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In ginocchio per il caro bollette, le palestre invocano “misure straordinarie”

palestre

Saracinesche che si abbassano e centinaia di nuovi disoccupati. Non solo, perché i bambini si troveranno nella condizione di non sapere dove imparare a nuotare, mentre i giovani perderanno vecchi luoghi di aggregazione. “È una situazione drammatica che sta facendo più vittime dei lockdown a inizio pandemia”, racconta Andrea Pambianchi, presidente di Ciwas (Confederazione italiana wellness e attività sportive) oltre che proprietario di palestre. Pambianchi è intervenuto nel corso di un’intervista di Valentina Arcovio per Agi.it.

“Il caro bollette ha agito sul nostro settore in maniera doppia: sulle tasche degli utenti che oggi hanno meno capacità di spesa e quindi rinunciano alla palestra; e direttamente sulle strutture con aumenti mostruosi. Per fare un esempio concreto – prosegue – in un noto centro sportivo dotato di 2 piscine la bolletta è passata da una media di 50 mila euro a ben 155 mila euro. Insomma si paga il triplo rispetto a prima”.

Con costi così alti, laddove la domanda per via dell’aumento del costo della vita, continuano a essere tantissime le palestre che chiudono. Anche dopo aver resistito con coraggio durante la pandemia. “Chi non ha ancora chiuso ha tanta paura di doverlo fare a breve a causa di questa insostenibile situazione. Chi invece ha già lasciato la propria attività – riferisce Pambianchi – si ritrova a gestire anche la difficile situazione degli abbonamenti da rimborsare”.

Le palestre che abbassano le saracinesche sono ovunque in tutta Italia. “Chiudono quelle in pieno centro a Milano, ma anche al Centro e al Sud Italia”, racconta Pambianchi. Per alcune palestre che tengono botta, a dir la verità pochissime, la chiusura delle concorrenti è quello che consente loro di rimanere aperti.

“Gli utenti delle palestre chiuse passano a quelle vicine rimaste aperte, aumentando le loro entrate”, spiega il presidente del Ciwas. “Per molti utenti, però, significa dover rinunciare alla palestre. Pensiamo – specifica – a tutti quei luoghi in cui non ci sono strutture alternative vicine a quelle chiuse. Questo significa che moltissimi italiani sono costretti a rinunciare a un’attività che, invece, sappiamo essere salutare con tutte le conseguenze associate a questa rinuncia”

A soffrire di più il caro bollette – riporta ancora l’Agi – sono le piscine, dove non esistono strategie o compromessi che consentono di risparmiare sui costi. “Non si può di certo abbassare di qualche grado la temperatura dell’acqua o ridurre il tempo di accensione dei riscaldamenti”, spiega Pambianchi. La Ciwas, così come altre sigle associative, si sono più volte appellate allo Stato. In un documento unico hanno poi chiesto che vengano prese in considerazioni misure straordinarie, come incentivi e bonus wellness. “Abbiamo chiesto anche la possibilità di consentire la detrazione dell’abbonamento dalle tasse come con i farmaci – dice Pambianchi – Il settore sarebbe già pronto con il sistema informatico”.

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