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Politica calabrese al tempo del Covid: un maglione viola in…Feltri…to

di Alessandro Manfredi – New York Times e Vittorio Feltri. In Calabria sono i due temi maggiormente discussi e dibattuti dalla politica locale.

Da un lato il prestigio e l’orgoglio di vedere citata la gestione del Governatore Jole Santelli in merito all’emergenza Covid su uno dei quotidiani più importanti al mondo, dall’altro, l’orgoglio di un meridionalismo da tutelare ed onorare, difendendolo dagli attacchi beceri del direttore di Libero, Vittorio Feltri.

La Calabria ha limitato la diffusione del contagio, con ordinanze a volte maggiormente restrittive emanate dal Presidente della Giunta regionale e questo ha prodotto un dato oggettivo di bassa incidenza. Per fortuna, vien da dire, anche perché quando il contagio è avvenuto diventando focolaio, vedi Chiaravalle, Bocchigliero e Torano Castello, le vittime si sono purtroppo contate a decine. La sanità, però, fin qui, soprattutto grazie allo sforzo prodotto dal materiale umano, vale a dire l’intero personale medico, ha retto e si prepara con sufficiente fiducia ad affrontare la Fase 2 dal prossimo 4 maggio. Meriti della politica, onestamente, se ne vedono pochi, anche perché dove doveva contare ha messo in mostra qualche solita figuraccia nazionale. A bilanciare l’immagine della Calabria ci ha pensato l’ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, curando e guarendo due pazienti lombardi tanto da meritare collegamento in diretta su Rai 1.

Tuttavia, se le risposte non arrivano sull’organizzazione del sistema sanitario, dal quale la politica è tagliata fuori, ecco che parlamentari, esponenti regionali e locali alzano la voce contro il razzismo di Vittorio Feltri, reo di aver definito i meridionali esseri inferiori. Giusta la presa di posizione, perché c’è l’onore di tanti italiani del meridione onesti e capaci, non certo inferiori ad alcuno, da difendere e da rivendicare. In questi giorni, dopo settimane di silenzi, sono giunte in redazione decine e decine di note stampa, tutte per elogiare la Santelli, che ha lottato con grandi capacità contro il Covid, e per criticare Feltri. Ora, ribadendo che va tutto bene, perché è giusto così e non vi è nulla da contestare in merito, una domanda da giornalista che tenta di raccontare ai calabresi quanto sta avvenendo c’è da porsela, soprattutto rispetto alla crisi socio-economica in corso, considerando che l’emergenza sanitaria sia attualmente sotto controllo. Come mai per settimane abbiamo contattato molti esponenti della politica, nazionale e locale, che si sono negati al telefono, su Whatsapp, su Facebook, che quasi ci si chiedeva se stessero tutti bene. Alcuni non hanno dato segni di vita, ma all’improvviso, per elogiare la Santelli e criticare Feltri eccoli tutti fuori, come le lumache quando piove.

Sorge il dubbio che quando la politica venga interpellata a dare risposte sui problemi dei cittadini, sociali ed economici, che giorno dopo giorno divengono sempre più drammatici, sparisca senza un motivo valido. Non si parla con i giornalisti, guai. Nessuno spiega ai calabresi cosa si stia facendo a livello regionale e locale per i cittadini, per i loro reali e quotidiani problemi, e cosa si stia facendo per gli imprenditori calabresi, pochi ma buoni, gli unici che offrono le scarse possibilità di lavorare in questa regione. Giungono i primi licenziamenti, c’è l’incertezza totale sulla ripartenza e nessuno ha speso una parola per rivendicare i danni subiti dall’economia calabrese, già cadaverica, che in prospettiva si vede ancor più nella fossa.

Niente, nessuno sa niente. E’ come se l’unica economia alla quale sembra interessata la politica sia quella relativa alla sussistenza. Propria, visto che anche se silenti di fatti in queste settimane i politici ne hanno prodotti, tipo nominare componenti di strutture ed occuparsi delle loro faccende istituzionali, buone a portare ossigeno a quelli un poco più fortunati di altri. C’è però anche la sussistenza dei cittadini che non viene messa in secondo piano. Quella la si cura con i buoni spesa e qualche spesa solidale, buona per girare i quartieri ed incassare futuribili voti da tirar fuori all’occasione giusta. Di contro, nessuna azione politica degna di tale nome è orientata ai problemi seri, quasi ci fosse un’ammessa incompetenza nel gestire ciò che appare troppo grande per chi, spesso, si è occupato solo di raccogliere voti e di occupare poltrone, al massimo tappando qualche buca stradale e ripulendo qualche quartiere, esaltando poi le loro imprese attraverso una raffica di note stampa tali da riempire i giornali del loro fare e del loro essere tra la gente e con la gente.

A guardarsi indietro viene da sorridere ed alcuni fanno tenerezza per quanto dimostrano di essere fuori luogo in questo momento. Poi però, se c’è l’occasione giusta, tornano a farsi sentire ed allora ben vengano il New York Times e Vittorio Feltri. Tanto oramai solo pochi adepti e gli interessati fanno finta di non capire quello che sta accadendo. Il popolo calabrese, sempre più responsabile e maturo, che ancor prima del Covid ha disertato in massa le urne nell’ultimo decennio, ha oggi più che mai compreso quali danni enormi ha provocato l’incompetenza e la pochezza di decenni di politici calabresi, mai veramente innamorati della loro patria, spesso usata da inette sanguisuga. E se non piace tal metafora, ironizzandoci sopra per non apparire sconfortanti agli occhi di tantissimi che hanno fame di rinascita e la pretendono, possiamo paragonare la politica calabrese all’immagine offerta dal suo fare. Come fosse un bel maglione Jole (dal greco viola), morbido e delicato al tatto, di bell’aspetto e di color sgargiante, che ad indossarlo si genera invidia. Poi, però, la delusione: alla prima acqua si mostra come al solito in…Feltri…to e da buttare via.

Redazione Calabria 7

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