Non estorse danaro per conto della cosca Pardea-Ranisi nel Vibonese, assolto in appello Carchedi

Accolta la richiesta della difesa. La Corte di appello di Catanzaro ha ribaltato in assoluzione il verdetto emesso dal gup
assolto furto

Assolto per non aver commesso il fatto dal reato di tentata estorsione aggravata dalle modalità mafiose. La Corte di appello di Catanzaro, presidente Alessandro Bravin, a latere Maria Rosaria di Girolamo, Assunta Maiore ha ribaltato in assoluzione il verdetto di condanna a 5 anni e 6mila euro di multa emesso dal gip distrettuale il 30 novembre 2023 nei confronti di Michele Pugliese Carchedi, giudicato con rito abbreviato, scagionato dalle accuse come richiesto dagli avvocati difensori Salvatore Staiano, Raffaele Manduca e Alice Piperissa.

I giudici di secondo grado hanno inoltre dichiarando per Carchedi la perdita di efficacia della misura cautelare applicata, ordinandone l’immediata rimessione in libertà se non detenuto per altra causa. Crolla il castello accusatorio secondo cui l’imputato in concorso con Domenico Macrì, Andrea Ruffa, Michele Manco e Domenico Serra, rispetto ai quali è in corso il processo dibattimentale, avrebbe tentato di estorcere danaro in favore della ‘ndrina Pardea-Ranisi, al referente di fatto di una ditta, minacciandolo che se non avesse consegnato loro una somma quale quota parte del provento derivante dall’esecuzione dell’appalto di gestione dei rifiuti per conto del Comune di Vibo, avrebbe sparato a lui e alla sua famiglia, lo avrebbero fatto a pezzi “morsi, morsi”. “Obettivo non andato a buon fine per cause indipendenti dalla loro volontà, in particolare per il fermo rifiuto della vittima”. 

I giudici di secondo grado hanno inoltre dichiarando per Carchedi la perdita di efficacia della misura cautelare applicata, ordinandone l’immediata rimessione in libertà se non detenuto per altra causa. Crolla il castello accusatorio secondo cui l’imputato in concorso con Domenico Macrì, Andrea Ruffa, Michele Manco e Domenico Serra, rispetto ai quali è in corso il processo dibattimentale, avrebbe tentato di estorcere danaro in favore della ‘ndrina Pardea-Ranisi, al referente di fatto di una ditta, minacciandolo che se non avesse consegnato loro una somma quale quota parte del provento derivante dall’esecuzione dell’appalto di gestione dei rifiuti per conto del Comune di Vibo, avrebbe sparato a lui e alla sua famiglia, lo avrebbero fatto a pezzi “morsi, morsi”. “Obettivo non andato a buon fine per cause indipendenti dalla loro volontà, in particolare per il fermo rifiuto della vittima”. 

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