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Lavoro, Cgia: tra giugno e luglio 934.000 nuovi ingressi

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Il mercato del lavoro potrebbe registrare 934.000 nuovi ingressi tra giugno e luglio. La stima viene fornita dall’Ufficio studi della Cgia che ha elaborato i risultati emersi dalla periodica indagine condotta da Unioncamere e Anpal. Tra chi troverà lavoro, due su tre saranno assunti in una piccola impresa con meno di 50 dipendenti. E tra le 4 ripartizioni geografiche del nostro Paese sarà il Sud a far segnare il maggior numero di neo assunti: 258.200, pari al 27,6 per cento del totale. Quanto al comparto di occupazione, il 72,5 per cento del totale dei lavoratori in entrata troverà impiego nel settore dei servizi (677.550 addetti), il 20 per cento nell’industria (186.580 unità) e, infine, il rimanente 7,5 per cento nelle costruzioni (69.890 lavoratori). “Ancora una volta”, dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo, “sono le piccole aziende a dare una risposta importante a chi aspira a trovare un posto di lavoro. E nei prossimi mesi lo faranno soprattutto quelle presenti nel Mezzogiorno.

In Calabria, ad esempio, l’85,1 per cento dei nuovi ingressi sarà garantito da queste realtà produttive, in Puglia dal 77,6 per cento e in Sicilia e in Campania dal 75,4 per cento. Risultati straordinari che dimostrano che anche nelle regioni maggiormente in difficoltà economica, la stragrande maggioranza dei piccoli imprenditori sono in grado di offrire una chance soprattutto ai giovani”. A livello regionale sarà la Lombardia ad assicurare le maggiori opportunità di impiego (165.400). A seguire, il Lazio (88.190) e il Veneto (87.950). Tra le province, invece, svetta Milano (70.240), tallonata da Roma (69.590) e Napoli (32.340).

“Poco più della metà dei nuovi addetti, pari a 345.600 persone”, segnala il segretario della Cgia, Renato Mason, “sarà occupata in attività commerciali, ricettive e della ristorazione. Settori, questi ultimi, molto diffusi nelle realtà a elevata vocazione turistica. Sebbene nell’indagine non sia riportata la tipologia contrattuale che verrà applicata a questi nuovi assunti, appare evidente, visto che l’arco temporale monitorato riguarda i mesi estivi di giugno e luglio, che una buona parte di questi lavoratori sarà assunta con un contratto a termine. E la possibile introduzione del salario minimo per legge, rischia, nel prossimo futuro, di aumentare enormemente il costo del lavoro soprattutto per le piccolissime imprese con effetti negativi sul fronte occupazionale”.

Tornando ai dati dell’indagine, nell’industria troveranno una nuova occupazione 186.580 addetti (pari al 20 per cento del totale dei nuovi assunti). Le regioni dove l’offerta sarà più elevata sono le Marche (33,2 per cento del totale assunzioni previste), il Friuli Venezia Giulia (29,7 per cento) e il Veneto (28,9 per cento). A livello provinciale, il 90,9 per cento dei nuovi assunti a Vibo Valentia troverà un’occupazione in una piccola impresa con meno di 50 dipendenti. In nessun altra provincia italiana l’incidenza percentuale sarà così elevata. A Nuoro, che si colloca al secondo posto a livello nazionale, la soglia si attesta all’87,2 per cento e a Cosenza all’86,8 per cento.

Sempre a livello provinciale, la prima realtà territoriale per nuovi ingressi nel settore dei servizi sarà Sassari (90,1 per cento sul totale assunzioni), seguono Aosta (88,5 per cento), Rimini e Roma (entrambe con l’88,3 per cento). Per quanto concerne le assunzioni nell’industria, le più interessate saranno Pordenone (54, 9 per cento delle assunzioni totali) Prato (54,4 per cento) e Vicenza (47,9 per cento). Nel comparto delle costruzioni, svettano le province del Sud.

Al primo posto si colloca Caltanissetta (21,1 per cento del totale), seguita da Potenza (17,5 per cento), Enna e L’Aquila (entrambe al 16,8 per cento). La Cgia segnala infine che in Italia le imprese con meno di 50 addetti sono il 99,4 per cento del totale (quasi 4,3 milioni), ci lavora il 66,3 per cento degli addetti (10,6 milioni di persone), sono occupati il 52,3 per cento dei dipendenti (5,9 milioni), producono il 47,8 per cento del fatturato totale nazionale ed il 50,4 per cento del valore aggiunto del Paese. In altre parole, le piccole imprese sono la quasi totalità delle attività imprenditoriali, danno lavoro alla maggioranza degli italiani, producono 1.411,8 miliardi di euro di fatturato e 378,5 miliardi di valore aggiunto all’anno.

Redazione Calabria 7

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