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Dalle cooperative ai campi rom, Occhiuto racconta i suoi 10 anni da sindaco di Cosenza

di Maria Teresa Improta – Dieci anni a Palazzo dei Bruzi. Una poltrona scomoda per Mario Occhiuto, sindaco di Cosenza, che oggi al termine del suo secondo mandato fa un resoconto di quelle che sono state le azioni più significative della sua amministrazione. “Sono tantissime le opere che abbiamo compiuto. Ogni giorno, per dieci anni, ci siamo adoperati agendo per lo sviluppo della città. Sarebbe impossibile – afferma il primo cittadino di Cosenza – elencare tutti gli inteventi: il restauro dei monumenti del centro storico, l’implementazione dell’illuminazione pubblica con lampade a led, il restyling di 15 piazze, la ristrutturazione degli edifici scolastici, la realizzazione delle piste ciclabili. Azioni che ci hanno permesso, partendo da sotto zero, di scalare le classifiche periodiche sulla qualità della vita nelle città d’Italia dove ora siamo in alto insieme a Bolzano, Parma, Mantova”.

Cambio mentalità dei cosentini

“Mi riempie d’orgoglio – dichiara soddisfatto Occhiuto – l’essere riuscito a cambiare la mentalità dei miei concittadini sensibilizzandoli e inducendoli ad adottare comportamenti sostenibili come la raccolta differenziata, il vivere il verde, lo spostarsi a piedi e in bici. Non è stato facile e c’è ancora molto da fare per far capire che la città è un luogo dove usare l’auto (se non ve ne è la necessità) crea disguidi a tutti in termini di traffico e inquinamento. Fino al 2010 eravamo solo una periferia di Rende, ora tra le città di medie dimensioni abbiamo una vitalità diffusa che non ha quasi eguali. Sono i dati che parlano: a Cosenza si registra il maggiore incremento di aperture di nuove imprese, l’8,2% contro una media nazionale dell0 0,2%: 646 negli ultimi anni (la maggior parte nel settore food & beverage)”.

Cooperative sociali

“Tra le azioni più importanti c’è stata la riorganizzazione delle 47 cooperative sociali che operavano in regime di caporalato. Abbiamo restituito la dignità a 800 lavoratori e ripristinato per la cittadinanza tutti i servizi legati alla manutenzione ordinaria alla cittadinanza dallo spazzamento alla manutenzione del verde. Servizi inesistenti per i quali – spiega Mario Occhiuto – spendevamo 8 milioni di euro l’anno con affidamenti semestrali per eludere certificazioni antimafia e gare ad evidenza pubblica. Per questa operazione di civiltà sono stato minacciato, aggredito e ho avuto la scorta per quattro anni. Ho smantellato un sistema criminale sul quale erano in corso indagini legate non solo a presunte truffe, ma anche a rapporti con la malavita locale, tant’è che a casa di alcuni operatori sono state trovate numerose armi. È stato un momento difficile che abbiamo superato con la collaborazione della Prefettura di Cosenza e del vescovo Nunnari”.

Debiti

“I debiti non sono cresciuti, – chiarisce il sindaco di Cosenza – ma sono diminuiti. Avevamo ereditato una situazione dove i costi del personale interno erano spropositati. Quando mi sono insediato i dipendenti del Comune di Cosenza erano 1.200, oggi ne abbiamo solo 300 e risparmiamo quasi 15 milioni di euro l’anno. Era impensabile scongiurare il dissesto senza intervenire con decisione su questa voce di bilancio. Nel 2011 ho ricevuto la notifica dalla Corte dei Conti sul dissesto del Comune di Cosenza. Siamo riusciti inizialmente ad evitarlo, ci abbiamo provato. Approvata la procedura di predissesto e il piano di rientro dal debito, è stata arginata la situazione esplosiva che si sarebbe andata a creare in quel momento con il dissesto. Ci siamo presi delle responsabilità, abbiamo fatto un mutuo da 110 milioni di euro con la Cassa Depositi e Prestiti che stiamo restituendo. Il tutto considerando che i trasferimenti dello Stato al nostro Comune sono stati ridotti di almeno 10 milioni di euro. La previsione di entrate maggiori non ha funzionato, putroppo nonostante avessimo aumentato i controlli non siamo riusciti a incassare i tributi dei cittadini”.

Campi rom

“Ho avuto sempre buoni rapporti con i rom. Una delle mie prime azioni dopo l’insediamento a Palazzo dei Bruzi – ricorda Mario Occhiuto – fu portare l’acqua corrente al campo nomadi di Vaglio Lise. Da cittadino ero preoccupato per il continuo estendersi dell’insediamento lungo il fiume in condizioni drammatiche, in un’area a rischio idrogeologico, con centinaia di tonnellate di rifiuti, prostituzione minorile, auto rubate smontate, ecc. Insieme alla Prefettura di Cosenza dopo un incendio che aveva colpito le baracche di circa 100 residenti, feci un’ordinanza occupando l’ex Ferro Hotel, struttura abbandonata di proprietà di Ferrovie dello Stato nei pressi della stazione di Vaglio Lise. Ferrovie dello Stato sollecitò lo sgombero, ma non potevo far tornare al campo nomadi quelle persone, avrebbero allestito nuove baracche rischiando la vita. Allora smantellai l’intero insediamento rom lungo il fiume e invitai i circa 1.000 abitanti a trasferirsi nel campo allestito d’urgenza con le docce, le cucine che feci allestire nel piazzale della stazione ferroviaria. Molti partirono, restarono solo i rom cosentini e dopo un po’ di mesi la piccola tendopoli fu smantellata. Un altro campo rom che non esiste più dopo quasi 60 anni, grazie alla nostra azione, è quello di via Reggio Calabria fulcro di attività criminali e degrado ambientale”.

Rifiuti e acqua

“I rifiuti arrivavano quasi ai primi piani degli edifici quando sono arrivato. Oggi – sottolinea il sindaco di Cosenza – siamo al 70% di raccolta differenziata giornaliera a fronte di una media nazionale del 40%. Ho tolto i cassonetti stradali e avviato il porta a porta spinto, siamo stati il primo Comune capoluogo di provincia in Calabria ad attivare questo percorso. Siamo riusciti in questa difficilissima operazione nonostante le ataviche problematiche legate al conferimento e smaltimento che funzionano a singhiozzo perché gli impianti sono gestiti dai privati. La soluzione al problema, secondo me, non arriverà attraverso le Ato provinciali. La Calabria conta meno di 2 milioni di abitanti, spalmati su piccoli Comuni, è possibile gestire i rifiuti in maniera unitaria usanto l’impianto di trattamento di Gioia Tauro che è già sufficiente. Abbiamo fatto l’efficientamento della rete idrica nel centro città dove da 40 annni i residenti non avevano l’acqua se non 3 o 4 ore al giorno. Razionando la distribuzione e intervenendo sulle perdite dove su 100 litri di acqua, 80 finivano nel sottosuolo e non arrivavano ai rubinetti delle case, oggi siamo passati dall’80% al 30% di dispersione idrica. Lavori eseguiti con fondi non comunali pari a 30 milioni di euro. Ora è tutto fermo perché l’impresa alla quale è stata affidata la realizzazione delle opere è fallita. I risultati sono palesi, i Comuni però non saranno mai autonomi finché vi sarà Sorical”.

© Riproduzione riservata.

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