Calabria7

Precariato e Coronavirus: diritto al lavoro e reddito da quarantena

di Carmen Mirarchi – L’Italia ha scelto di combattere il Covid 19 seguendo la strada delle limitazioni delle libertà individuali. Con il nuovo decreto si concede la possibilità di prorogare la chiusura (anche totale) di trenta giorni. Le attività economiche vanno a picco, le città italiane sono vuote, le imprese si bloccano.

Nelle attività che il decreto ha lasciato aperte l’assenteismo cresce soprattutto per la paura del contagio. Si è fermato tutto quasi e gli unici a continuare a “rifornire lo stivale” sono gli autotrasportatori. Siamo tutti rinchiusi nelle nostre case: c’è chi lavora, chi scrive, chi vede un film, chi passa le ore guardando la tv, chi legge e soprattutto c’è chi cucina. A prima vista sembrerebbe quasi divertente. Ma per avere tutto ciò bisogna avere un buona copertura economica, ma quanti italiani la potranno avere per tutto il tempo del Covid 19. La risposta potrebbe essere: per un paio di mesi possiamo farcela, basta con questi allarmismi? Un paio di mesi sarà forse la durata della quarantena ma non sarà possibile da un giorno all’altro tornare alla vita di prima, il tenore di vita di tutti subirà certamente una grossa modifica, negativa s’intende ovviamente.

Per comprendere meglio questa situazione ed evitare ogni allarmismo esaminiamo cosa accade ai precari che da un momento all’altro sono rimasti privi di ogni sostentamento. Parliamo dei precari della scuola, della sanità, del turismo, dei servizi. Sono stati esclusi dal decreto i lavoratori saltuari. Il decreto non prevede nulla per coloro ai quali il contratto è scaduto da poco o per coloro i quali lo stesso non viene rinnovato date le difficoltà delle imprese. Un esempio molto semplice può essere quello dei lavoratori degli aeroporti, spesso assunti a tempo determinato, che di certo non vedranno rinnovi per un po’. “Il decreto dà sostegno a 14 milioni di lavoratori. Uno sforzo senza precedenti”, ha detto la ministra del lavoro Nunzia Catalfo. Ma gli occupati sono 23 milioni, sono almeno 9 milioni i lavoratori che potrebbero restare senza alcuna protezione. I precari sono certamente tra gli esclusi, saranno loro che pagheranno come sempre il prezzo più alto. Nessun reddito e nessun futuro, tanta incertezza perché questo sarà il futuro del mondo post Coronavirsus: nessuna certezza e precarietà per tutti. In Italia sono 3 milioni i precari e moltissimi sono under 45. Nel pentolone ci sono da aggiungere più di 5 milioni di partite iva intestate a persone fisiche soprattutto al nord. Diciamolo apertamente molte volte per lavorare sono si è costretti ad avere la partita iva non svolgendo sicuramente attività di tipo autonomo ma essendo di fatto subordinati.  Ci sono i precari della scuola, quelli della sanità, dei servizi pubblici, ci sono quelli della ristorazione, quelli della movida, del mondo della notte, delle consegne a domicilio, del teatro e dello spettacolo in generale. Si è spenta l’euforia della vita, dell’economia ed in tanti si sono ritrovati nel baratro della povertà. In questo momenti sarebbe il caso di ripensare il mondo del lavoro. Il lavoro precario se davvero deve esistere deve avere forme di tutela più forti. Non è tollerabile che da un momento all’altro in tanti si ritrovino senza occupazione e senza tutele. Questo virus ha messo in luce quella che è la reale ed insostenibile condizione dei lavoratori italiani. Alcune situazioni sono davvero imbarazzanti, può un professionista del settore cultura guadagnare 8 euro all’ora? Una vergogna sulla quale questa pandemia deve mettere i riflettori, per evitare che questa crisi aumenti le distanze sociali. Serve sicurezza del lavoro ed in questo momento forse servirebbe un “reddito da quarantena” per coloro che non hanno nessuna forma di tutela. Un reddito reale per tutti che deve arrivare presto, la condizione nella quale ci troviamo obbliga tutti a rivedere la propria vita, le proprie spese e le proprie necessità Lo Stato deve far capire che c’è, concretamente. Non servono conferenze stampa con domande pianificate. Servono i soldi sui conto corrente di ogni cittadino e di ogni impresa. Serve rimandare i pagamenti di ogni genere per coloro che non lavorano. Servono azioni concrete, non parole inutili.

Redazione Calabria 7

© Riproduzione riservata.

Articoli Correlati

Catanzaro, Celia: “Galleria Mancuso nel degrado assoluto”

manfredi

Cinquanta soci dell’ADER Calabria a Viadana

manfredi

Catanzaro, Riccio: “Perchè Abramo non ama più Lido?”

manfredi
Click to Hide Advanced Floating Content