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Coronavirus, Fials: “Ospedale di Crotone niente affatto idoneo”

pronto soccorso crotone

(A.O.) – «Siamo seriamente preoccupati per il grado di mantenimento strutturale e riorganizzativo del reparto di Malattie Infettive di Crotone, delle procedure e azioni programmatiche, fino ad oggi messe in campo per prevenire una diffusione del Coronavirus nella nostra città e provincia».

Comincia così la lettera aperta che il segretario provinciale della Fials di Crotone, Francesco Sarcone, ha inviato al presidente Santelli, al commissario straordinario dell’Asp ed al Prefetto di Crotone – rispettivamente Gilberto Gentili e Tiziana Tombesi -, al Ministero della Sanità ed agli organi di stampa.

«La rete creata e i provvedimenti presi fino oggi ci sembrano un prendi ed incolla da altre strutture del Nord, meglio strutturate e organizzate da sempre – si legge nella missiva -. Al momento a Crotone non sono stati registrati casi di positività al Covid-19 e quindi si invita la cittadinanza alla calma, nonostante un Decreto Ministeriale che dichiarava la Calabria inadeguata alla gestione di un’emergenza sanitaria e un’ulteriore dichiarazione da parte del Dipartimento della Salute della Regione Calabria, nella quale dichiara che nella nostra regione i reparti di Malattie Infettive sono cinque, ma di questi solo tre adeguati.». Stiamo parlando di Catanzaro, Reggio Calabria e Cosenza.

Sarcone tiene però a precisare che l’inidoneità del Reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale San Giovanni di Dio di Crotone, non deriva in nessun caso dalla scarsa preparazione del personale socio-sanitario che vi lavora: medici, infermieri e tecnici, altamente qualificati che tutti i giorni hanno a che fare con malattie come aids, meningiti e tubercolosi e che il più delle volte riescono a salvare i pazienti; l’inidoneità, piuttosto «si riferisce alla mancanza di stanze a pressione negativa di cui sono dotati tutti gli altri reparti della Calabria. A parte Vibo Valentia che sembra la stiano predisponendo. A tutto questo va aggiunto che si lavora con carenza di personale e senza il materiale necessario a tutelare l’incolumità propria e della cittadinanza».

«Negli ultimi anni la politica ha massacrato il nostro Ospedale – continua il segretario Fials – con invenzioni come gli Hub (Catanzaro, Reggio Calabria e Cosenza) e gli Spoke (Crotone ed altri), nascondendosi dietro piani di rientro che non hanno portato ad alcun miglioramento economico se non a riqualificare alcune strutture e dichiarare la morte di altre, come la nostra. Al nosocomio crotonese serve una riorganizzazione del Laboratorio Analisi e che sia all’altezza di gestire sul posto e nell’immediatezza esami importanti per diagnosi che altrimenti sarebbero ritardate, con inserimento di personale di Microbiologia. Inoltre, per ottenere un ospedale decente, deve essere attrezzato strutturalmente e tecnologicamente di un buon Pronto Soccorso e come in ogni ospedale che si rispetti, un Reparto di Malattie Infettive strutturalmente adeguato a garanzia di tutto e tutti. Infine, ma non meno importante, bisogna dotare di personale i reparti. Tutti.

Statisticamente, su 100 potenziali infetti di Coronavirus, 45 pazienti vanno ricoverati in Malattie Infettive, 10 vanno trattati in reparti di Rianimazione (statistica fatta in questi giorni dal Ministero della Sanità 04/03/2020: 2263 positivi al Coronavirus di cui 1000 asintomatici, 1034 con necessità di ricovero e cure e 229 in Rianimazione). Se poi pensiamo che non abbiamo stanze a pressione negativa presso le Malattie Infettive di Crotone è gravissimo, ma non solo, nel resto della Calabria non sorridiamo, perché solo 10 circa sono le stanze a pressione negativa, per non parlare dei pochi posti letto di Rianimazione esistenti in tutta la Calabria quando anni fa ce ne erano circa 900 ogni 100 mila abitanti. Eppure la Divisone di Malattie Infettive del presidio ospedaliero San Giovanni di Dio dell’USL n. 5 di Crotone, così si chiamava nel 1 Luglio 1977, nasce con tutti i criteri: percorsi obbligati, stanze di osservazione con due camere di degenza con tre posti letto cadauna, 13 stanzette di degenza con tre posti letto con bagno e doccia in camera, procedure di isolamento standardizzate… oggi solo tre stanzette e con i pavimenti e le mura che fanno paura!

Puntualmente, Catanzaro, Reggio Calabria e Cosenza, investono e ristrutturano e potenziano i loro reparti, ma l’USL di Crotone, fa l’inverso, utilizza i fondi per altro e non istituisce neanche i due posti letto previsti dalla Legge, per l’isolamento in Rianimazione, ma inizia a ridurre le stanze , sconvolge tutti i criteri scientifici e strutturali di un reparto di Malattie Infettive, permettendo una cosa gravissima di ricoverare le febbri di n.d.d. nei reparti dell’Area Medica in Generale, con la complicità di tutti i soloni e gerarchi sanitari del passato.

La Fials pensa che vada ripristinata la legalità, vadano rispettati i ruoli e le professioni, ma soprattutto le competenze e le professionalità esistenti, per curare una malattia infettiva ci vuole prima di tutto un medico infettivologo, infermieri preparati e personale formato e aggiornato. Pertanto invitiamo il governo regionale a ripristinare lo stato del diritto alla salute per tutti, sancito dalla Costituzione Italiana, che non fa distinzione né di sesso né di razza, a fare ritornare HUB i reparti di Malattie Infettive e tutte le specialistiche e Diagnostiche smantellate che creavano rete e davano risposte di prevenzione, diagnosi e cura ai cittadini della provincia di Crotone. Invitiamo il Commissario dell’Asp di Crotone a fare insieme a noi, una battaglia, affinché questa città abbia da subito una U.O. di Malattie Infettive e le specialistiche, all’altezza e alle peculiarità di un territorio sempre più compromesso ed esposto a grandi rischi. Alla Prefettura chiediamo un incontro urgente e proponiamo fin da ora un tavolo permanente per la rivisitazione del P.S.R. e dell’Atto aziendale, che veda valorizzata e potenziata la rete assistenziale e che assicuri a tutti i cittadini e operatori socio – sanitari, eguale trattamento e garanzie del diritto alla salute e non solo garanzie di carriere per pochi professionisti o dirigenti privilegiati».

 

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