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Illeciti nella depurazione e container di fanghi a Catanzaro, chiuse le indagini (Nomi)

corte appello catanzaro

di Gabriella Passariello

Avrebbero violato una serie di norme in materia ambientale consentendo che da un impianto di depurazione venissero scaricati direttamente nel fiume una serie di “rifiuti”, superando i cosiddetti valori di accettabilità senza considerare l’impatto negativo sulla salute e sull’ambiente e senza tener conto delle sostanze pericolose di materiali e prodotti immesse nell’ambiente stesso. Il sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Stefania Paparazzo ha chiuso le indagini nei confronti di Angelo Nasprato, 41 anni, di Napoli, direttore tecnico della Soteco, società che gestisce l’impianto di depurazione in località Verghello nel Comune capoluogo di regione; Domenico Augruso, 32 anni, di Catanzaro, direttore tecnico operativo dell’impianto e Franco Greco, 54 anni, di Catanzaro, responsabile unico del procedimento in ordine al servizio di manutenzione dell’impianto. Tutti e tre, secondo le ipotesi della Procura, con fatto accertato il 24 gennaio 2018, avrebbero effettuavano e dolosamente mantenevano uno scarico di acque reflue urbane che in uscita dall’impianto di depurazione in località Verghello “venivano scaricate nel corpo ricettore costituito dal fiume Corace” senza essere sottoposte ad alcun ciclo di depurazione, superando i valori dei parametri di accettabilità, relativi, tra gli altri, al contenuto di azoto ammoniacale, escherinchia e coli.

Fanghi nei container. C’è dell’altro. Nasprato, Augruso e Greco, avrebbero effettuato, in assenza della prescritta autorizzazione, attività di raccolta e deposito di rifiuti prodotti dal trattamento di depurazione delle acque reflue urbane dell’impianto. In particolare, la Procura contesta, anche agli indagati, la raccolta e il deposito in tre container di fanghi centrifugati (delle dimensioni di 6 metri per metri 2,50 per metri 2,50), avviabili allo smaltimento per circa cento metri cubi, superando il limite quantitativo previsto per il “deposito temporaneo.  Gli indagati, adesso, avranno venti giorni di tempo, per chiedere di essere interrogati, depositare memorie o rilasciare dichiarazioni spontanee e compiere qualsiasi atto utile per l’esercizio del diritto di difesa prima che il titolare del fascicolo proceda con la richiesta di rinvio a giudizio o di archiviazione.

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