Diamante sotto choc per il rogo che ha incenerito il Lido “Le Sirene”. Monta la protesta degli operatori turistici

Tutti pronti alla mobilitazione contro il racket delle estorsioni. Sulle indagini in corso non trapela nulla. Gli inquirenti sono abbottonatissimi

C’è dolore. Rabbia. Disperazione nel vedere il lavoro di una vita mandato in fumo dalle “mani malvagie” degli ambasciatori del crimine che agiscono, a volte impuniti, in ogni parte della Calabria. Gente senza scrupoli. “Primitivi” che sono entrati in azione nel comune di Diamante nella notte tra il 5 e 6 maggio scorso dando alle fiamme l’incantevole stabilimento balneare “Le Sirene”. Una struttura turistica di primo livello che è costata tanta fatica per realizzarla ad Ercole Guaglianone e a tutta la sua famiglia. Il fuoco ha divorato l’intera struttura che si trova nella frazione Cirella di Diamante.

Molto probabilmente il rogo è di natura dolosa. I motivi, per il momento, non si conoscono. Ma spesso ad armare i piromani di taniche di benzina sono richieste estorsive o parole di troppo dette in momenti di rabbia per difendere il proprio lavoro e la propria famiglia. I carabinieri della stazione di Diamante e della Compagnia di Scalea stanno indagando per mettere le mani su mandanti ed esecutori materiali di questo “sfregio “ che rischia di ridurre in miseria un’intera famiglia di lavoratori. Stamane l’ho sentito telefonicamente al titolare del Lido “Le Sirene”. Prima di mettermi in contatto con lui ho parlato con il comandante della stazione di Diamante che è stato tra i primi ad accorrere sul luogo dell’intimidazione incendiaria.

Molto probabilmente il rogo è di natura dolosa. I motivi, per il momento, non si conoscono. Ma spesso ad armare i piromani di taniche di benzina sono richieste estorsive o parole di troppo dette in momenti di rabbia per difendere il proprio lavoro e la propria famiglia. I carabinieri della stazione di Diamante e della Compagnia di Scalea stanno indagando per mettere le mani su mandanti ed esecutori materiali di questo “sfregio “ che rischia di ridurre in miseria un’intera famiglia di lavoratori. Stamane l’ho sentito telefonicamente al titolare del Lido “Le Sirene”. Prima di mettermi in contatto con lui ho parlato con il comandante della stazione di Diamante che è stato tra i primi ad accorrere sul luogo dell’intimidazione incendiaria.

Massimo riserbo sulle indagini

Sulle indagini in corso non trapela nulla. Gli inquirenti sono abbottonatissimi. Indagini di questo genere non sono facili. Nonostante ciò i carabinieri sperano di fare piena luce su un fatto di cronaca che rischia di gettare nella paura tutti gli operatori turistici del litorale cosentino. “Colpirne uno per educarne cento, mille, diecimila”. Potrebbe essere questa la chiave di lettura di questo episodio che, molto probabilmente, vede in azione “i manovratori” del lucroso mercato illegale delle estorsioni. La Calabria della politica, gli imprenditori turistici liberi , i sindacati dei balneari devono stringersi alla famiglia Guaglianone per aiutarla concretamente a ripartire specie se ci troviamo difronte ad una richiesta estorsiva o a una minaccia di stampo mafioso. L’imprenditore Ercole Guaglianone ha bisogno di un aiuto economico concreto. Non delle solite parole di circostanza. Il mio incinto è quello di chiamare alla mobilitazione l’intero comparto turistico calabrese che deve scendere in piazza a Diamante per gridare il proprio “no” all’arroganza mafiosa. Si spera che il sindaco di Diamante faccia la sua parte nella difficile lotta alla criminalità organizzata.

Raccolta fondi

In attesa di sviluppi l’imprenditore turistico Ercole Guaglianone è deciso a riaprire la sua attività. “Monterò sicuramente – ha sottolineato – gli ombrelloni sulla spiaggia e aprirò un piccolo chiosco. La mia struttura era troppo grande. Quest’anno farò quello che è possibile. Ringrazio tutti coloro che mi stanno dando una mano in questo momento di grande difficoltà.” In queste ore drammatiche per la famiglia Guaglianone è stata avviata una raccolta fondi da destinare alla ricostruzione della struttura mandata in fumo. Signor sindaco di Diamante facciamo sentire la voce della Calabria pulita. Della Calabria onesta e della Calabria che lavora. Ci vuole una piazza che gridi il suo “no” convinto alla ndrangheta e al racket delle estorsioni.

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