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OPINIONI | Presa Diretta e le verità nascoste che non piacciono ai “signorotti” intoccabili

L’articolo pubblicato dal “Fatto Quotidiano” a seguito della lettera del pm Paolo Sirleo, che condivido in tutto e per tutto, mi ha indotto a delle riflessioni che non avrei mai pensato di fare se non fosse stata redatta una lettera di protesta da parte delle Camere Penali. Tutto sarebbe scivolato nel solito dimenticatoio e la trasmissione di “Presa Diretta” non l’avrebbe, purtroppo, ricordata più nessuno, considerato che l’autore ha raccontato quello che generalmente si rappresenta in qualunque servizio che parli di criminalità organizzata. Sulla scia del documento delle camere penali alcune persone ne hanno approfittato per portare attacchi indiscriminati alla persona del Procuratore. L’inaspettato innesco che da tempo attendevano.

Autogol o strategia dei soliti “intoccabili”?

E’ stato un autogol o una strategia? Solo la storia lo potrà dire. I diversi commenti negativi rivolti da tanti verso la trasmissione e sull’infondato preponderante ruolo mediatico che alcuni contestano al Procuratore Gratteri, nascondono, invece, verità più profonde. Si vuole cercare di salvare il salvabile in una città, anzi in una Regione, dove regna ancora il rispetto per i “signorotti”, ovvero tutti quelli che si sono costruiti “un nome”, una “posizione” sociale, attraverso sotterfugi e intrighi, a discapito di tante gente per bene, militando magari in logge massoniche deviate, che si defini(vano)scono intoccabili. Allora non resta che attaccare il procuratore Gratteri, reo di avere rivoluzionato un “sistema” pressoché appiattito se non addirittura compromesso, dove alcune cose, per fortuna poche, “funzionavano” secondo la volontà di persone esterne al meccanismo giudiziario. Non è il processo “Rinascita Scott” che fa paura ad alcuni strati sociali della società, ma il terrore di restare aggrovigliati, dopo anni d’impunità, nelle maglie della Giustizia, consapevoli che alcune inchieste, come l’indagine Genesi, comunque partita dalla Procura di Catanzaro, è stata la prova tangibile di come alcuni (per fortuna pochi) esiti processuali fossero viziati a monte. Sul punto la Procura di Salerno, visto gli ultimi articoli di giornale, pare che debba ancora scrivere la parola fine. Per fortuna a Catanzaro i giudici non sono tutti uguali. La stragrande maggioranza di loro lavora con impegno e sacrificio, proprio per affermare il principio del diritto e, quindi, della legalità. Si era quasi sul punto di non ritorno: ormai tanti erano abituati a vivere in un clima di rassegnazione, nella consapevolezza che alcuni personaggi non sarebbero mai stati “toccati” dalla Giustizia, mentre altri si cullavano del “torpore” di un’immunità acquisita quasi per diritto, che aveva le sue fondamenta in una serie di intrecci, ricatti, favori, etc..- Tutto questo non esiste più.

La tsunami Gratteri fa paura ai “signorotti” con il doppio petto

Gratteri ha cambiato il metodo di contrasto, tant’è che anche i mafiosi, nei loro dialoghi (intercettati) lo dicono chiaramente “..non esce più nulla”. Una riflessione, su un argomento così delicato, andrebbe fatta. Nessuno ne ha parlato. Forse una situazione del genere faceva comodo a tanti, specialmente a quella fetta di “signorotti” con gilet e doppio petto, che ancora si illudono di potere fermare lo tsunami Gratteri, attraverso i loro giochetti di potere. In altre epoche li avremmo visti in giro scorrazzare su un calesse condotto da un nocchiere per far notare il loro potere, nettamente in contrasto con quello dello Stato, ma anche la loro superbia sociale: “io sono io, voi non siete un c……”. Un giro di notizie ad effetto domino, pronte per essere messe sul mercato al migliore offerente, magari da un appartenente delle Istituzioni, in cambio di un piccolo favore, calpestando la dignità, il dovere e ogni regola morale. Le notizie sulle operazioni che colpivano i soliti mafiosi giravano di “bocca in bocca” nei salotti e salottini cittadini, già mesi prima dell’intervento repressivo dello Stato. Una sorta di gioco di “guardia e ladri”. I mafiosi venivano arrestati, magari successivamente condannati a pene ridicole oppure assolti. Tutti avevano fatto il loro lavoro: la Procura aveva sostenuto l’accusa, gli avvocati avevano svolto al meglio i loro compiti, i Giudici avevano emesso il loro verdetto secondo “scienza e coscienza”, per poi magari brindare tutti assieme, sul buon esito del processo, in qualche villa sul mare, magari costruita anche abusivamente. Questa non è Giustizia è lerciume.

E adesso “convertitevi!”

L’arrivo del Procuratore Gratteri e la collocazione di uomini in grado di sostenere un impatto così eclatante, in un Distretto molto difficile, ha destabilizzato quella parte di ceto sociale che ne guida(va) il potere, che spera in una sua imminente partenza per altre sedi. Un po’ come nel film “il giorno della civetta”, tutti d’accordo (mafiosi, politici, avvocati e uomini delle istituzioni) a far trasferire il Capotano Bellodi che aveva avuto il brutto vizio di indagare, nel lontano 1969, sugli appalti e gli intrecci con la politica in una Sicilia già devastata dalla mafia. La metastasi non può essere curata con l’antinfiammatorio, ha bisogno di cure adeguate e dirompenti, se necessario anche con interventi chirurgici mirati. Il chirurgo in questa caso è Gratteri ed il suo team. Mi viene in mente la famosa esclamazione di Papa Giovanni Paolo II che nel bellissimo scenario della Valle dei Templi di Agrigento, rivolgendosi ai mafiosi, urlò in modo perentorio: “CONVERTITEVI”. (l.g.)

© Riproduzione riservata.

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