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Vitalizi, Tallini cancella la legge: ma solo perché è tecnicamente errata

Proposta di legge recante: “Abrogazione della legge regionale n. 5/2020 (Modifiche alla legge regionale 31 maggio 2019, n. 13 (rideterminazione della misura degli assegni vitalizi diretti, indiretti e di reversibilità e adeguamento al d.l. n. 174/2012)”.

Questo l’unico punto all’ordine del giorno del Consiglio regionale della Calabria, convocato dal presidente dell’Assemblea Domenico Tallini, che si svolgerà il prossimo 3 giugno alle ore 13 a Palazzo Campanella. La proposta di legge è a firma dello stesso Tallini e di fatto cancellerà quanto approvato nel corso dell’ultimo Consiglio del 26 maggio scorso, quando di fatto, è stato assegnato il vitalizio anche ai consiglieri regionali che non completano il loro mandato. Una legge approvata all’unanimità dopo essere stata presentata da uno dei proponenti, Giuseppe Graziano, in due minuti scarsi, utilizzando la frase “s’illustra da sé”.

Dopo, si è scatenata la veemente reazione dell’opinione pubblica, che ha classificato tale azione politica come la solita perpetrata a garantire i privilegi della casta. Un provvedimento contestato persino da Luigi Di Maio (M5S) e Matteo Salvini (Lega), che ha portato ad una clamorosa retromarcia divenuta agli occhi degli osservatori un mea culpa, per un errore commesso e da risanare, soprattutto in tempo di pandemia.

Ma nella retromarcia rapida del presidente Tallini non vi è una casuale romantica, perché, come chiaramente comprensibile leggendo la proposta di legge presentata per l’abrogazione del provvedimento approvato, non ci sono ragioni espresse a giustificare errori morali ed etici, con annesse scuse ai calabresi. La ragione è amministrativa, poiché la legge approvata il 26 maggio scorso è semplicemente tecnicamente errata. Quindi, l’errore da risanare, annunciato anche ieri da Tallini, è tecnico e non morale.

“L’intervento normativo – si legge nelle motivazioni della proposta di legge che arriverà in Consiglio il prossimo 3 giugno – si rende necessario in quanto la lettera a) del comma 1 dell’articolo 1 appare
non in linea con quanto statuito con lo schema comune di testo di legge, approvato con l’Ordine del
giorno n. 1 del 17 aprile 2019 della Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative delle
Regioni e delle Provincie autonome, attuativo dell’Intesa sancita in data 3 aprile 2019 in sede di
Conferenza Stato – Regioni. Infatti, nel testo de qua era espressamente previsto che il consigliere regionale la cui elezione veniva annullata non poteva essere ammesso alla contribuzione volontaria per gli anni di esercizio del mandato“.

E non finisce qua, poiché quello che era stato presentato come un emendamento a costo zero per le casse regionali è palesemente smentito. Lo si apprende continuando a leggere la relazione illustrativa: “Inoltre, l’intervento abrogativo si rende necessario in quanto l’effetto dell’introdotta modifica apportata dalla l.r. 5/2020 porta ad ampliare, se pur di poco, la platea dei potenziali beneficiari dell’indennità a carattere differito e pertanto la disposizione ha un impatto finanziario sulle casse del bilancio regionale che nella legge non è quantificato. La proposta di legge consta di tre articoli:
– l’articolo 1, reca abrogazione della l.r. 5/2020;
– l’articolo 2 reca la clausola di invarianza finanziaria;
– l’articolo 3 reca l’urgenza dell’entrata in vigore della legge“.

Pertanto, chi auspicava potesse esserci una riflessione morale alla base del procedere verso l’abrogazione dei vitalizi approvati dal Consiglio regionale ne rimarrà deluso, poiché non vi sono dubbi che la legge sia abrogata soltanto perché non in linea agli accordi nazionali. (a.m.)

© Riproduzione riservata.

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