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Droga da Crotone alle Eolie, chiesti 2 secoli di carcere (Nomi)

tonno rosso

di Gabriella Passariello

Diciotto richieste di condanne e una richiesta di assoluzione. Il pubblico ministero della Dda di Catanzaro Domenico Guarascio ha invocato davanti al gip distrettuale Paola Ciriaco pene comprese tra i due anni e sei mesi e i 16 anni di reclusione per un totale di circa 2 secoli di carcere per 18 dei 19 imputati, giudicati con rito abbreviato coinvolti nell’inchiesta Fructorum.

Le richieste di condanna. Il magistrato ha chiesto per Mario Cimino 8 anni; Francesco Crugliano 8 anni; Antonio De Biase 14 anni; Giuseppe Feroleto 11 anni e 2 mesi si reclusione; Antonio Gaetano13 anni e 2 mesi; Ferdinando La Forgia12 anni; Alexandro Laratta 2 anni e sei mesi di reclusione; Pantaleone Laratta 16 anni; Ferdinando Marchio12 anni e due mesi; Gaetano Manica 11 anni e due mesi di reclusione; Fabio Marino13 anni e due mesi di reclusione; Luigi Marino11 anni e due mesi di reclusione, Pasquale Marino 8 anni id carcere; Antonio Martino 11 anni e due mesi di reclusione; Francesco Martino 13 anni e due mesi; Giancarlo Perri 9 anni e due mesi; Francesco Ruggiero, 12 anni e due mesi di carcere; Pasquale Torromino 13 anni e due mesi di carcere.

La richiesta di assoluzione.Il pubblico ministero in aula ha chiesto invece per Massimiliano Marino l’assoluzione per non aver commesso il fatto. Gli imputati rispondono a vario titolo di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti del tipo marijuana, cocaina ed eroina, detenzione illegale di munizioni e ricettazione di un giubbotto antiproiettile provento di furto a un istituto di vigilanza di Corigliano Calabro. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 27 maggio, giorno in cui avranno inizio le arringhe difensive dei legali Aldo Truncè, Mario Nigro, Roberto Coscia, Sergio Rotundo e Fabrizio Salviati.

L’inchiesta. L’indagine, convenzionalmente denominata “Fructorum”, perché alcuni associati, venditori e ambulanti, erano soliti chiamare lo stupefacente con nomi di frutti o ortaggi, è scattata all’alba del 15 maggio 2018 con l’esecuzione di 21 misure cautelari emesse dal gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Dda. L’attività investigativa ha consentito di accertare come la struttura organizzativa del sodalizio, operava nel territorio di Crotone e si approvvigionava utilizzando canali del Reggino, in particolare a Cinquefrondi nella Piana di Gioia Tauro e di Catanzaro Lido, con un capillare controllo del territorio di riferimento, la piazza crotonese, visto che in una sola serata l’organizzazione era capace di smerciare fino a 20 chili di stupefacente, servendosi, inoltre di staffette in auto o in moto per assicurare la “sicurezza” dei trasporti illeciti evitando i controlli delle Forze dell’ordine. Un gruppo criminale che sarebbe riuscito a comunicare anche dal carcere, servendosi anche delle donne per portare avanti i loro affari. Il sodalizio, sarebbe andato ben oltre i confini regionali, secondo le ipotesi accusatorie,  arrivando a esportare la droga anche in Sicilia, in particolare nell’arcipelago delle Eolie, curando i trasporti fin nei minimi dettagli, tant’è che durante i viaggi, per paura di essere intercettati, gli esponenti del gruppo criminale riuscivano a restare in silenzio anche per due ore.

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