ESIMI ED ESIMIE | Mimmo Tallini, uno “squalo” nel mare magnum della politica calabrese

Il ritratto autobiografico dell'ex presidente del Consiglio regionale della Calabria: dagli esordi missini ai fino a Forza Italia. Dalla destra-destra alla destra-centro
Domenico Tallini

di Vincenzo Speziali – Il mio amico Pier (Casini, ovviamente) non ha mai nascosto la sua amicizia per due notori ‘fascisti’, cioè Ignazio La Russa – oggi neopresidente del Senato, a mia volta conosciuto con il compianto, ancorché sempre presente (nel mio cuore!) Elio Colosimo – e, soprattutto Gianfranco Fini – pure lui, bolognese come lo stesso Pier- noto, per essere l’uomo delle promesse mancate e delle svolte incompiute. Anche io, però -devo confessare! – ho delle amicizie simili, le quali risalgono a Luigi Colosimo (cioè il figlio di Elio e mio amico, sin dai tempi dell’infanzia), oltre che Peppe Scopelliti e Mimmo Tallini (a cui è dedicato questo ritratto autobiografico).

La destra-centro di Mimmo e Peppe

La destra-centro di Mimmo e Peppe

Intendiamoci, sia Peppe che Mimmo, non li ho mai visti – se non nella fase iniziale della loro esperienza politica – soggetti di destra, perché nel tempo e grazie ad esso, hanno compreso che per attuare la difficile arte del governo, sia nazionale, sia locale (come nel loro caso di specie, ma sempre di governo trattasi), bisogna possedere quanto da entrambi acquisito, cioè le fattezze, le movenze e le virtù, dei consumati democristiani. Un esempio per tutti, ovvero la conferma di tale regola aurea, la si può ritrovare, plasticamente, in un mio defunto amico, che tanto mi voleva bene e da me fu ricambiato: Vittorio Sbardella.
Già, pure ‘Vittorrione’ detto – causticamente- ‘lo squalo’, in gioventù fu un attivista del MSI, ma poi capì in fretta e presto, come la praticità imponeva (e il realismo ancora di più), che per fare politica e diventare politici, bisognava spostarsi un cincinin al centro, ovvero verso la placida e omnicomprensiva ‘Balena Bianca’, insomma la mia amata Democrazia Cristiana. Mimmo, ha compiuto un percorso similare, seppur in epoche successive a quelle di Vittorio, poiché Sbardella morì il 26 Settembre del 1994 (e ricordo i suoi funerali, in quanto ci ando` anche Carmelo Pujia ) e quando morì, il mio ‘Sbardellone’ – soprannominato, pure ‘Pompeo Magno’ o il ‘Pretoriano’ – la dipartita fu quasi in contemporanea con la DC tutta (parliamo del post-Tangentopoli e di quella falsa rivoluzione, messa in piedi da magistrati facinorosi, settari, manettari, ed eterodiretti…da chi lo sospetto, ma prove non ve ne sono, ancora…per il momento, ovviamente).
Tallini, invece, in quegli anni, lasciava l’area della destra-destra e nonostante un passaggio tra le fila di Calabria Libera (con cui si candido`alle politiche del 1994, al di fuori dall’alleanza incardinata su Berlusconi), pian piano si è avvicinato alle componenti moderate del centrodestra, pur senza dimenticare un percorso, momentaneo, con l’Udeur di un altro mio caro amico (nonché testimone di nozze), cioè Clemente Mastella.
Intendiamoci, tutto ciò non sta a significare, nel modo più assoluto, che Mimmo Tallini sia un trasformista, semmai come egli abbia fatto della politica la sua vita, perché essa, cioé sempre la politica -misconosciuta dai più, identificabili quali molti dei nostri contemporanei- è la sua autentica passione e la intende in maniera tale, con il notorio e conseguenziale, comportamento adamantino.

Dal Comune alla Regione, la scalata di un politico di razza

Già, l’onestà di Tallini, ovvero lo stigma che si porta dietro e di cui tutti, ciascuno e nessuno escluso, siamo a conoscenza, non solo a Catanzaro, ma ovunque in Calabria, dal Pollino alla mia Bovalino e se devo esser ancora più esplicito, pure oltre, da nord a sud, spaziando sia ad est che ad ovest o dal nadir allo zenit, poiché ‘Mimmare`’ è conosciuto, per essere un galantuomo e un probo amministratore, il quale ha sempre preferito la sua presenza in loco, attestandosi su una massima del compianto Aldo Ferrara (altro uomo perbene ed insigne democristiano), il quale per fare comprendere quanto egli fosse poco interessato agli scranni delle istituzioni romane, ripeteva come a lui sembrasse giusto restare in Calabria “là dove la terra brucia!”.
Ecco, pure per Mimmo, altro ‘monumento’ di onestà, amico personale, nonché mio esimio collega, in Consiglio Comunale a Catanzaro – negli anni dell’Abramo bis – vale siffatta impostazione, la quale connatura una scelta di vita e qualifica la propria azione – un’azione solida e priva di ombre! – a favore di un popolo intero, cercando di riscattarlo e di meglio ancora rappresentarlo. Difatti, dopo essere stato più volte Consigliere Comunale di Catanzaro, ininterrottamente dal 1981, fino al 2018, ha ricoperto pure il ruolo – a partire dal 1999 – di Assessore Provinciale alla Pubblica Amministrazione e Programmazione Territoriale, con la prima Giunta presieduta da Michele Traversa. Successivamente nel 2005, giunge in Consiglio Regionale e diviene Presidente del Gruppo dell’Udeur (come precedentemente accennato), per poi venire rieletto, sempre in Consiglio Regionale, con il Pdl (effimera formazione, basata su un apodittico annuncio in cima al predellino dell’automobile, proprio dallo stesso Berlusconi, tanto per dimostrare come costui, intenda la politica e palesi il suo disprezzo verso la sacralità laica, che si deve ai Partiti e alle Istituzioni).
In quella legislatura regionale (cioè la seconda di Mimmo), il ‘nostro’, in seguito alla sua rielezione, svolse pure il ruolo di Assessore Regionale, nella Giunta Scopelliti, dal 2010 fino alla conclusione anticipata di sei mesi, ovvero novembre 2014, in luogo all’inconcepibile ed incredibile condanna -legale si, ma lecita non so!- del povero Peppe (mio fratellone maggiore, assieme a Pino Galati), circa i fatti inerenti la contabilità del Comune di Reggio Calabria (come se la responsabilità non si possa e non si debba da attribuire, apicalmente e quindi per questo principio, persino ai pm, i quali, per inciso, dovrebbero scontar pena e pagar dazio, quando un loro consulente tecnico sbaglia le valutazioni, poiché i pubblici ministeri ed anche i giudici, sono loro ad avere nominato tali esperti, quindi la regola o vale per tutti, ma proprio tutti, politici e magistrati compresi o per nessuno!). Dopo la terza rielezione alla Regione, nel quinquennio targato Oliverio – novembre 2014/gennaio 2020- in cui Tallini svolse il suo ruolo di Consigliere Regionale -sommando pure quello di Coordinatore Provinciale Catanzarese di Forza Italia (chiaramente contribuendo a rivincere, il Comune di Catanzaro, come al solito e al netto di legalità doverosa, per tutti e in lui insita)- riuscì a coronare un suo ulteriore successo, ovvero di presiedere l’Assemblea legislativa di Palazzo Campanella, durante gli otto mesi di Governo locale, ‘targato’ Santelli.

Luci, ombre e congiure

Proprio in questo periodo, comincia ingiustamente, contro di lui, una sordida avversione politica -a mio avviso, al limite dell’insolenza- da parte di un attuale cooptato in Parlamento, che mi si dice protetto da un’infermiera (oltre a spacciar una ‘platinata’ melitota, alla stregua di una insigne legislatrice, mentre è una bambolina, per di più discutibile, tra l’altro vestita di pizzi vari, come un’educanda, la quale non è proprio) e ovviamente, costui, sarebbe tutelato (se fosse vero, ma poi vai a saperlo!) -sempre dalla infermiera di cui sopra- per qualche afferenza ad una ridotta in disuso ed in fallimento. Oggi, la suddetta infermiera è stata relegata in un angolo da due donne, cioè Giorgia Meloni in primis e poi dalla figlia maggiore del suo rimbambitico badato, epperò se tanto mi dà tanto – come le influenze cinesi (intese nel senso di febbre o sinonimo di qualcos’altro?) – dicevo la badante e il suo protetto, li vedo a scivolar verso un posto reietto: fussera l’ura…sempre da un punto di vista che io incarno, a differenza di loro i quali non sanno cosa sia, cioè la politica! Tralascio la vicenda giudiziaria, perché so che Mimmo la vive con dolore indicibile ma al tempo stesso con disincantata serenità e assieme a lui, la sua stupenda famiglia, composta da persone oneste, insomma gente solida, che fa bene ad andare in giro a testa alta, poiché tutti quelli che ci troviamo – da innocenti, e da perseguitati! – in mezzo ad un ‘silmil mar in tempesta’ soffriamo. Epperò, al contempo, l’importante è farlo con dignità, senza mai smettere di confidare nello Stato o di denunciarne, legalmente, le sue ‘frange’ distopiche. Per meglio intenderci, bisogna pensare non solo all’oggi, bensì al domani e soprattutto al dopodomani, in quanto poi…- già poi- ci si rialza, il cammino riprende, la vita risplende e gli affetti, quelli veri, quelli autentici, non mancano di sorreggerci, mai: difatti, le cose passano e la storia continua. Sempre!

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