Vibo punta 35 milioni sul Pnrr, ma manca una vera idea di sviluppo

Trentasette progetti che vanno dall’impiantistica sportiva agli asili nido passando per il bike sharing. Ma cosa produrranno sul territorio resta un’incognita
vibo pnrr

Quale sviluppo per Vibo Valentia e per le sue frazioni? Come e verso cosa si indirizzano gli investimenti pubblici sul territorio e che impatto hanno rispetto all’economia locale? Quale processo virtuoso innescano, se lo innescano, i fondi pubblici derivanti da finanziamenti nazionali o europei – ora anche dal Pnrr – che vengono investiti nella cosiddetta “rigenerazione” della città?

Interrogativi legittimi, anzi doverosi, alla luce delle ultime uscite dell’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Maria Limardo, che ha recentemente elencato in conferenza stampa numerose opere pubbliche, vantando l’apertura di cantieri per un valore di oltre 100 milioni di euro, con l’obiettivo di “cambiare il volto della città”. In questa cifra altisonante rientrano peraltro alcuni dei 37 progetti già finanziati con il Pnrr che da soli valgono oltre 35 milioni di euro.

Interrogativi legittimi, anzi doverosi, alla luce delle ultime uscite dell’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Maria Limardo, che ha recentemente elencato in conferenza stampa numerose opere pubbliche, vantando l’apertura di cantieri per un valore di oltre 100 milioni di euro, con l’obiettivo di “cambiare il volto della città”. In questa cifra altisonante rientrano peraltro alcuni dei 37 progetti già finanziati con il Pnrr che da soli valgono oltre 35 milioni di euro.

Benefici o solo nuovi costi?

Ma l’interrogativo resta sempre quello: cosa produrrà questo diluvio di euro in termini di crescita economica del territorio? Riusciranno gli organi decisionali e politici a fare in modo che questi ingenti investimenti, una volta concretizzati, non si traducano solo in costi (di mantenimento, di gestione, di manutenzione) e siano davvero uno strumento che possa creare occupazione e innescare dinamiche virtuose? Anche perché è questo che prevedono le linee guida dei Fondi Next generation Eu confluiti nel Pnrr, che hanno lo scopo di “uscire più forti dalla pandemia, trasformare la nostra economia, creare opportunità e posti di lavoro”.

Serve una visione lungimirante, dunque, ma non è detto che dietro il programma di interventi se ne scorga una. E non è detto nemmeno che quei soldi, che l’Europa in parte presta all’Italia, non vengano spesi sol perché “vanno spesi” e dunque vengano spesi male.

I principi guida del Pnrr da rispettare

E allora vediamo nel dettaglio su quali direttrici il Comune di Vibo Valentia ha investito nella “messa a terra” dei progetti. Intanto un primo dato salta all’occhio ed è quello che, dietro la formula magica della “rigenerazione urbana”, si celano soprattutto opere pubbliche che prevedono una non indifferente cementificazione. Dato che un po’ stride con gli impegni da ossequiare, nel rispetto delle disposizioni nazionale e comunitaria, e con il primo principio di “non arrecare un danno significativo all’ambiente”.

Tra le altre linee guida vi sono poi “l’obbligo del rispetto dei principi del Tagging clima e digitale, della parità di genere, della protezione e valorizzazione dei giovani e del superamento dei divari territoriali, l’obbligo di conseguimento di target e milestone e degli obiettivi finanziari, gli obblighi in materia di trasparenza amministrativa ed in materia di comunicazione ed informazione, gli obblighi in materia contabile, in particolare la prevenzione dei conflitti di interesse, delle frodi e della corruzione”. Bella sfida quindi per una città che su tali fronti ha molto da lavorare.

Un ufficio per predisporre i progetti

Ma, entrando più nel dettaglio, su cosa ha deciso di puntare il Comune di Vibo Valentia? Comune che, nel mese di febbraio, ha annunciato anche la creazione di un apposito ufficio “per sfruttare a pieno la straordinaria occasione rappresentata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza”, destinando allo stesso tre unità che operano sotto la supervisione di sindaco, Giunta e segretario generale.

Dei 37 progetti, 19 afferiscono alla Missione 5 “Inclusione e coesione”,  9 alla Missione 2 “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, 7 alla Missione 1 “Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA”; 3 alla Missione 4 “Istruzione e ricerca” e in particolare al “Piano per asili nido e scuole dell’infanzia”.

La Missione 5 tra Giardini dell’acqua e parchi a tema

Per quanto riguarda la Missione 5, a sua volta declinata in varie componenti, spiccano la realizzazione della Cittadella dello Sport di Porto Santa Venere a Vibo Marina (900mila euro) e la rigenerazione ed efficientamento del Pala Pace di Vibo Valentia (600mila euro). Entrambi interventi in progettazione. Puntano alla rigenerazione urbana e a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale: la rigenerazione dell’area di corso Vittorio Emanuele III con recupero mercato coperto e dell’area di parcheggio (1.650.000 euro); la rigenerazione della passeggiata del Cardo e della piazza Mercato e il recupero di piazza Luigi Razza (2.200.000); il recupero, la pedonalizzazione ed allestimento di piazza Morelli (2.100.000 euro); gli interventi: Parco delle biodiversità in via Giovanni Falcone, Giardino delle Albizie via Piscopio, strada comunale Fontane, strada comunale San Gregorio, rigenerazione piazza G. Salvemini, via Cancello rosso (3.000.000 euro); il recupero della ciclovia ex tracciato Littorina (1.400.000 euro); realizzazione Piazze delle Chiese – Giardino dell’Acqua (850.000 euro); realizzazione giardino e piazza del Parco Archeologico subacqueo di Trainiti (1.450.000 euro); realizzazione giardino Tomarchiello e del Parco del Castello di Bivona (1.150.000 euro); realizzazione Parco del Lungomare – piazza Marinella – La Tonnara a Bivona (1.500.000); progetto di recupero identitario della frazione Triparni (700.000 euro); recupero e valorizzazione delle frazioni Longobardi – San Pietro (1.400.000 euro); interventi di rigenerazione e riqualificazione urbana del quartiere Pennello (1.400.000 euro); recupero ed allestimento di piazza San Michele e campo giochi con sottoservizi a Piscopio (1.200.000). Tutti in fase di progettazione.

Ancora, alla Misura 5, afferiscono la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie con la realizzazione di un centro a sostegno delle disabilità complesse e di esperienze di vita indipendente (800mila euro), in progettazione; i percorsi di autonomia per persone con disabilità (715.000 euro), in esecuzione e in capo all’Ambito territoriale sociale; un progetto a sostegno alle capacità genitoriali e prevenzione della vulnerabilità delle famiglie e dei bambini (211.500 euro), in esecuzione e anch’esso in capo all’Ats.

Missione 2, bike sharing e dissesto

Per la Missione 2 ecco la mobilità sostenibile e gli interventi sull’assetto del territorio e del sistema idrico: “Progetto bike sharing” (130mila euro); abbattimento barriere architettoniche viale della Pace (130mila euro); abbattimento barriere architettoniche via Senatore Parodi Vibo Marina (130mila euro). Tutti “progetti completati”. E ancora: messa in sicurezza del quadrante Nord della città di Vibo Valentia (980.000 euro); messa in sicurezza del quadrante Sud (920mila euro); ripristino e consolidamento mediante regimentazione idraulica della frazione di Piscopio (850mila euro); messa in sicurezza del quadrante Sud – Est (800mila euro); messa in sicurezza delle aree collinari al contorno della Città di Vibo Valentia, gravate da
fenomeni di dissesto con frana (750mila euro); messa in sicurezza delle aree interne al centro storico (700mila euro). Questi progetti sono “in fase di esecuzione” o “aggiudicazione dei lavori”.

La digitalizzazione del Comune nella Missione 1

La Missione 1 rientra nell’area della digitalizzazione e prevede il piano di migrazione al cloud delle basi dati e delle applicazioni e servizi dell’Amministrazione (252.118 euro); la migrazione e/o attivazione sull’AppIO dei servizi digitali e non erogati dal Comune (36.400 euro); l’attivazione sulla piattaforma pagoPA, di servizi di incasso gestiti dal Comune (107.439 euro); l’estensione dell’utilizzo delle piattaforme nazionali di identità digitale – Spid-Cie (14.000 euro); il servizio di notifiche digitali (59.966 euro); l’esperienza del cittadino nei servizi pubblici (280.932 euro); la piattaforma digitale nazionale dati (30.515 euro). Tutti progetti in fase di “affidamento del servizio”.

Missione 4, tre nuovi asili nido

Infine con la Missione 4 si punta alla realizzazione degli asili nido nel quartiere Moderata Durant (2.500.000 euro), a Vibo Marina (1.440.000 euro) e in viale della Pace (1.440.000 euro). Tutti interventi “in fase di progettazione”.

Meno tagli di nastro, più incentivi all’occupazione

Ora, al di là degli interventi che serviranno a colmare storiche lacune in materia di efficienza dei servizi, la vera sfida per la classe politica presente e futura sarà quella di mettere a profitto questi ingenti investimenti e a fare in modo che i servizi che ne scaturiranno, ad esempio quelli legati agli asili nido, siano poi effettivamente produttivi in termini di occupazione, di gestione virtuosa e di garanzia del servizio per i cittadini.

Ciò che emerge, su tutto, è la scelta ormai consolidata da parte delle Amministrazioni locali di puntare su opere pubbliche, anche importanti, che spesso però risultano vere cattedrali del deserto, non supportate da reti di collegamento efficienti e da adeguati servizi. Questo perché un taglio del nastro in più viene visto come un buon investimento elettorale… e pazienza se poi quella struttura resterà inutilizzata o se va bene sottoutilizzata. O se andrà a deperire generando nuovi costi in termini di manutenzione. Il problema sarà del futuro amministratore pro tempore o, al più, dei cittadini che si vedranno negato un servizio. Si pensi alla piscina comunale o ad altre strutture a lungo chiuse per impossibilità o incapacità di gestirle.

Manca un’idea di sviluppo

Ciò che manca, al contrario, è una vera politica di sviluppo che favorisca o incentivi gli investimenti privati, stimoli l’occupazione, crei economia, contrasti la spoliazione di servizi e metta un freno alla fuga del piccolo commercio dal centro città, ad esempio. O che invogli i giovani a restare e a mettere a frutto le proprie competenze qui. Nessun investimento a sostegno di start up o dell’imprenditoria giovanile, assente la progettualità su filiere produttive e aree industriali. Nessuna idea, almeno per il momento e almeno sul Pnrr, per supportare il commercio e i servizi e rimetterli al centro del tessuto economico della città. Di questo passo, insomma, la città cambierà sì volto e certamente in meglio. Ma il suo volto resteranno in pochi ad ammirarlo. (m.s.)

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