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“ZeroZeroZero”: la ‘ndrangheta narrata da Saviano e Sollima, “sceneggiata” su Sky, con l’attore calabrese Colella

di Danilo Colacino “ZeroZeroZero”, la ‘ndrangheta vista da Roberto Saviano nel suo libro sulla coca, che in questo caso non è come ovvio la bevanda gassata priva di zucchero e dunque chiamata appunto così, bensì lo stupefacente ancora più diffuso e redditizio al mondo.

Attenzione, però, perché a nostro avviso come per “Anime Nere” – capolavoro rispetto a cui tra il romanzo dello scrittore Gioacchino Criaco e il film liberamente ispirato allo stesso testo del regista Francesco Munzi le differenze sono marcate tanto quanto i fisiologici ‘punti di contatto’ – analogamente si può affermare per la citata serie in otto puntate, omonima del libro di Saviano, trasmessa ieri sera da Sky Atlantic.

Un’opera imponente – coprodotta da tre Paesi: States (Amazon Studios), Italia (Sky) e Francia (Canal+) – per la regia di Stefano Sollima (Gomorra, Romanzo Criminale, Suburra), Janus Metz e Pablo Trapero.

La trama della saga inizia e si dipana all’insegna della sanguinaria e carsica lotta di potere interna alla famiglia La Piana tra l’anziano patriarca Damiano, detto don Mino (l’attore livornese Domenico Adriano Chiaramida classe 1941), e il nipote Stefano (il 27enne messinese Giuseppe De Domenico).

Fra gli interpreti della ‘fiction’ anche il calabrese Francesco ‘Chicco’ Colella (nato a Catanzaro il primo giugno del ‘74), nella finzione scenica l’efferato…uomo di manovalanza Italo Curtiga del giovane rampollo criminale che brucia dal desiderio di eliminare nella maniera più atroce, e quindi soppiantare nella gerarchia malavitosa, il vecchio boss peraltro suo stretto congiunto.

La serie in avvio è incentrata in Aspromonte, con ambientazioni che riproducono la festa della Madonna di Polsi e il bunker in cui trova prudenzialmente rifugio il mammasantissima don Mino, ma poi (anche tramite la voce narrante del doppiatore italiano della star irlandese Gabriel James Byrne ovvero il personaggio dello scafato mediatore, l’armatore Edward Lynwood) si sposta fino all’altro capo del mondo: il Messico.

E lo fa, come ovvio, lungo le reali e inossidabili rotte del narcotraffico planetario dai compratori (le affidabili cosche calabresi) ai produttori e ‘smerciatori’ (i nuovi potentissimi e disumani Signori della Droga: i capi e loro referenti dei famigerati cartelli messicani).

ZeroZeroZero, quindi, non può non stregare gli amanti del genere, che dovranno però attendere un altro mese e mezzo per capire come va a finire la storia. Nel frattempo, tuttavia, a ogni puntata la suspense è assicurata con tanto di morti ammazzati (bambini compresi) in cruenti conflitti a fuoco.

Unica pecca, per così dire, i dialoghi e gli accenti calabresi, Colella a parte, che in lavori come questo – comunque di altissimo livello, ci mancherebbe – paiono sempre un surrogato o una sottospecie della lingua gergale siciliana e delle tipiche espressioni, rivelate dai processi, dello slang di Cosa Nostra.

 

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