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Catanzaro non versa denaro nelle casse di Sacal, Abramo: “Nessun vantaggio per i cittadini”

Il sindaco di Catanzaro e presidente della Provincia Sergio Abramo chiarisce i motivi della mancata adesione all’aumento di capitale di Sacal da parte di Comune e Provincia. “Comprendo che la totale assenza di visione strategica che in questo caso non può limitarsi al Comune capoluogo, – afferma Abramo in una nota – induca a declinare, peraltro errando, sterili percentuali che nulla rappresentano in un contesto di mobilità di livello quantomeno regionale. E infatti, lo stretto raccordo da me attivato con il management della Sacal e soprattutto con la Regione Calabria affinché quest’ultimo subentrasse ai due enti – Comune e Provincia – che ho l’onore di amministrare, ha consentito fondamentalmente l’atteggiamento più corretto nei confronti dei cittadini in quanto, con un marginale aumento di capitale, oltre a provocarsi un ingiusto e maggiorato esborso per le casse dei due enti locali, nessun ritorno economico ci sarebbe stato a vantaggio dei cittadini”.

“Si è lavorato per non far acquisire al privato la maggioranza delle quote”

“E se qualcuno sostiene che il peso politico in un consiglio di amministrazione sia determinato dalle quote detenute, – dichiara Abramo – ignora che solo l’azionista che detiene il 50,01% delle quote è sempre determinante. Gli altri, che abbiano il 49 o l’1 %, poco o nulla possono influire. Quanto allora avrebbero potuto influire Comune e Provincia con le proprie quote percentuali seppur maggiorate? Di contro, gli enti a valenza istituzionale quali Confindustria e Camera di Commercio, al pari di Comune e Provincia, pur detenendo in Sacal quote minoritarie, attraverso i propri rappresentanti hanno fatto emergere le capacità di gestione ed amministrazione con buona pace di chi pensa che far valere il “peso” sia solo una mera questione di numeri. E infatti, ancora, il Comune di Catanzaro, quello di Lamezia e Confindustria, in sinergia con la Regione, hanno lavorato per impedire che il socio privato potesse acquisire la maggioranza delle quote al tavolo di riunione tenutosi con tutti i capigruppo del Consiglio regionale, che poi ha approvato la pratica su Sacal. A quel tavolo non ci si è minimamente posto il problema di quali percentuali disponessero i due Comuni e la confederazione, ma si è compresa e fatta propria la problematica evidenziata dai soci cosiddetti di minoranza. Credo sia questo il peso politico che vale più di ogni percentuale”.

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