Abolizione obbligo mascherina e reintegrazione no-vax, i provvedimenti del Governo Meloni

Nella giornata odierna il Cdm avrà all'ordine del giorno anche altri provvedimenti che segneranno una discontinuità con il precedente esecutivo, dal Covid alla giustizia
Giorgia Meloni

La settimana scorsa la prima riunione del Consiglio dei ministri è servita per lanciare l’invito alla compattezza, la giornata odierna, in attesa dell’aggiornamento della Nadef e delle misure per arginare il caro bollette e la speculazione – “è una priorità, non c’è tempo da perdere” ribadisce il premier Giorgia Meloni -, servirà per distribuire le deleghe tra i ministri e completare la squadra. La lista dei viceministri e dei sottosegretari potrebbe creare fibrillazioni all’interno dei partiti della maggioranza dove in tanti hanno l’aspettativa di entrare al governo. L’ultimo caso è in Forza Italia. Una buona parte del partito azzurro “difende” la posizione del deputato Mangialavori che però potrebbe rimanere fuori dall’elenco, così come l’altro azzurro Cappellacci.

Dovrebbero essere tre i viceministri forzisti: Sisto alla Giustizia, Barelli agli Interni e Valentini al Mise. Per gli altri nomi spettanti a FI alla fine potrebbero spuntarla, oltre a Perego (alla Difesa) e Casasco (Mef), le azzurre Siracusano, Savino e Bergamini. Barachini dovrebbe avere la delega all’Editoria. Anche nella Lega sono in tanti a essere ‘iscritti’ alla corsa. Sicuri di un posto Rixi (viceministro alle Infrastrutture) e Molteni (agli Interni). In ballo per un ruolo Freni (Mef o Mise), Durigon (Lavoro), Gava (Transizione energetica), Ostellari o Morrone (Giustizia), Borgonzoni (Cultura). Possibili Sasso (Istruzione) e Bitonci. Mentre per Fdi si fanno i nomi, tra gli altri, di Ferro (Mezzogiorno), Frassinetti (Istruzione), Delmastro (Giustizia), Gemmato (Salute), Bignami (Mise). Cirielli dovrebbe diventare vicemistro agli Esteri e Leo al Mef.

Dovrebbero essere tre i viceministri forzisti: Sisto alla Giustizia, Barelli agli Interni e Valentini al Mise. Per gli altri nomi spettanti a FI alla fine potrebbero spuntarla, oltre a Perego (alla Difesa) e Casasco (Mef), le azzurre Siracusano, Savino e Bergamini. Barachini dovrebbe avere la delega all’Editoria. Anche nella Lega sono in tanti a essere ‘iscritti’ alla corsa. Sicuri di un posto Rixi (viceministro alle Infrastrutture) e Molteni (agli Interni). In ballo per un ruolo Freni (Mef o Mise), Durigon (Lavoro), Gava (Transizione energetica), Ostellari o Morrone (Giustizia), Borgonzoni (Cultura). Possibili Sasso (Istruzione) e Bitonci. Mentre per Fdi si fanno i nomi, tra gli altri, di Ferro (Mezzogiorno), Frassinetti (Istruzione), Delmastro (Giustizia), Gemmato (Salute), Bignami (Mise). Cirielli dovrebbe diventare vicemistro agli Esteri e Leo al Mef.

Provvedimenti in arrivo

Ma nella giornata odierna il Cdm avrà all’ordine del giorno anche altri provvedimenti che segneranno una discontinuità con il precedente esecutivo, dal Covid alla giustizia. Inoltre il ministro dell’Interon Piantedosi porterà in Cdm, per un primo esame, una serie di misure normative per dare “nuovi e più efficaci strumenti di prevenzione e intervento” rispetto a casi come quello del rave party nel Modenese. Discontinuità del governo rispetto all’esecutivo Draghi innanzitutto sulla gestione Covid. Dovrebbe arrivare l’abolizione dell’obbligo della mascherina per chi entra nelle strutture sanitarie, ci sarà la reintegrazione per il personale no-vax e il rinvio delle multe al 30 giugno.

Sul fronte della giustizia arriverà un decreto legge per mantenere il cosiddetto ‘ergastolo ostativo’, secondo il presidente del Consiglio (ne ha parlato anche durante l’intervento alle Camere) “uno strumento essenziale” nel contrasto alla criminalità organizzata. Ci sarà una stretta sui benefici penitenziari per chi non collabora e il rinvio al 30 dicembre 2022 dell’entrata in vigore di alcune disposizioni della riforma Cartabia. Le misure sono in preparazione, con uno sguardo in avanti.

Misure contro l’inflazione

Si punta soprattutto a reperire le risorse per varare le misure contro l’inflazione e il caro energia e per preparare la nuova legge di bilancio. Meloni in settimana sarà impegnata nel suo primo viaggio fuori dall’Italia: a Bruxelles incontrerà Metsola (“Per il momento sono arrivati segnali incoraggianti”, con il premier parleremo anche di immigrazione, non deve tornare l’Europa della non solidarietà, ha detto il presidente del parlamento Europeo) Michel.

L’Europa attende la conferma dell’impegno dell’esecutivo nel sostegno all’Ucraina. L’opposizione ha attaccato Berlusconi che nel nuovo libro di Bruno Vespa è tornato a definire Putin come uomo di pace, sottolineando che Zelensky potrebbe sedersi al tavolo delle trattative qualora non arrivassero più armi a Kiev ma tanti miliardi per la ricostruzione. Una posizione che ha alimentato gli affondi di Pd e Azione e irritato, riferiscono fonti parlamentari, di nuovo il governo e anche quella parte di FI che considera sbagliato differenziarsi, soprattutto ora che il nuovo ministro degli Esteri è un esponente forzista.

L'”inquieto” Salvini

Tajani interverrà in tv per ribadire la linea dell’esecutivo. Berlusconi ha premesso che “in questa situazione noi non possiamo che essere con l’Occidente nella difesa dei diritti di un Paese libero e democratico come l’Ucraina”.

Il Cavaliere non ha nascosto la delusione per la mancata sponda del presidente del Consiglio Meloni su un nome di FI al dicastero della Giustizia ma ha assicurato il sostegno al premier, “è brava”. L’ex presidente della Camera e fondatore di An, Fini, in tv dalla Annunziata ha rimarcato come di sicuro ci saranno fibrillazioni, “Berlusconi ha perso lo scettro ma non è un irresponsabile”, mentre Salvini (che ha annunciato il vertice con i governatori Schifani e Occhiuto sul ponte dello Stretto) “è inquieto” perché “ha perso voti e ora alza le bandiere”. Da qui l’invito a Meloni affinchè “sia paziente” e tenga uniti gli alleati.

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