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‘Ndrangheta, scacco alla cosca di Roccabernarda: 3 arresti (NOMI E VIDEO)

I carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura di Catanzaro, diretti dal maggiore Gerardo Lardieri e i militari della Compagnia dei carabinieri di Petilia Policastro  hanno notificato tre misure cautelari, di cui due in carcere e uno agli arresti domiciliari per boss e gregari della cosca Bagnato di Roccabernarda, disposte dal gip Antonio Battaglia su richiesta della Dda, guidata da procuratore capo Nicola Gratteri. Finiscono dietro le sbarre, Antonio Santo Bagnato, 53 anni, definito dagli inquirenti al vertice della cosca e Giuseppe Bagnato, 33 anni, mentre va agli arresti domiciliari Stefania Aprigliano, 39 anni. Nel corso dell’operazione, nome in codice “Capitastrum”, dal latino terreni e fabbricati, sono stati perquisiti due studi notarili e sequestrati 109 immobili tra terreni e abitazioni. I reati contestati vanno dall’estorsione, all’invasione di terreni, al danneggiamento, reati aggravati dalle modalità mafiose, a cui si aggiungono una serie di falsi.

Sigilli su un patrimonio per un milione di euro

Si è proceduto, contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari personali, al sequestro preventivo di 104 terreni agricoli, 5 immobili e un veicolo per un valore complessivo di circa 1 milione di euro. Il provvedimento trae origine da un’attività investigativa, condotta dai suddetti Reparti, diretta e coordinata dal procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, e dai sostituti procuratori, Paolo Sirleo, Domenico Guarascio e Pasquale Mandolfino. Le emergenze investigative hanno riguardato l’operatività della cosca di ‘ndrangheta Bagnato di Roccabernarda, con particolare riferimento all’impossessamento illecito avvenuto dal 2005 al 2017, da parte del capo cosca Antonio Santo Bagnato, di numerosi terreni agricoli, situati nel comune di Roccabernarda.

Gli elementi raccolti nel corso delle indagini hanno consentito di:

  • documentare l’operatività della cosca Bagnato nel territorio del comune di Roccabernarda;
  • documentare il modus operandi utilizzato dai componenti della cosca per raggiungere l’impossessamento dei terreni e quindi l’intestazione degli stessi, che prevedeva dapprima degli approcci anche violenti ed intimidatori con i proprietari e, successivamente, sfruttando la collaborazione di professionisti, l’effettuazione dei passaggi burocratici mediante falsi testamenti o false dichiarazioni di usucapione contenute in atti di donazione;
  • far emergere, sulla base delle dichiarazioni delle vittime ascoltate dai carabinieri, molti episodi estorsivi portati a termine dalla cosca al fine di appropriarsi illecitamente dei terreni agricoli.

 

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