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Reggio, ok a maggioranza al Rendiconto 2019: disavanzo “schizzato” a 400 milioni

S’è tenuto oggi, in seconda convocazione, il Consiglio comunale di Reggio Calabria sul rendiconto 2019. Una seduta “spinosa”, che con l’approvazione del consuntivo relativo allo scorso esercizio finanziario ha certificato l’esistenza di un debito da poco meno di 400 milioni di euro “eredità” delle gestioni pregresse. Questo soprattutto per via delle somme relative alle anticipazioni chieste in epoca successiva allo scioglimento dell’Ente comunale per contiguità mafiose: la Corte costituzionale, di recente, ha infatti sancito che i debiti in atto non possono essere traslati da un Ente pubblico “sulle generazioni future”, annullando di fatto i Piani di rientro ventennali e trentennali per com’erano stati formulati (quello del Comune di Reggio prevedeva il versamento di circa 11 milioni di euro come “rata” annua).

«C’è stata una delibera di Giunta, ora è passata alla Commissione Bilancio. E noi abbiamo chiesto d’inviare la delibera a tutti i consiglieri comunali – ha rilevato il presidente della Seconda Commissione consiliare “Bilancio” Rocco Albanese –. Del resto abbiamo chiesto la presenza del dirigente Francesco Consiglio, che è venuto e ha fornito tutti i chiarimenti richiesti, così come abbiamo avuto tutta la documentazione completa con anche i pareri di dirigente e revisori dei conti. Mercoledì, abbiamo inviato a tutti i consiglieri comunali la delibera di cui stiamo discutendo per dare completezza al nostro lavoro».

Soprattutto, l’assessore al settore Irene Calabrò in relazione ha contestato l’esistenza di un “disavanzo” prodotto dall’Amministrazione in carica, quella retta dal primo cittadino Giuseppe Falcomatà insomma, «con cifre veicolate da diversi organi di stampa con accezione negativa». In realtà, ha spiegato l’assessore alle Finanze, «l’attestazione che il disavanzo è aumentato non riguarda assolutamente l’operato dell’amministrazione Falcomatà, ma l’applicazione di norme sopravvenute cui ci dobbiamo attenere. La “finanza creativa” non è proprio nelle nostre corde, attiene esclusivamente al nostro passato: dunque non abbiamo certo paura d’affrontare quelli che sono i disagi e approvare la certificazione delle cifre per come risultano. Mi riferisco, in particolare, a due voci che hanno contribuito in maniera preponderante a quest’aumento del disavanzo – ha puntualizzato la Calabrò –: l’accantonamento per il Fondo anticipazione liquidità, vale a dire tutte le anticipazioni chieste in passato che, alla luce della recente sentenza della Corte costituzionale, non sono più somme accantonabili, ma debbono essere ascritte “in negativo” al bilancio dell’Ente. E però, le stesse norme che avevano previsto l’utilizzo di queste somme per trarre il Comune fuori dagli impicci con una dilazione nel rientro dal debito pregresso, permettono d’iscrivere queste stesse poste in attivo… Per cui, come già ho dichiarato alla stampa, si tratta di poste “neutre”, che siamo costretti a iscrivere in negativo ma che riporteremo in attivo col prossimo Bilancio di previsione. E poi la seconda macrovoce, cioè il differente metodo di calcolo del Fondo crediti di dubbia esigibilità».

Ha ribadito con forza l’assessore Calabrò che «l’aumento del disavanzo è stato dunque provocato da queste due voci: necessaria però una lettura “etica” anche da parte degli operatori dell’informazione. Va infatti chiarito che, anche per quanto attiene all’esercizio 2019 – così la componente della “squadra” di Falcomatà – , è stato puntualmente rispettato il versamento della quota annua del Piano di rientro dal debito pregresso. In più, sono stati coperti i debiti fuori bilancio e, nota positiva, risultano in leggero aumento sia la capacità di riscossione dei tributi ad opera dell’Ente sia le entrate da accertamento e recupero dell’evasione».

E del resto, come acclarato dallo stesso dirigente Consiglio, «il bilancio di competenza per l’esercizio 2019 si chiude con un avanzo di 34 milioni di euro. Del resto, dal 2013 in poi abbiamo sempre mantenuto un trend positivo e di rispetto dell’erogazione delle quote annue di ripianamento del debito». In soldoni, la criticità non sta – è la conferma – nella virtuosa gestione dell’ordinario ma nelle due importantissime variazioni che hanno aperto le porte a un’iscrizione “pesante” di passività che, contabilmente, torneranno però a tradursi in voci attive in sede di Bilancio previsionale.

Come chiarito dal dirigente Francesco Consiglio, «il disavanzo da sottoporre all’Assemblea si sarebbe dovuto limitare a circa 174 milioni di euro; e col versamento annuo, nel 2019 da 174 il debito pregresso sarebbe arretrato a “soli” 165 milioni. Al netto di tutte le variabili intervenute nel 2019 e nel 2020, vi dico che anzi che sotto il profilo “ordinario” il disavanzo siamo riusciti a spingerlo indietro non a 165, ma a 163 milioni di euro: dunque, sotto questo profilo quest’anno è andata meglio del previsto. Ma con la sentenza 4 del 2020, in relazione al disavanzo del Comune di Napoli, il Giudice delle leggi ha chiarito che gli accantonamenti del Fondo anticipazioni di liquidità non possono più non essere iscritti tra le passività: questo ha significato aggiungere ulteriori 184 milioni di euro ai 163 cui si sarebbe dovuto limitare il disavanzo. E il metodo “semplificato” per calcolare il Fondo crediti di dubbia esigibilità a fine 2019 ha ceduto il passo al metodo “ordinario”, con una differenza a nostro svantaggio da 52 milioni di euro. Ecco perché ne viene fuori un disavanzo complessivo da 399 milioni».

Al di là della forza dei numeri, che ha consentito al centrosinistra d’approvare il Rendiconto 2020/2022 a maggioranza, l’opposizione s’è detta decisamente contraria alla ricostruzione offerta da Albanese e Calabrò come pure, sotto alcuni profili, dal dirigente Consiglio.

«Con emozione», tra gli altri ha preso la parola il capogruppo di Forza Italia a Palazzo San Giorgio Mary Caracciolo: «Assurdo affermare che i pagamenti a favore dei dipendenti sono stati fatti, quando non sono stati fatti: non si gioca con le persone, tra l’altro persone rispettose, attente, che mai hanno creato problematiche d’ordine sociale. Ma non si prende in giro la cittadinanza. E anche quanto alla dismissione del patrimonio edilizio del Comune, i revisori dei conti ci chiedono con forza d’accelerare; ma ce lo chiedono pure tanti cittadini, in modo da poter avere con forza una casa di proprietà grazie all’alienazione degli alloggi popolari. La raccolta dei rifiuti, poi – così l’esponente forzista – al di là delle cifre del Rendiconto, nonostante sei anni d’Amministrazione fa trasparire l’assenza di un indirizzo preciso, di una “stella polare”».

Tra gli altri consiglieri, “pesante” l’intervento dell’ex consigliere comunale e metropolitano delegato del centrosinistra – e oggi consigliere comunale e metropolitano di Fdi e primo dei non eletti a Palazzo Campanella tra i meloniani nella circoscrizione elettorale reggina – Demetrio Marino.
Marino, ricordando il 14 luglio e il “rapporto alla città” dell’allora sindaco Pietro Battaglia che coincide con la giornata tradizionalmente identificata con l’inizio della Rivolta di Reggio, ha sottolineato che sarebbe stato il caso di poter discutere del “rapporto alla città” del sindaco Giuseppe Falcomatà: Falcomatà invece non ha presenziato alla sessione dei lavori consiliari, rappresentato dal vicesindaco Armando Neri.
Il consigliere di Fratelli d’Italia, nel merito, ha poi asserito che  «formalmente siamo davanti a un Rendiconto 2020-2022 sicuramente ineccepibile: nessuno contesta la professionalità del dirigente Consiglio, oltretutto. Ma altrettanto sicuramente ci troviamo davanti a un documento politicamente incompleto, e gravemente carente». E ha aggiunto che «un dato, sopra tutti gli altri, dovrebbe farci riflettere: 400 milioni di euro diviso 180mila abitanti fa un debito di circa 2.222 euro per ogni cittadino di Reggio Calabria, bambini inclusi».

Alla fine del dibattito, 15 i voti favorevoli e 7 quelli contrari: approvazione (con ovvi mugugni della minoranza) per l’attesissimo Rendiconto 2019.

(v.pa.)

© Riproduzione riservata.

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