al duo Comito-Daffinà tendono a minimizzare: “E’ stata una scelta sua, non ci sono state forzature dall’esterno”. Ciò che anche le colombe di Forza Italia sanno è che la decisione di Maria Limardo è inamovibile e non ci sono possibilità di dietrofront. “Questa sua scelta di non candidarsi – dicono – è partita direttamente da lei. Per noi aveva lavorato molto bene. Non sembra intenzionata a ritornare sui suoi passi. Se lei ha deciso in questo modo per noi resta un capitolo chiuso”. E adesso cosa accadrà? E’ l’interrogativo del giorno dopo. “Adesso – ci spiegano – abbiamo bisogno di qualche giorno per scegliere un candidato che ricompatti il centrodestra. Se non lo troviamo nel nostro partito siamo pronti a guardare in quello dei partiti che costituiscono la nostra coalizione. Non ci sono state pressioni né da parte del presidente Occhiuto e neanche del coordinatore regionale Cannizzaro”. La decisione del sindaco Limardo ha preso in contropiede i vertici provinciali di Forza Italia ma il suo ritiro apre nuovi scenari. Innanzitutto potrebbe riavvicinarsi la Lega spaccata tra i vertici regionali che spingono per la costituzione di un centrodestra classico e quelli provinciali che sono già in parola con Vito Pitaro e i centristi del terzo polo ma questa è una storia che merita un capitolo a parte.

Un manager per governare l’ingovernabile palazzo “Luigi Razza”?

Intanto torna in auge il nome di Roberto Cosentino, stimatissimo e apprezzato direttore generale del Dipartimento Lavoro della Regione Calabria, vibonese doc, giovane, brillante, preparato. Più un tecnico che un politico ma anche un profondo conoscitore delle dinamiche burocratiche e delle pastoie amministrative. Siamo sicuro che non sia proprio lui l’uomo giusto per governare l’ingovernabile palazzo “Luigi Razza” dove sembra un’impresa persino preparare un semplicissimo bando per la gestione dello stadio della città capoluogo o controllare una qualsiasi ditta a fare bene il più semplice dei lavori? Negli ultimi venti anni nessun sindaco è riuscito a riconfermarsi ed è stato additato come il male assoluto. Un fallimento dietro l’altro che non può essere addebitabile solo a un singolo ma a un’intera classe dirigente senza alcuna distinzione di colori visto quanto accaduto anche alla Provincia. Un fallimento non solo politico perché evidentemente dentro le stanze del Comune di Vibo più di qualcosa non funziona e tutti gli indizi, a questo punto, hanno un nome: malaburocrazia che associata alla malapolitica è un mix esplosivo quanto meno di sciatteria e incompetenza.

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